4 Agosto 2026
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Con la valigia di cartone in mano, Crotone e la Calabria al centro del dramma dello spopolamento italiano

L'ultimo report istat fotografa un Paese in continuo movimento, ma lungo le coste joniche la fuga dei giovani resta una ferita aperta che le statistiche nazionali non riescono a ricucire

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Un filo invisibile e doloroso continua a legare la Calabria ai ragazzi in fuga. Mentre l’Italia intera ritrova il ritmo dei propri spostamenti interni e sembra frenare la grande fuga verso l’estero, nella terra di Pitagora si consuma una emorragia silenziosa di futuro.
I numeri dell’ultimo report Istat sulle migrazioni raccontano una storia che a queste latitudini si conosce fin troppo bene, fatta di stazioni desolate, valigie cariche di speranza e borghi che che si stanno spegnendo.

Il dramma di Crotone e il primato amaro della Calabria

In questo contesto demografico, la terra calabrese conquista un primato triste e solitario, confermandosi la regione del Mezzogiorno con il tasso di emigratorietà più alto verso le regioni del Centro-Nord.
Quasi otto cittadini ogni mille residenti hanno scelto di abbandonare la propria terra nel solo 2025, spingendo il tasso migratorio netto regionale a un impressionante -3,8 per mille.
Ma è volgendo lo sguardo verso la costa ionica che il dato si fa ancora più drammatico: la provincia di Crotone si attesta come la maglia nera d’Italia, registrando un tasso di emigratorietà record pari al 9,5 per mille.
È il Crotonese il cuore pulsante di questo sofferto addio, una comunità che vede sfuggire le sue energie migliori verso la Lombardia o la pianura emiliana in cerca di lavoro e risposte che la propria terra difficilmente offre in stile di vita, ambizioni e servizi.
Questa perdita prosciuga proprio quell’anima che costituisce l’essenza stessa della calabresità.
Tra il 2019 e il 2025, l’intero Mezzogiorno ha visto volatilizzarsi ben 150mila giovani laureati sotto i 35 anni, di cui oltre 122mila si sono trasferiti stabilmente al Nord. Una vera e propria diaspora di talenti che impoverisce il tessuto sociale locale, lasciando indietro una regione sempre più anziana.

Un’Italia in movimento tra la spinta del Nord e il freno degli espatri

Allargando la visuale oltre i confini regionali, lo scenario descritto dall’Istat mostra un Paese che ha ricominciato a muoversi con vivacità, superando il milione e 455mila trasferimenti interni di residenza.
Questa ripresa degli spostamenti interni ha interessato sia i cittadini italiani che gli stranieri residenti, con questi ultimi protagonisti di un’accelerazione particolarmente accentuata. Parallelamente — sempre secondo i dati Istat — si registra un’inattesa frenata degli espatri verso l’estero, che si riducono di quasi un quarto attestandosi a 109mila uscite per i cittadini italiani.
A mantenere ampiamente positivo il saldo con l’estero è soprattutto l’apporto della popolazione straniera, i cui ingressi si mantengono solidi sopra la soglia delle 380mila unità.
La geografia della mobilità interna, però, continua a raccontare di un’Italia profondamente spaccata a metà. Mentre le regioni settentrionali agiscono da attrattori — con l’Emilia-Romagna in testa e la provincia di Pavia che tocca un tasso d’attrazione del 5,3 per mille — il Mezzogiorno chiude il bilancio annuale con una perdita netta di 45mila residenti, confermando come la rotta da Sud a Nord continui a essere la via dei destini italiani.

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