× Sponsor
5 Aprile 2026
5.1 C
Calabria
spot_img

“Difenderemo i cittadini e l’economia sana”: ecco chi è il colonnello Parillo, nuovo comandante dei carabinieri di Vibo

Dal mare sporco di Pizzo alle nuove sfide: turismo, ambiente, movida e infiltrazioni mafiose al centro dell’agenda dell'ufficiale cresciuto nel Ros che mette nel mirino arroganza criminale e zona grigia

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

Ha scelto di presentarsi non dietro una scrivania, ma in spiaggia, a Pizzo, nei panni di un turista qualsiasi, quasi un infiltrato nella nuova realtà poche ore dopo l’insediamento ufficiale. È lì che il nuovo comandante provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia, il colonnello Antonio Parillo, ha avuto il suo primo impatto con la terra che guiderà: un mare «un po’ sporchino» e il racconto schietto di un bagnante campano sui pregi e difetti del Vibonese. Una scena apparentemente banale che in realtà dice molto del personaggio: ufficiale cresciuto nel ROS, abituato ad analizzare i dettagli prima di agire, Parillo parte dall’osservazione concreta per impostare la sua missione.

Oggi, davanti ai giornalisti, ha fatto capire che il suo non sarà un comando di facciata. Ha parlato di turismo e legalità economica, di ambiente e movida, di ’ndrangheta che si fa sistema e di massoneria deviata. Ha rivendicato il ruolo dei Carabinieri come «difensori dei deboli», con un approccio che unisce rigore e prossimità al cittadino. Al suo fianco il capitano Manuel Grasso, giovane ufficiale con solide credenziali accademiche e operative, e il tenente colonnello Simone Puglisi, che ha garantito la continuità durante l’estate.

Turismo e legalità economica

Non è un dettaglio da poco che il nuovo comandante provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia abbia scelto di partire da un episodio apparentemente marginale: il mare sporco di Pizzo. Dietro quell’immagine c’è un ragionamento che riguarda l’intero tessuto economico del territorio. «Vibo vive di turismo, forse più di quanto non si sappia – ha detto Parillo –. Ma per valorizzarlo davvero occorre capire chi sono i veri attori economici. Non sfugge a nessuno che qui convivano due mondi: da un lato l’imprenditore onesto, dall’altro l’imprenditore ’ndranghetista. Il nostro compito è separare questi mondi e restituire spazi di economia sana alla collettività».

Il turismo, insomma, non è solo un tema di marketing territoriale ma di legalità economica. Perché la capacità attrattiva della costa tirrenica calabrese, da Tropea a Pizzo, può essere compromessa da abusi edilizi, gestione criminale dei servizi o anche solo da un mare non pulito. «Se il turista – ha spiegato – trova una spiaggia sporca, se percepisce incuria e arroganza, la sua esperienza è compromessa. E dietro quell’abuso c’è sempre la stessa logica: lo faccio perché ho la forza che tu non hai. È lì che dobbiamo intervenire». Parole che riecheggiano molte inchieste degli ultimi anni, da Costa Pulita a Rinascita-Scott, dove l’intreccio tra criminalità, politica e gestione dei servizi pubblici è emerso in tutta la sua forza. E parole che rimandano a una linea chiara: il turismo non si difende solo con le brochure patinate, ma con la legalità quotidiana.

Ambiente e movida

Tra le prime domande rivolte al colonnello c’è stata quella sull’ambiente e sulla cosiddetta “movida vibonese”. Temi diversi, ma accomunati dalla necessità di regole e di equilibrio. Sull’ambiente, Parillo non ha avuto esitazioni: «Il bene paesaggistico non è un optional. Oggi ha perfino rilevanza costituzionale. Ma dove manca la cultura della legalità, l’ambiente viene sacrificato. È lì che prospera l’abuso, figlio dell’arroganza culturale prima ancora che criminale». La risposta del nuovo comandante tocca corde profonde: in Calabria, e nel Vibonese in particolare, l’ambiente è spesso stato la prima vittima di un’idea distorta di sviluppo, tra sversamenti a mare, cementificazione selvaggia e incuria. La strategia che Parillo immagina è chiara: «Non bastano i blitz o le denunce. Serve una rete istituzionale, una strategia comune tra Prefettura, Procura e Carabinieri Forestali. Solo così possiamo affrontare un problema che non è solo penale ma culturale».

