19 Ottobre 2026
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Caro carburanti, la protesta travolge i panificatori nel Cosentino: forni chiusi e serrata prolungata fino a domani

L'aumento dei costi di produzione e del gasolio spinge i panificatori artigianali a unirsi ai presìdi degli autotrasportatori. Tra rincari di farina ed energia e le pressioni della grande distribuzione, il prezzo del pane rischia di schizzare verso i 4 euro al chilo

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Dalla logistica alla tavola, la morsa del carovita e del caro carburanti paralizza la filiera alimentare nel Mezzogiorno. Nell’Alto Ionio cosentino la protesta dei trasportatori incassa l’adesione dei panificatori artigianali, pronti a spegnere i forni e scendere in strada al fianco di camionisti e agricoltori. La mobilitazione, iniziata il 16 ottobre in coincidenza con la Giornata mondiale del pane, è stata ufficialmente prorogata fino a martedì 20 ottobre. A fotografare l’escalation della protesta è un’inchiesta firmata dal giornalista Carlo Vulpio per il Corriere della Sera, che documenta il presidio di 31 piccoli produttori della provincia di Cosenza lungo la statale 106, nella piana di Sibari. Le imprese denunciano una fiammata generalizzata dei costi di gestione che minaccia di spazzare via il tessuto della micro-impresa locale.

Farina, energia e resi della grande distribuzione: i conti in rosso dei panifici

A stretta di mano con i rincari del gasolio per i trasporti ci sono le impennate delle materie prime e dell’energia. Giuseppe Monti, titolare di due impianti a Villapiana e Cerchiara di Calabria, ha spiegato al Corriere della Sera che dal primo novembre potrebbe essere costretto a ritoccare all’insù il listino, portando il pane da 3 a 3,80 euro al chilo. Dalla metà di settembre la farina ha registrato un balzo di 10 euro al quintale tocco quota 60 euro, al quale si sommano le stangate su gas e imballaggi. Oltre all’emergenza energetica, gli artigiani mettono sotto accusa le prassi commerciali della grande distribuzione organizzata, a partire dal meccanismo del reso del pane invenduto. La restituzione dei prodotti non commercializzati scarica interamente il rischio d’impresa sui piccoli laboratori, penalizzando le lavorazioni tradizionali a lunga lievitazione. Per garantire la continuità aziendale e il ricambio generazionale, il settore sollecita interventi urgenti e sgravi contributivi sulle nuove assunzioni.

L’allarme di Assipan-Confcommercio e la reazione a catena nel Mezzogiorno

Le rivendicazioni calabresi trovano sponda nei dati diffusi su scala nazionale da Assipan-Confcommercio. Il comparto della panificazione conta in Italia 20.720 imprese attive per un giro d’affari complessivo di circa 8,4 miliardi di euro. Il presidente nazionale di Assipan, Antonio Tassone, ha richiamato le istituzioni alla tutela del settore, evidenziando la difficoltà degli operatori nel riassorbire i costi senza scaricarli in modo insostenibile sulle famiglie. L’alleanza tra panificatori, agricoltori e autotrasportatori lungo le arterie viarie della Calabria e della Basilicata dimostra l’effetto contagio del caro carburanti, capace di unire comparti produttivi differenti e di mettere a rischio la calmierazione dei prezzi per i beni di prima necessità.

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