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11 Marzo 2026
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In Piemonte almeno 900 affiliati alla ’ndrangheta: la rete criminale presente in 24 comuni

Il dato emerge da un dossier di Libera diffuso in vista della Giornata della memoria delle vittime delle mafie: nella regione accertate 16 “locali” e 30 ’ndrine, con oltre 25 inchieste giudiziarie dal 2011

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In Piemonte la presenza della ’ndrangheta è tutt’altro che marginale. Secondo le stime contenute nel dossier “Non è altrove. Mafie, corruzione e responsabilità civica in Piemonte”, nel territorio regionale si conterebbero almeno 900 affiliati riconducibili alla criminalità organizzata calabrese.
Il report evidenzia come la presenza mafiosa sia stata accertata in almeno 24 comuni, dove operano 16 “locali” di ’ndrangheta e circa 30 ’ndrine, dimostrando un radicamento ormai strutturale.

Oltre 25 inchieste e 450 indagati

Dal 2011 a oggi la magistratura ha aperto più di 25 inchieste sulle mafie in Piemonte, con oltre 450 persone indagate.
Un punto di svolta è stato l’8 giugno 2011, giorno dell’operazione “Minotauro”, che portò all’arresto di 142 presunti ’ndranghetisti e loro complici. Un’indagine che ha cambiato la percezione della presenza mafiosa nel Nord Italia.
Da allora, spiegano gli analisti, si è prodotto un vero e proprio “effetto valanga”: le indagini successive hanno dimostrato che il radicamento non è episodico ma in continua evoluzione, con collegamenti stabili con altre regioni e con il ruolo strategico del Nord per traffici illeciti e reinvestimento di capitali.

L’area grigia che favorisce le infiltrazioni

Il dossier mette in evidenza anche il ruolo della cosiddetta “area grigia”, composta da faccendieri, professionisti e operatori economici che entrano in contatto con le organizzazioni criminali.
Secondo l’analisi, alcuni imprenditori arrivano a cercare i servizi della mafia per restare competitivi sul mercato, mentre intermediari e corrotti facilitano i rapporti tra criminalità organizzata, economia legale e ambienti politici.
È proprio in questa zona di contatto che, secondo gli esperti, le mafie riescono ad adattarsi ai contesti locali senza esporsi apertamente, consolidando la propria presenza.

Crescono estorsioni e riciclaggio

Nel 2024 in Piemonte sono stati registrati 29.515 “reati spia”, tra usura, estorsione, riciclaggio di denaro, truffe e delitti informatici. Il dato è in calo del 6% rispetto al 2023, ma la regione resta la seconda in Italia per numero complessivo di questi reati.
Preoccupa in particolare l’aumento delle estorsioni, cresciute del 16%, e del riciclaggio di denaro, salito addirittura del 54%.
La provincia più colpita è Torino, con 17.648 episodi, pari al 60% del totale regionale, seguita da Cuneo e Novara.

Antimafia e segnalazioni sospette

Nel 2025 la prefettura di Torino ha emesso 22 provvedimenti antimafia, tra cui interdittive e dinieghi di iscrizione nelle “white list”.
Parallelamente crescono anche le segnalazioni sospette di operazioni finanziarie, che secondo la Banca d’Italia nel 2025 hanno raggiunto quota 8.871, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente.

Droga: boom di cocaina e crack

Il dossier segnala inoltre un forte aumento del traffico e del consumo di droga. Nel 2024 le forze di polizia hanno effettuato 1.447 operazioni antidroga, il 22% in più rispetto al 2023, con 1.748 persone denunciate.
Particolarmente preoccupante la diffusione del crack, con la provincia di Torino che si colloca al terzo posto in Italia per quantità sequestrate.
Anche i sequestri di cocaina sono cresciuti in modo significativo: 286 chilogrammi nel 2024, con un aumento del 177% rispetto all’anno precedente.

Un territorio che reagisce

Nonostante il quadro critico, il dossier sottolinea anche la presenza di una forte rete civile e istituzionale impegnata nel contrasto alla criminalità organizzata.
Gli attivisti ricordano infatti che la storia piemontese è ricca di esempi di cittadini, amministratori e forze dell’ordine che continuano a battersi contro il sistema mafioso, spesso anche a costo della propria vita.

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