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5 Aprile 2026
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La storia del piccolo Saverio, il bimbo ucciso due volte: assassinato e poi dimenticato

Rapito a 11 anni, soffocato e bruciato. A 35 anni dal delitto, il monumento che ricorda il suo martirio è soffocato dalle erbacce. La memoria di una vittima innocente non può essere sepolta

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Piccolo Saverio ti lascio riposare in pace. Perdonami se ho turbato il tuo sonno eterno. Non posso tacere. La tua uccisione è stata così crudele che non può essere assolutamente nascosta al mondo. Va raccontata fino alla fine dei tempi. L’animale, l’aguzzino che ti ha messo le mani al collo, delicato come quello di un “agnellino” indifeso, non solo ti ha soffocato ma ha avuto il barbaro coraggio di dare alle fiamme il tuo corpicino fragile e minuto.

Il supplizio e la ferocia

Dopo averti stretto il collo con atroce crudeltà ha sotterrato la tua testa sotto la sabbia, spegnendo con inaudita ferocia i tuoi occhi al mondo. Questa mattina mi sono addentrato nella fitta boscaglia di località “Mezzapraia” (territorio di Curinga) per riportare alla luce il monumento fatto realizzare, in tuo ricordo, dai tuoi familiari.

Un monumento dimenticato

Il tuo supplizio non verrà dimenticato se la Prefettura di Vibo Valentia e i Comuni di Curinga e Pizzo faranno ripulire l’area per renderla accessibile, soprattutto, alle scuole di ogni ordine e grado che hanno il dovere di custodire la memoria di ogni vittima innocente. Piccolo Saverio, il monumento deve diventare meta di pellegrinaggio e di preghiera da parte delle nuove generazioni, che devono essere formate al rispetto della legalità.

La memoria soffocata dalle erbacce

Questo luogo, soffocato dalle erbacce, deve ritornare a vivere per rendere omaggio alla tua giovane vita soppressa da mani barbare e assassine che ancora non sono state ammanettate. Adesso le Istituzioni locali devono scendere in campo per recuperare la memoria di questo innocente che non aveva nessuna colpa.

Un delitto senza perché

È stato strappato alla vita da innocente. Questa verità non la dimentichi nessuno. Il piccolo Saverio è morto perché finito nell’ingranaggio infernale di una mente crudele. Solo un cuore criminale poteva commettere un’atrocità simile. Il piccolo Saverio venne rapito il 23 febbraio 1990 a Curinga, nel catanzarese. Aveva appena 11 anni. Ritrovato il 27 dello stesso mese, morto soffocato e bruciato. Il corpo viene rinvenuto in una pineta nella zona “Mezzapraia” di Curinga, tra Pizzo e Lamezia Terme. La testa è immersa nella sabbia e il suo corpo semicarbonizzato.

Un bambino conosciuto da tutti

Il ragazzino abitava a Vibo Valentia. Frequentava la scuola e in città tutti lo conoscevano. Era un ragazzino sfortunato perché non si era perfettamente ripreso dopo un incidente stradale che lo aveva costretto a una lunga convalescenza.

L’ultima sera

La sera del 23 febbraio 1990 era uscito di casa per andare a giocare in Piazza Martiri Ungheria (Vibo Valentia) nel centro della cittadina. Lo vedono tirare calci al pallone. Poi scompare. Per cinque giorni si teme per la sua vita, e il 27 febbraio le ipotesi degli investigatori vengono scavalcate dai fatti. In peggio.

Le indagini e le piste cadute

Una zona, quella di Curinga, dove pochi mesi prima era stata trovata un’auto incendiata con dentro i resti di due uomini. All’inizio l’ipotesi seguita era quella di un tentativo di violenza da parte di un maniaco. Una pista destinata subito a cadere: il corpo del ragazzo non presentava segni di violenza. Si scopre che il bambino più volte era uscito da scuola in anticipo: le richieste con la firma falsa della madre sono state trovate nel suo diario. Che cosa ha fatto il piccolo Saverio per meritare la morte?
Alla domanda nessuno ha saputo rispondere.

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