Sul fronte movida, invece, il comandante ha usato toni più misurati, quasi pedagogici: «Non intendo sottovalutare il fenomeno, ma non lo voglio neppure trasformare in allarme sociale. Vibo è un polo attrattivo per i giovani di tutta la provincia, e questo è un bene. La movida porta vitalità, ma va gestita con regole e controlli, senza demonizzazioni». Un approccio che mette in guardia da due opposti rischi: da un lato la sottovalutazione, dall’altro la criminalizzazione dei giovani. La sfida sarà trovare un equilibrio che garantisca sicurezza senza soffocare la vita sociale.

La ’ndrangheta che si fa sistema

Quando si passa al tema della ’ndrangheta, il colonnello cambia tono: meno pedagogico, più tagliente. «La ’ndrangheta – ha detto – non è solo estorsioni o narcotraffico. È una matrice sociale che prospera quando trova spazi vuoti. Oggi cerca di presentarsi come parte della società civile, di infiltrare i salotti buoni. È lì che si compie il salto di qualità». È il punto cruciale: le cosche non si limitano più a governare il territorio con la violenza, ma aspirano a legittimarsi nelle professioni, nell’economia, nella politica. Parillo lo chiama «salto di qualità» e lo descrive con la lucidità di chi questo fenomeno l’ha studiato e contrastato per anni al Ros. Ed è qui che torna la parola «massoneria deviata», cavallo di battaglia di molte inchieste calabresi: «È una semplificazione giornalistica – l’ha definita – ma il concetto è chiaro: la cosca che vuole prosperare ha bisogno di professionalità, relazioni, legittimazione. Non si limita più a riempire la “bacinella” con le estorsioni, ma diventa una vera e propria impresa criminale». Il messaggio è netto: chi cerca scorciatoie nelle relazioni opache, chi usa le logge come camere di compensazione di affari e favori, rischia di offrire un alibi alla criminalità organizzata. E la partita si gioca tutta qui, nella capacità di distinguere e isolare la zona grigia.

Una squadra nuova

Al fianco del colonnello Parillo ci sarà una squadra rinnovata. Primo fra tutti il capitano Manuel Grasso, 34 anni, siciliano, curriculum accademico di prim’ordine: laurea in Giurisprudenza, due master di II livello (uno in Intelligence all’Università della Calabria, l’altro in Analisi e contrasto della criminalità organizzata all’Università di Pisa). Ha già conosciuto la Calabria, tra il 2017 e il 2019, da comandante a Taurianova. «Per me è un ritorno – ha detto –. Qui ho imparato ad amare questa terra».

Nella conferenza stampa di presentazione al loro fianco c’era il tenente colonnello Simone Puglisi, comandante del Reparto Operativo, che ha retto il Comando nella vacatio estiva dopo il trasferimento del colonnello Luca Toti al ministero della Difesa. «A lui – ha sottolineato Parillo – vanno i complimenti delle autorità gerarchiche, a partire dal generale Sciuto, per la dedizione e l’impegno». Tre profili diversi, tre esperienze complementari: il veterano con curriculum da prima linea antimafia, il giovane ufficiale con solide basi accademiche e operazioni sul campo, l’ufficiale di raccordo che ha garantito continuità. Nel suo intervento il colonnello non ha mancato di rivolgere un pensiero al predecessore, Luca Toti, sottolineando la stima personale e professionale maturata negli anni. «Il primo sentimento che sento di dover esprimere – ha dichiarato – è un profondo ringraziamento al colonnello Luca Toti, per le parole lusinghiere che ha voluto dedicarmi al momento del suo commiato da Vibo Valentia».

«Siamo difensori dei deboli»

La chiusura è stata quasi solenne. «Dietro ogni abuso – ha detto Parillo – c’è l’arroganza di chi pensa: lo faccio perché ho la forza che tu non hai. Ma noi siamo i difensori dei deboli e non possiamo far finta di non vedere». Un passaggio che rivela la cifra personale del nuovo comandante: un ufficiale che non vuole limitarsi alla gestione dell’ordine pubblico, ma che ambisce a dare un segno etico e culturale al suo mandato. «Il nostro servizio è temporaneo – ha concluso –. Io passerò, passerà il capitano Grasso, passerà il tenente colonnello Puglisi. Ma ciò che resterà sarà il modo in cui avremo servito la collettività».

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE