Un filo invisibile e doloroso continua a legare la Calabria ai ragazzi in fuga. Mentre l’Italia intera ritrova il ritmo dei propri spostamenti interni e sembra frenare la grande fuga verso l’estero, nella terra di Pitagora si consuma una emorragia silenziosa di futuro.
I numeri dell’ultimo report Istat sulle migrazioni raccontano una storia che a queste latitudini si conosce fin troppo bene, fatta di stazioni desolate, valigie cariche di speranza e borghi che che si stanno spegnendo.
Il dramma di Crotone e il primato amaro della Calabria
In questo contesto demografico, la terra calabrese conquista un primato triste e solitario, confermandosi la regione del Mezzogiorno con il tasso di emigratorietà più alto verso le regioni del Centro-Nord.
Quasi otto cittadini ogni mille residenti hanno scelto di abbandonare la propria terra nel solo 2025, spingendo il tasso migratorio netto regionale a un impressionante -3,8 per mille.
Ma è volgendo lo sguardo verso la costa ionica che il dato si fa ancora più drammatico: la provincia di Crotone si attesta come la maglia nera d’Italia, registrando un tasso di emigratorietà record pari al 9,5 per mille.
È il Crotonese il cuore pulsante di questo sofferto addio, una comunità che vede sfuggire le sue energie migliori verso la Lombardia o la pianura emiliana in cerca di lavoro e risposte che la propria terra difficilmente offre in stile di vita, ambizioni e servizi.
Questa perdita prosciuga proprio quell’anima che costituisce l’essenza stessa della calabresità.
Tra il 2019 e il 2025, l’intero Mezzogiorno ha visto volatilizzarsi ben 150mila giovani laureati sotto i 35 anni, di cui oltre 122mila si sono trasferiti stabilmente al Nord. Una vera e propria diaspora di talenti che impoverisce il tessuto sociale locale, lasciando indietro una regione sempre più anziana.
Un’Italia in movimento tra la spinta del Nord e il freno degli espatri
Allargando la visuale oltre i confini regionali, lo scenario descritto dall’Istat mostra un Paese che ha ricominciato a muoversi con vivacità, superando il milione e 455mila trasferimenti interni di residenza.
Questa ripresa degli spostamenti interni ha interessato sia i cittadini italiani che gli stranieri residenti, con questi ultimi protagonisti di un’accelerazione particolarmente accentuata. Parallelamente — sempre secondo i dati Istat — si registra un’inattesa frenata degli espatri verso l’estero, che si riducono di quasi un quarto attestandosi a 109mila uscite per i cittadini italiani.
A mantenere ampiamente positivo il saldo con l’estero è soprattutto l’apporto della popolazione straniera, i cui ingressi si mantengono solidi sopra la soglia delle 380mila unità.
La geografia della mobilità interna, però, continua a raccontare di un’Italia profondamente spaccata a metà. Mentre le regioni settentrionali agiscono da attrattori — con l’Emilia-Romagna in testa e la provincia di Pavia che tocca un tasso d’attrazione del 5,3 per mille — il Mezzogiorno chiude il bilancio annuale con una perdita netta di 45mila residenti, confermando come la rotta da Sud a Nord continui a essere la via dei destini italiani.












