4 Ottobre 2026
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Konecta, il futuro dei 654 lavoratori resta appeso alla Cigs: Confial chiede di rendere pubblico il piano di rilancio

Il sindacato sollecita trasparenza sugli accordi del 2024 e del 2026, sul monitoraggio delle risorse e sulle prospettive oltre il 31 dicembre. Al centro anche la posizione dei 74 lavoratori precari

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Il conto alla rovescia è già iniziato. Per i lavoratori coinvolti nel progetto di digitalizzazione delle cartelle sanitarie calabresi, la data da tenere a mente è 31 dicembre 2026, quando terminerà la Cassa integrazione straordinaria prevista dall’accordo sottoscritto al Ministero del Lavoro il 9 aprile. Sono 654 gli addetti interessati dalla misura: 387 nella sede di Crotone, 180 a Rende e 87 a Settingiano.

È dentro questa cornice che Confial Calabria torna a chiedere chiarezza sul futuro del progetto e sulle decisioni assunte negli ultimi mesi. Il segretario confederale regionale Fabio Tomaino punta soprattutto sul contenuto degli accordi già sottoscritti e sul piano di risanamento predisposto da Konecta R., chiedendo che quei documenti diventino patrimonio di una discussione pubblica con lavoratori e organizzazioni sindacali.

La richiesta arriva mentre resta aperta la vertenza sul futuro occupazionale degli ex dipendenti di Abramo Customer Care trasferiti nel progetto di digitalizzazione. L’accordo ministeriale del 9 aprile 2026 ha consentito il ricorso alla Cigs per un massimo di 654 lavoratori, con decorrenza dal 10 aprile e termine fissato al 31 dicembre. Nel verbale sono previsti anche incontri di verifica, normalmente con cadenza trimestrale, sull’utilizzo dell’ammortizzatore sociale. L’onere stimato per la misura è di 4,3 milioni di euro. Channel

L’accordo del 9 aprile e la domanda sul dopo

Per Confial il problema non è soltanto arrivare alla fine del 2026 con un ammortizzatore sociale in vigore. La questione, sostiene il sindacato, è capire quale progetto produttivo dovrebbe accompagnare i lavoratori oltre quella scadenza.

Tomaino richiama quindi tutti i soggetti che hanno partecipato al percorso istituzionale e sindacale, chiedendo conto delle iniziative intraprese dopo la firma dell’accordo. La sua posizione, riportata dal sindacato, è sintetizzata nella richiesta di sapere quali impegni siano stati effettivamente attuati e quali verifiche siano state svolte.

Il passaggio è rilevante perché l’accordo del 9 aprile non si limita a disciplinare l’accesso alla Cigs. Il verbale prevede infatti un sistema di monitoraggio attraverso incontri di verifica e inserisce l’ammortizzatore in una fase di gestione della crisi aziendale. La procedura ministeriale si è conclusa con l’intesa tra le parti, mentre la richiesta formale di Cigs è rimasta affidata all’azienda attraverso il canale previsto dalla normativa.

Il progetto nato dalla crisi Abramo

Per ricostruire la vicenda bisogna tornare al 19 dicembre 2024, quando al Ministero delle Imprese e del Made in Italy venne raggiunto l’accordo per affrontare la crisi di Abramo Customer Care.

Il ministero, nel comunicato ufficiale pubblicato quella stessa giornata, spiegava che Konecta avrebbe assunto personale proveniente da Abramo nell’ambito delle attività di dematerializzazione delle cartelle sanitarie, finanziate dalla Regione Calabria e dal Dipartimento per l’amministrazione digitale della Presidenza del Consiglio. Il documento indicava inoltre l’impegno del Mimit a convocare le parti ogni quattro mesi per monitorare l’attuazione delle azioni previste.

Quell’intesa rappresentò il tentativo di trasformare una crisi occupazionale in un percorso di riconversione. Secondo il comunicato sindacale unitario diffuso il 20 dicembre 2024, per 560 lavoratori tra Crotone, Catanzaro e Montalto Uffugo era prevista l’assunzione da parte di Konecta con successivo impiego nel progetto di digitalizzazione delle cartelle cliniche.

La dimensione complessiva dell’operazione viene oggi richiamata da più soggetti con riferimento a un finanziamento pubblico nell’ordine dei 20 milioni di euro, 15 milioni regionali e 5 milioni statali, mentre nel dibattito istituzionale del 2026 il valore complessivo dell’intervento viene indicato in alcuni casi come pari a 30 milioni, includendo ulteriori componenti dell’operazione. Per evitare sovrapposizioni, è dunque opportuno distinguere le singole voci finanziarie e riferirsi ai documenti ufficiali per la loro esatta imputazione.

Che cosa prevedeva il piano di risanamento

È proprio sul piano di risanamento che Confial concentra una parte importante delle proprie richieste.

