Il piano regionale da 175 milioni di euro destinato al potenziamento della depurazione è considerato un passo avanti, ma gli operatori turistici del Vibonese lanciano l’allarme sulla sua reale efficacia nel contrastare il fenomeno del cosiddetto “mare verde” nel Golfo di Sant’Eufemia. Maurizio Fiumara, imprenditore turistico del comitato Difendiamo il mare, sottolinea come la problematica stia interessando circa cinquanta chilometri di costa, da Pizzo ad Amantea, con una persistenza che minaccia pesantemente l’attrattività turistica dell’area. La situazione appare particolarmente critica quest’anno, poiché la colorazione giallognola o verde olivastra delle acque, accompagnata da schiume dense, ha fatto la sua comparsa con largo anticipo rispetto ai cicli consueti.
“Non si tratta di un fenomeno nuovo, né di un episodio isolato – osserva Fiumara – L’estate 2025 è già stata ricordata come una delle pesanti degli ultimi anni. E il 2026 si preannuncia ancora più preoccupante: il fenomeno è comparso già a fine maggio, settimane prima dell’inizio della stagione balneare”.
L’impatto biologico e le cause dell’eutrofizzazione
Il fenomeno visivo, sebbene non sempre associato a tossicità sanitaria, è causato dalla proliferazione massiva della microalga Pyramimonas, che prolifera in presenza di temperature elevate, scarso ricambio idrico e un apporto abbondante di nutrienti come azoto e fosforo. Fiumara chiarisce che la colorazione non è frutto di un inquinamento chimico immediato, bensì di uno squilibrio biologico: “La colorazione non è inquinamento chimico nel senso comune del termine. Quello che accade è un fenomeno biologico: una fioritura massiva di microalghe, organismi unicellulari che vivono normalmente in mare in quantità modeste ma che, in presenza di condizioni favorevoli, si moltiplicano in modo esplosivo tingendo l’acqua del loro colore”.
L’imprenditore punta il dito contro le fonti di carico nutritivo costante che alimentano il golfo, indicando tra i principali responsabili l’agricoltura intensiva della Piana di Lamezia, gli scarichi di insediamenti non collegati alla rete fognaria e il sistema di reflui convogliati dai fiumi Amato, Angitola, Turrina e dai canali dell’ex area industriale Sir.
Il limite dei controlli sulla balneabilità
Uno dei punti più critici sollevati dall’analisi riguarda la divergenza tra i parametri ufficiali di balneabilità e la salute reale dell’ecosistema. Le verifiche attuali si concentrano quasi esclusivamente sulla presenza di batteri come Escherichia coli ed enterococchi, trascurando il carico trofico che alimenta le alghe. Secondo Fiumara, un mare può risultare conforme agli standard batteriologici pur essendo profondamente eutrofizzato.
“Il mare può essere batteriologicamente eccellente e al tempo stesso eutrofizzato: è esattamente quello che accade nel Golfo di Sant’Eufemia” sostiene l’imprenditore, invocando un ampliamento dei monitoraggi. L’aggravante di questa stagione è la precocità con cui il fenomeno si è manifestato, smentendo le tesi che attribuivano la responsabilità esclusivamente al sovraccarico turistico estivo dei depuratori. Il cambiamento climatico, con l’innalzamento delle temperature marine, sta di fatto estendendo la finestra temporale in cui queste fioriture possono verificarsi, rendendo urgenti interventi strutturali mirati non solo alla depurazione, ma alla gestione complessiva dei nutrienti immessi in mare. “I cambiamenti climatici amplificano un problema già presente, allungando la finestra temporale in cui le fioriture sono possibili” conclude Fiumara.









