“Premetto che non faccio parte di nessun comitato; sono un battitore libero, come sempre””. Nicola Gratteri sceglie di aprire così il suo intervento a Otto e mezzo, il talk di La7 condotto da Lilli Gruber, andato in onda ieri sera. Il procuratore capo di Napoli prende posizione sul prossimo referendum sulla giustizia, rivendicando un ruolo autonomo nel dibattito pubblico.
Secondo Gratteri, “il merito della crescita del No in questi ultimi mesi è di tutti, di chi sostiene e di chi si oppone al referendum”. Una dinamica che, a suo dire, si è alimentata anche grazie alle dichiarazioni di esponenti del governo. Il magistrato cita il ministro della Giustizia Carlo Nordio, sostenendo che abbia detto alla segretaria del Partito democratico Elly Schlein che la riforma “converrebbe anche a loro se un domani andassero al governo”. Nel mirino finisce anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Ha detto che farebbero un’altra riforma dopo il referendum, per far dipendere le forze dell’ordine dal governo, dal ministero di riferimento; secondo questo progetto i magistrati non avranno più la polizia giudiziaria per fare indagini”, afferma Gratteri durante la trasmissione. Il procuratore invita quindi alla cautela e alla chiarezza: “Bisogna avere pazienza e continuare a spiegare alla gente cosa accadrebbe con la riforma, farlo con esempi pratici”.
“Legislazione schizofrenica” e nuovi reati
L’analisi di Gratteri si allarga poi al metodo legislativo adottato negli ultimi mesi. “È inutile fare ogni due o tre mesi un decreto, introducendo ogni volta un nuovo reato. Il governo vuole le persone in carcere? Devono cambiare il codice penale”, dichiara nel corso della puntata. Il procuratore parla di una “legislazione schizofrenica”, descrivendo un’impostazione che a suo giudizio sarebbe “garantista verso i colletti bianchi, ma che chiede il fermo preventivo per i manifestanti”. Una critica che punta al diverso trattamento normativo percepito tra reati economici e ordine pubblico.
Per Gratteri, il problema non si risolve con interventi emergenziali. Non bisogna mai fare decreti di pancia. In questo modo non se ne esce”, afferma, richiamando la necessità di riforme strutturali.
Forze dell’ordine, concorsi e carceri: il nodo Pnrr
Il procuratore di Napoli individua alcune priorità: “Bisogna avere il coraggio di fare concorsi per le forze dell’ordine, pagarle meglio, addestrarle meglio, cambiare il codice”. Un passaggio che sposta l’attenzione dall’inasprimento delle pene all’organizzazione del sistema. Infine, un rilievo sulla gestione delle risorse europee. “Con i soldi del Pnrr non hanno costruito nemmeno un carcere, sia questo che il governo precedente”, conclude Gratteri nella trasmissione di La7. Le sue parole si inseriscono in un confronto politico e istituzionale destinato ad accompagnare il percorso verso il referendum sulla giustizia, in un clima di forte polarizzazione tra maggioranza e opposizioni.









