Sedie rovesciate, palloncini strappati, il senso di una memoria calpestata. È lo spettacolo che si è presentato questa mattina in piazza a Vibo Valentia, dove nella giornata di ieri era stata allestita un’installazione in occasione della XXXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Su quelle sedie c’era un nome. Ogni sedia rappresentava una vita spezzata, una storia interrotta dalla violenza mafiosa. I palloncini bianchi, simbolo di purezza e di assenza, accompagnavano un’installazione pensata per fermare i passanti, per costringerli a riflettere. A ricordare che la ’ndrangheta non è un fenomeno lontano, ma una ferita aperta nel tessuto stesso di questo territorio.
Nella notte tra sabato e domenica, qualcuno ha pensato bene di rovinare tutto
A denunciare l’accaduto è stato l’assessore comunale Stefano Soriano, con un post amaro sui social: “Stamattina la gente civile che popola la nostra città al sabato notte ha pensato bene di rovinare tutto, non comprendendo neanche che su quelle sedie c’era un nome che corrisponde ad una vita spezzata”. Parole che trasudano frustrazione e che si chiudono con una resa che suona come un atto d’accusa: “Alcune volte perdo davvero la fiducia in questa città”.

E’ difficile dargli torto
Perché non si tratta di un semplice atto vandalico. Non è una panchina rotta o un cestino ribaltato. Qui si è messo le mani su un luogo di memoria. Si è profanato il ricordo di chi non c’è più per mano della criminalità organizzata, proprio nel giorno in cui l’Italia intera si ferma per dire che quelle vite contano, che quei nomi non saranno dimenticati.
Il tema “Fame di verità e giustizia”, scelto quest’anno per la Giornata nazionale, suona oggi ancora più urgente per Vibo Valentia. Una città che ha fame di civiltà, prima ancora che di giustizia. Una città in cui rigenerare i legami — come recita lo slogan della manifestazione — significa anche fare i conti con chi quei legami li spezza per noia, per ignoranza, per quella sottocultura dell’indifferenza che è il miglior concime su cui la mafia prospera.
Chi ha compiuto quel gesto probabilmente non sa nulla dei nomi scritti su quelle sedie. Non conosce le storie, non ha mai guardato negli occhi un familiare di una vittima innocente. Ma è proprio questa inconsapevolezza il problema più grande. Più grande del gesto stesso. Vibo Valentia merita di più. Lo meritano i suoi cittadini onesti, le associazioni che ogni giorno lavorano per tenere viva la memoria, i ragazzi delle scuole che ieri hanno partecipato alle iniziative. Lo meritano, soprattutto, le vittime il cui nome era scritto su quelle sedie.









