“La provvidenza non basta più”. È l’avvertimento dell’ingegnere Nicola Iozzo dopo la fuga di gas verificatasi durante i lavori davanti al Liceo scientifico “Berto” di Vibo Valentia, un episodio che ha fatto temere conseguenze gravissime e ha riportato al centro del dibattito la sicurezza dei cantieri e degli edifici scolastici. Il professionista richiama l’attenzione sulle misure di prevenzione, sui piani di evacuazione e sui controlli, sollevando interrogativi sulle precauzioni adottate nei lavori in prossimità di una scuola frequentata da centinaia di studenti. Senza attribuire responsabilità, sulle quali saranno gli inquirenti a fare chiarezza, Iozzo denuncia una cultura della sicurezza troppo spesso affidata agli adempimenti burocratici.
“Una fuga di gas che ha rischiato di trasformarsi in una catastrofe”
“Non so cosa sia accaduto con precisione durante i lavori in prossimità del Liceo scientifico e del palazzo della Provincia, ma oggi sappiamo che una fuga di gas dovuta alla rottura di un tubo durante gli scavi ha rischiato di trasformarsi in una catastrofe. In assenza di elementi certi sulle singole responsabilità, mi limito a fare qualche considerazione generale sulla sicurezza, che in questo caso non è più solo un’ipotesi scolastica, ma un pericolo scampato per un soffio”.
L’ingegnere ricorda di essere già intervenuto pubblicamente su altre questioni riguardanti la sicurezza urbana e la gestione degli spazi pubblici nel capoluogo. “In verità, non è la prima volta che affronto come esperto tale problematica con specifico riferimento a Vibo Valentia. Ne ho scritto in occasione del terremoto, poi dell’abbattimento del muro di recinzione della scuola Garibaldi ed, ultimamente, della riqualificazione di piazza Municipio e dell’inaugurazione dell’opera d’arte in prossimità dell’ospedale”.
Sicurezza nei cantieri e nelle scuole, l’accusa: “Troppa leggerezza, piani ridotti a fotocopie”
“Ogni volta lo schema si ripete. La sicurezza sui luoghi di lavoro e negli spazi pubblici viene trattata con troppa leggerezza, ridotta a un fastidioso adempimento burocratico anziché riconosciuta come il pilastro fondamentale della tutela della vita umana”. Iozzo allarga la riflessione alla prevenzione degli incidenti sul lavoro e al rispetto delle disposizioni normative, soffermandosi in particolare sull’effettiva utilità degli strumenti predisposti per affrontare le emergenze.
“Gli invalidi e i morti sul lavoro sono numerosissimi e le cause sono sempre le stesse: il sistematico mancato rispetto delle regole. Eppure le norme parlano chiaro: il Decreto legislativo 81/2008 e il Decreto ministeriale 10/03/1998 impongono per le scuole e i luoghi pubblici l’obbligo del piano di evacuazione, così come per i cantieri il Psc. Nella realtà dei fatti, però, la maggior parte di questi elaborati si riduce a fotocopie seriali, moduli preconfezionati buoni per superare un controllo formale ma totalmente inutili a prevenire i rischi o a salvare vite umane”.
“Quel cantiere aveva tutte le cautele necessarie?” I dubbi sulle condotte sotterranee
L’ingegnere distingue gli incidenti imprevedibili dalle situazioni nelle quali un’adeguata pianificazione potrebbe contribuire a ridurre i pericoli. “Certo, la perfezione non esiste e il rischio zero non è di questo mondo: un conto è l’imprevedibile, un conto è l’approssimazione. Le leggi – penso al Decreto ministeriale 30/11/1983 – dettano criteri rigorosi, imponendo di indicare scale d’emergenza e punti di raccolta che rispondano a requisiti ben precisi in termini di accessibilità per i mezzi di soccorso, distanze di sicurezza e capienza”.
Da qui gli interrogativi rivolti a chi progetta, realizza e controlla le opere pubbliche. “Ma a questo punto la domanda sorge spontanea: quante strutture pubbliche e scolastiche a Vibo Valentia possiedono oggi spazi che soddisfino realmente questi parametri? E soprattutto, un cantiere che spacca l’asfalto accanto a una scuola affollata aveva tutte le cautele e le mappature dei sottoservizi necessarie?”.
Il ruolo della preside Bevilacqua e il rischio di una tragedia
Nella sua riflessione, Iozzo riconosce il comportamento del personale scolastico durante l’emergenza, ma mette in guardia dal rischio di considerare sufficiente la capacità individuale di gestire una situazione di pericolo. “Continuare ad affidarsi alla straordinaria abnegazione di dirigenti scolastici e insegnanti non basta — come ha dimostrato l’esemplare gestione della preside Licia Bevilacqua del Liceo scientifico “Berto”, che insieme ai docenti e in particolare a quelli preposti a tale compito ha guidato la scolaresca all’uscita in sicurezza —, né possiamo sperare ciecamente nella divina provvidenza”.
L’ingegnere pone quindi un interrogativo sulle misure di sicurezza previste per il cantiere e sulla possibilità di prevenire quanto accaduto. “Con un Psc rigoroso si sarebbe potuto evitare il rischio che, per puro caso fortuito, oggi non ci costringe a piangere una strage?”.
L’appello finale: “Il silenzio e il vizio di non disturbare il manovratore non pagano mai”
Le eventuali responsabilità dovranno essere accertate dagli organi competenti. Per Iozzo, tuttavia, l’episodio rappresenta un’occasione per affrontare un problema più ampio, che riguarda la prevenzione e l’attenzione alla sicurezza negli spazi pubblici. “Saranno gli inquirenti ad accertare cause e responsabilità di questo ennesimo episodio, ma a noi resta il dovere civile di aprire gli occhi. La sicurezza non si tutela solo con la carta bollata, ma richiede una rivoluzione culturale che appartiene a chi progetta, a chi esegue i lavori, a chi controlla e a ogni singolo cittadino. Perché il silenzio, il disinteresse e il vecchio vizio del “non disturbare il manovratore” non pagano mai”.