Nel confronto ministeriale del 9 aprile, secondo quanto riportato in una nota sindacale relativa alla riunione, Konecta aveva illustrato un percorso destinato a sostenere la prosecuzione delle attività. Tra le linee indicate figuravano lo sviluppo di nuove iniziative nazionali, l’estensione della dematerializzazione ad altri archivi regionali e la realizzazione di servizi di assistenza ai cittadini, compreso il progetto di un numero verde unico. L’azienda aveva inoltre riferito di avere ottenuto un nuovo appalto per attività di dematerializzazione, descritto come positivo ma di dimensioni ancora limitate rispetto ai volumi necessari.

Per Confial, tuttavia, adesso occorre fare un passo ulteriore: rendere comprensibile ai lavoratori che cosa contenesse concretamente quel piano, quali obiettivi siano stati raggiunti e quali invece siano rimasti sulla carta.

La richiesta non equivale, di per sé, all’accertamento di eventuali responsabilità. Si tratta della posizione espressa dal sindacato, che chiede di conoscere atti, risultati e verifiche relativi a un percorso nel quale sono stati coinvolti istituzioni, azienda e organizzazioni dei lavoratori.

I 74 precari rimasti fuori dalla Cigs

C’è poi un secondo fronte, ancora più immediato: quello dei 74 lavoratori precari.

La loro posizione è distinta da quella dei dipendenti rientranti nel perimetro della Cigs. Ad aprile, il sindacato aveva denunciato il rischio legato alla scadenza dei contratti, mentre fonti di stampa avevano indicato nel 18 maggio 2026 il termine per i rapporti interessati.

Confial sostiene di avere portato la questione nelle assemblee e nelle mobilitazioni organizzate a Crotone e davanti alla Regione, chiedendo che anche questi lavoratori vengano considerati nelle prospettive di rilancio del progetto.

La vicenda ha prodotto anche un confronto acceso tra le diverse sigle sindacali. Da una parte Confial contesta l’impostazione dei tavoli separati e rivendica la necessità di un confronto comune; dall’altra, le organizzazioni che hanno sottoscritto gli accordi ministeriali hanno seguito il percorso istituzionale previsto dagli incontri al Ministero. Il 9 aprile, alla riunione risultavano presenti SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL e UGL Telecomunicazioni, oltre alle istituzioni e alle rappresentanze aziendali.

Il confronto con Konecta

Nel frattempo anche Konecta ha fornito la propria versione sul metodo di gestione della vertenza. In una nota del 28 aprile 2026, l’azienda ha affermato di avere attivato tempestivamente le sedi istituzionali e sindacali previste dopo l’emergere delle criticità e ha richiamato proprio l’accordo sottoscritto il 9 aprile.

Sempre nella stessa comunicazione, Konecta ha sostenuto di avere operato nel rispetto delle procedure applicabili e ha dichiarato la propria disponibilità a proseguire il confronto nelle sedi istituzionali e sindacali accreditate.

Il chiarimento aziendale è importante perché delimita il terreno del confronto: le richieste di Confial sul monitoraggio e sull’attuazione degli impegni sono una posizione sindacale, mentre Konecta rivendica il rispetto delle procedure e la partecipazione ai percorsi istituzionali previsti.

La proposta di un hub della digitalizzazione

Sul futuro, Confial non si limita alla richiesta di prorogare gli ammortizzatori. La proposta indicata da Tomaino è quella di utilizzare le competenze già costruite durante il progetto per trasformare la Calabria in un hub della digitalizzazione.

L’idea è ampliare le attività, coinvolgere nuovi interlocutori industriali e utilizzare le professionalità formate negli ultimi anni per costruire un progetto più ampio rispetto alla singola commessa di dematerializzazione delle cartelle sanitarie.

Una prospettiva che, nelle parole di Tomaino, dovrebbe poggiare su obiettivi misurabili, trasparenza nell’impiego delle risorse e controlli effettivi. Il sindacato chiede inoltre che al confronto partecipino tutte le organizzazioni interessate insieme a una delegazione dei lavoratori, superando la logica dei confronti distinti.

Il tema industriale resta quindi legato a quello occupazionale. La Cigs offre una copertura fino alla fine del 2026, ma non risolve da sola la questione di quale attività possa garantire continuità dopo quella data. L’accordo ministeriale e il piano di risanamento costituiscono i documenti sui quali, secondo Confial, dovrà essere verificato quanto è stato fatto e quanto resta ancora da realizzare.

Il nodo resta la scadenza del 31 dicembre

La vertenza Konecta entra così nella fase in cui alle dichiarazioni dovranno seguire risultati verificabili. Da una parte c’è un accordo che garantisce la Cigs a 654 lavoratori fino al 31 dicembre 2026; dall’altra c’è la necessità di dare continuità al progetto industriale e di affrontare separatamente la condizione dei lavoratori rimasti fuori dall’ammortizzatore.

La discussione richiesta da Confial riguarda dunque gli accordi del 2024 e del 2026, il piano di risanamento, il monitoraggio previsto e le prospettive industriali. Saranno gli atti e gli eventuali nuovi accordi a consentire di verificare quali delle iniziative annunciate siano state effettivamente realizzate e quali soluzioni verranno individuate per il periodo successivo alla scadenza della Cigs.

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