Non è solo una crepa nella roccia. È una ferita aperta nel cuore di Catanzaro, visibile, concreta, difficile da ignorare. Nel quartiere Santa Maria del Mezzogiorno-Pianicello, sopra via Carlo V, quello che inizialmente sembrava un effetto collaterale della demolizione di un edificio pericolante si è trasformato in qualcosa di molto più serio. Dal 25 febbraio, giorno in cui l’immobile è stato abbattuto, è emerso uno squarcio netto, profondo circa trenta metri. Una parete rocciosa che oggi appare instabile, segnata, vulnerabile, e che incombe sulla strada e sulle abitazioni come una minaccia silenziosa.
La perizia che gela il quartiere
A trasformare la preoccupazione in allarme è la consulenza tecnica del geologo Fortunato Saccà, voluta dal Comitato di quartiere. Il linguaggio è tecnico, ma il messaggio è chiarissimo. La parete si presenta “intensamente fratturata”, con muri sospesi nel vuoto e una struttura ormai compromessa. E c’è una frase che più di tutte racconta il clima che si respira tra i residenti: “Lo stato di pericolo imminente è avvertito anche dalle persone che non sono esperte”. Non è più solo una questione per tecnici. È una paura condivisa, quotidiana, che entra nelle case e nelle conversazioni di chi vive lì.
Il rischio che non si vede: sopra e sotto la frana
Il punto più delicato non è soltanto la strada sottostante. Anzi, il vero nodo è più in alto. Le abitazioni del Pianicello, che poggiano sopra il fronte franoso, sono esposte a un rischio che potrebbe estendersi improvvisamente. Le reti installate lungo la scarpata possono forse contenere piccoli distacchi verso valle, ma non proteggono chi vive sopra. E poi c’è un altro elemento, ancora più inquietante perché invisibile: una galleria sotterranea di cui non si conoscono né estensione né condizioni. Una variabile che rende il quadro ancora più incerto e che impone verifiche immediate.
Acqua, fratture e terremoti: una miscela pericolosa
La roccia non è compatta, non è stabile, non è ferma. È un sistema che si sta degradando. La natura arenacea e porosa del materiale, già compromessa, viene ulteriormente indebolita dalle infiltrazioni di acqua piovana, che penetrano nelle fessure e allargano le fratture. A questo si aggiunge una variabile che in Calabria non può mai essere esclusa: i movimenti sismici. Anche eventi di lieve entità potrebbero attivare fenomeni franosi sismo-indotti, con conseguenze potenzialmente gravi sia per la strada che per le abitazioni.
Il Comitato alza il livello: “Serve lo Stato”
Di fronte a questo scenario, il Comitato di quartiere ha deciso di non limitarsi alla denuncia. Durante la conferenza stampa a Palazzo De Nobili, il presidente Gaetano De Vita ed Eugenio Occhini hanno messo nero su bianco una richiesta chiara: intervenire subito.
Il punto è politico prima ancora che tecnico. L’intervento necessario è complesso e costoso, e secondo il Comitato non è alla portata del solo Comune. “Ci è stato assicurato che sarebbe stata nominata una commissione tecnica – spiegano – ma non sappiamo se sia stato fatto. Di certo sappiamo che l’entità economica dell’intervento è importante ed esorbita le possibilità comunali”.
Tra attesa e paura: il tempo può fare la differenza
Nel quartiere, intanto, il tempo scorre in modo diverso. Più lento, più pesante. Ogni giorno che passa senza un intervento concreto alimenta una sensazione precisa: quella di trovarsi davanti a un rischio che potrebbe trasformarsi, da un momento all’altro, in emergenza reale. Non è solo una questione di geologia. È una questione di sicurezza pubblica, di tutela delle abitazioni, di futuro di un pezzo importante della città. E mentre le istituzioni sono chiamate a dare risposte, tra le case affacciate sulla rupe resta una sola certezza:
la paura non è più un’ipotesi. È già qui.









