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30 Marzo 2026
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Calabria
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Container con armi da guerra verso Israele, esplode il caso Gioia Tauro: scatta la protesta

Assemblea pubblica al porto calabrese, "19 cassoni fermati e silenzio delle autorità". Bds e movimenti chiedono sequestro immediato per rispettare la Legge 185/90

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La scorsa notte è arrivata nel porto di Gioia Tauro la nave “America” sulla quale, secondo associazioni e movimenti di protesta, potrebbero essere caricati i primi container sospetti destinati a Israele. Ieri ha attraccato anche la “Danit” che, secondo le stesse fonti, potrebbe trasportare ulteriori otto container già segnalati all’Agenzia delle Dogane e diretti sempre nel porto israeliano di Ashdod.
Sul ruolo di Gioia Tauro come potenziale snodo per i traffici legati alla guerra mantengono accesi i riflettori Bds Calabria, Coordinamento Calabria per la Palestina e Global Movement to Gaza Calabria.

Navi sospette e allarme al porto di Gioia Tauro

Grazie alla mobilitazione e alle pressioni esercitate, otto container trasbordati dalle navi “Marie Leslie” e “Siena” sono stati bloccati dalla Dogana e dalla Guardia di Finanza per essere sottoposti a ispezione. Nei giorni scorsi un’analoga operazione ha riguardato altri undici container nel porto di Cagliari, trasportati dalla “Vega”.
A oltre dieci giorni dal fermo però, nonostante le prese di posizione di associazioni, comitati, sindacati, forze politiche e la presentazione di interrogazioni parlamentari, non è stata ancora fornita alcuna comunicazione ufficiale sugli esiti e sulle tempistiche delle verifiche. Nel frattempo sarebbe in movimento altro materiale sospetto.

Assemblea pubblica e presidio al gate del Porto

I movimenti annunciano un’assemblea pubblica per mercoledì alle 17 presso l’ostello solidale Dambe So di San Ferdinando e, a seguire, un’iniziativa di sensibilizzazione al gate principale del porto di Gioia.
“Pretendiamo trasparenza, risposte chiare e l’adozione di tutti i provvedimenti necessari, a partire dal sequestro dei container, qualora venisse accertata la violazione della legge 185/90, che vieta il transito e l’esportazione di materiali d’armamento verso paesi coinvolti in conflitti armati e responsabili di violazioni dei diritti umani”, scrivono i movimenti che segnalano anche difficoltà nel tracciamento dei container.

Grimaldi (Avs): “Diciannove container fermati, destinazione militare svelata”

“Dogana e Guardia di Finanza hanno fermato, su segnalazione di BDS, a Gioia Tauro e a Cagliari 19 container diretti in Israele che si trovavano su 3 navi della compagnia MSC”, dichiara Marco Grimaldi di Avs.
“Il fondato sospetto – aggiunge – è che il vero destinatario non sia la Banyan Group International (che compare nelle polizze di carico, e che è evidentemente solo un’intermediaria), bensì lo stabilimento di produzione di armi di IMI Systems (Elbit Systems Land) a Ramat Hasharon”.
Grimaldi prosegue: “Imi è il principale produttore di munizioni israeliano e la sua produzione è esclusivamente militare. Banyan Group è solo una società di approvvigionamento e sviluppo commerciale senza capacità di ricevere, immagazzinare o lavorare acciaio”.
“Ecco perché è importante procedere al sequestro e all’apertura di un procedimento giudiziario e scongiurare che i container fermati a Gioia Tauro vengano reimbarcati sulla nave America in arrivo al porto”.

Legge 185/90 Violata? La Richiesta di Chiarezza dall’Italia

“I continui transiti di componenti belliche attraverso i porti italiani sono in contrasto con la legge 185/90, in base alla quale il materiale di armamento può lasciare il porto solo se dotato dell’apposita autorizzazione Uama”, sottolinea il vicecapogruppo dei deputati rossoverde.
“L’Italia ha sospeso le licenze di esportazione di armi verso Israele dall’ottobre 2024 ai sensi di quella legge. Consentire il transito di acciaio destinato a scopi militari attraverso il territorio italiano contraddice direttamente tale sospensione”.
“Vogliamo che sia fatta chiarezza sulla destinazione di quel carico”, conclude Grimaldi.
I movimenti e le forze politiche chiedono ora risposte immediate: sequestro dei container, trasparenza totale e rispetto rigoroso della normativa italiana che vieta ogni forma di supporto indiretto a conflitti armati. Il caso Gioia Tauro resta aperto e sotto i riflettori di tutta la Calabria.

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