Cosenza è la quinta provincia italiana per numero di reati ambientali, mentre la Calabria si conferma al quarto posto nella classifica regionale. È uno dei dati più significativi che emergono dal rapporto “Ecomafia 2026” di Legambiente, che fotografa un fenomeno capace di generare un giro d’affari illegale da 11,5 miliardi di euro.
Calabria quarta, Cosenza nella top five nazionale
Nel 2025 in Italia i reati ambientali diminuiscono dopo due anni di crescita, ma il quadro resta tutt’altro che rassicurante. A fronte del calo delle infrazioni penali, aumentano infatti gli illeciti amministrativi e cresce il business legato alle attività delle ecomafie.
La Calabria conta 2.862 reati ambientali, dato che la colloca al quarto posto nazionale. Davanti ci sono la Campania, prima con 5.636 contestazioni, pari al 15,8% del totale, la Sicilia con 3.726 casi e la Puglia con 3.601.
Sul fronte provinciale, invece, spicca il dato di Cosenza, che con 1.092 reati accertati occupa il quinto posto nella graduatoria nazionale. Davanti ci sono Napoli, con 2.512 casi, Salerno con 1.472, Palermo con 1.235 e Roma con 1.113.
Il business delle ecomafie sale a 11,5 miliardi
Il rapporto di Legambiente evidenzia una crescita consistente del giro d’affari legato alle ecomafie: 11,5 miliardi di euro, 2,2 miliardi in più rispetto al 2024.
Dal 1995 a oggi sono 393 i clan censiti dall’associazione nell’ambito delle attività legate agli illeciti ambientali.
A livello nazionale, il settore che registra il maggior numero di contestazioni è quello della gestione illecita dei rifiuti, con 10.914 reati. Seguono gli illeciti legati al ciclo del cemento, che comprendono abusivismo edilizio, violazioni urbanistiche, cave illegali, tutela del paesaggio e appalti pubblici: 8.034 casi, in calo del 41%.
Al terzo posto ci sono i reati contro gli animali, con 6.930 casi accertati, in diminuzione del 4%.
In aumento incendi agli impianti e roghi di vegetazione
Tra i fenomeni che preoccupano maggiormente c’è invece quello degli incendi. Nel 2025 sono stati 76 gli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti, con un incremento del 24,7%.
Crescono anche i reati legati agli incendi boschivi e di vegetazione: 3.586 casi, il 10,7% in più rispetto all’anno precedente. Complessivamente sono andati in fumo oltre 90mila ettari.
Sul fronte delle province, Napoli mantiene il primo posto con 2.512 reati ambientali, in aumento dell’8,6%. Salerno segue con 1.472 illeciti penali, mentre Palermo sale al terzo posto con 1.235 casi e un incremento del 59,6%.
Dopo Roma, quarta con 1.113 reati, arriva proprio Cosenza, che porta la Calabria nella parte alta della classifica nazionale.
Le proposte di Legambiente
Per contrastare il fenomeno, Legambiente ha presentato dieci proposte, chiedendo tra l’altro di completare il recepimento nel Codice penale di quattro nuovi delitti: dall’uccisione e commercio di specie animali e vegetali selvatiche protette al saccheggio delle acque superficiali e sotterranee, passando per la commercializzazione di materie prime e prodotti derivati dalla deforestazione e per la produzione e il commercio illegale di F-gas.
Tra gli interventi indicati dall’associazione figura anche la revisione del meccanismo del subappalto “a cascata” e la reintroduzione del delitto di abuso d’ufficio, in linea con quanto previsto dalla nuova direttiva europea contro la corruzione, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare i controlli sull’illegalità negli appalti pubblici.
Legambiente propone inoltre di estendere le pene previste per l’incendio boschivo a qualsiasi incendio di vegetazione e di aggravare la relativa fattispecie colposa.
Un quadro nel quale la Calabria resta ai vertici della classifica nazionale e Cosenza conquista un posto nella top five provinciale, mentre il giro d’affari delle ecomafie continua a crescere nonostante il calo complessivo dei reati ambientali registrato nel 2025.













