Si è conclusa in un clima di profonda commozione la drammatica esperienza di quattro studenti calabresi che, per diversi giorni, sono rimasti bloccati a Dubai a seguito degli attacchi all’Iran. Lo sbarco all’aeroporto di Lamezia Terme ha segnato la fine di un incubo per Charlotte Bevilacqua (Liceo Scientifico “Siciliani” di Catanzaro), Vittoria Sigillò (Liceo Classico “Galluppi” di Catanzaro), Azzurra D’Atri e Mirko Frascino (Liceo “Mattei” di Castrovillari).
I giovani sono giunti in Calabria dopo uno scalo a Malpensa, dove erano atterrati con un volo speciale insieme a un contingente di circa 200 coetanei italiani che condividevano la medesima sorte. Ad attenderli sulla pista, familiari e amici pronti a sciogliere in un lungo abbraccio i giorni di angoscia vissuti a distanza.
Il racconto dei ragazzi: “Niente è scontato“
Appena toccato il suolo calabrese, i ragazzi hanno condiviso le riflessioni nate durante i giorni di isolamento forzato. “Sicuramente abbiamo capito una cosa importante, ovvero che niente deve essere dato per scontato. In questi momenti si capisce quanto è importante la vita e quanto sia sottile il filo che ci lega ad essa”, hanno dichiarato i giovani, visibilmente segnati ma sollevati.
Charlotte Bevilacqua ha sottolineato l’impatto psicologico della vicenda: “È stata un’esperienza forte, abbiamo provato varie emozioni che non avevamo mai affrontato. Con l’unione del gruppo e il conforto tra noi, siamo riusciti a superare al meglio la situazione. È stato bellissimo sapere che tornavamo in Italia e siamo contentissimi di aver riabbracciato le nostre famiglie”.
Polemica sulle istituzioni: scontro tra Roma e il territorio
Nonostante la festa per il rientro, la gestione dell’emergenza ha sollevato pesanti critiche da parte dei genitori, che hanno denunciato gravi lacune organizzative a livello nazionale. “È stata una pessima organizzazione”, ha affermato con durezza Vittoria Tucci, madre di Vittoria Sigillò. “Hanno lasciato dei ragazzini minorenni che non potevano uscire dall’albergo senza mangiare, non potevano neanche comprarlo”.
Se il governo centrale è finito nel mirino, le istituzioni locali hanno ricevuto un plauso unanime per la vicinanza dimostrata: “Invece abbiamo sempre avuto il supporto delle istituzioni locali perché non mi hanno lasciata sola un minuto. Il sindaco, il vicesindaco, il prefetto: sono stati tutti molto presenti. E non li ho chiamati io, ma mi hanno chiamata loro”, ha proseguito la signora Tucci. La nota dolente resta il rapporto con la capitale: “Invece a Roma ho provato a fare in continuazione il numero verde della Farnesina, ma non mi hanno mai risposto né richiamato”.








