25 Settembre 2026
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Il piano contro la prof a Lamezia, il 14enne tace davanti al magistrato. Il legale: “È confuso, va tutelato”

Il ragazzo non ha risposto durante l’interrogatorio ed è stato sospeso in via provvisoria dalla scuola. Sotto esame le chat Telegram e i canali “true crime”. La docente: “Ho appreso tutto dagli organi di informazione”

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È rimasto in silenzio davanti al magistrato il 14enne fermato martedì dai carabinieri dopo la scoperta del presunto piano per colpire con un coltello la sua insegnante di italiano. Assistito dall’avvocato Fabio Davoli, il ragazzo non ha risposto alle domande nel corso dell’interrogatorio di garanzia svolto nella caserma dell’Arma di Lamezia Terme.

Il minore, denunciato a piede libero alla Procura per i minorenni di Catanzaro, secondo il suo difensore, come riporta Gazzetta del Sud, non sarebbe al momento in grado di fornire una ricostruzione lucida di quanto accaduto. “Il ragazzino è in uno stato confusionale e non ha saputo dare spiegazioni neppure a me”, ha affermato l’avvocato Davoli, sottolineando la necessità di proteggere la docente senza dimenticare la tutela del quattordicenne.

Il legale invita inoltre a non considerare scontato che il giovane sarebbe passato effettivamente all’azione, pur riconoscendo la gravità di una condotta che, per come emerge dagli atti, sarebbe stata preparata in precedenza.

La sospensione e il percorso di sostegno

Il ragazzo non è rientrato in classe. Nel pomeriggio si è riunito un Consiglio di classe allargato e la dirigente dell’Istituto comprensivo “Nicotera-Costabile”, Maria Angela Bilotti, ha notificato alla madre un provvedimento di sospensione provvisoria, in attesa delle determinazioni del Consiglio d’istituto.

La scuola ha manifestato attenzione anche verso il minore, per il quale dovrà essere costruito un percorso di sostegno adeguato. Una risposta che dovrà tenere insieme la sicurezza della comunità scolastica, la protezione dell’insegnante e la presa in carico di un adolescente travolto da una vicenda di estrema gravità.

Le chat Telegram e il movente della bocciatura

Il cuore dell’indagine è ora contenuto nel telefono cellulare del quattordicenne. I carabinieri stanno analizzando i messaggi scambiati su Telegram prima dell’ingresso a scuola e verificando tempi, contenuti ed eventuali responsabilità di altre persone.

L’allarme era scattato quando uno studente, dopo avere compreso la serietà di quanto circolava in chat, aveva avvertito un genitore. Da quella segnalazione era partito l’intervento dei militari nell’istituto. Durante gli accertamenti sarebbe stato trovato un coltello nascosto in bagno. La successiva perquisizione nell’abitazione del ragazzo ha portato anche al sequestro degli abiti che avrebbe indossato nelle immagini condivise online.

Secondo la ricostruzione investigativa ancora al vaglio, il 14enne avrebbe annunciato nel gruppo l’intenzione di aggredire la docente che lo aveva bocciato l’anno precedente. La vendetta per la bocciatura rappresenterebbe dunque il possibile movente, ma spetterà agli inquirenti ricostruire con precisione la genesi del progetto e stabilire quanto fosse concreto il rischio che venisse attuato.

I canali “true crime” sotto la lente

Un altro filone riguarda la possibile influenza esercitata dalla galassia dei canali “true crime” e da recenti episodi analoghi avvenuti in altre regioni italiane. Gli investigatori cercano di capire se il ragazzo abbia trovato in rete soltanto suggestioni oppure anche incoraggiamenti, modelli da imitare o interlocutori capaci di alimentare il proposito.

Al momento si tratta di una pista investigativa, non di una conclusione. L’esame completo delle conversazioni dovrà chiarire se dietro il piano vi sia stata un’iniziativa esclusivamente individuale o se qualcun altro ne fosse a conoscenza e abbia avuto un ruolo.

La docente: “Non conoscevo quelle intenzioni”

La professoressa, attraverso il proprio difensore Valerio Mercuri, ha precisato di non avere assistito direttamente alle circostanze che hanno preceduto l’arrivo dei carabinieri e di non essere quindi in grado di riferire sulle comunicazioni tra gli studenti, sul presunto movente o sulle intenzioni attribuite al ragazzo.

Gli ulteriori elementi le sarebbero stati noti soltanto in seguito, attraverso gli organi d’informazione. La docente ha fatto sapere di non riuscire a comprendere che cosa possa avere condotto a una situazione tanto grave e ha ringraziato i carabinieri, gli studenti e quanti le hanno manifestato solidarietà.

Resta decisivo il gesto dei compagni che hanno scelto di non sottovalutare quei messaggi. È stata la loro segnalazione a consentire l’intervento prima che il presunto progetto potesse trasformarsi in qualcosa di irreparabile.

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