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9 Marzo 2026
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Mafie e imprese, l’allarme di Bombardieri: “Non sempre l’imprenditore è vittima, la denuncia è l’unico strumento”

Il Procuratore Capo di Torino interviene a Novara sulla pervasività della 'ndrangheta in Piemonte: "Bisogna contrastare certe mentalità. Il fenomeno è globale e segue lo sviluppo economico".

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Il confine tra vittima e complice, nel rapporto tra economia e criminalità organizzata, non è sempre così netto. È questo il monito lanciato dal Procuratore Capo di Torino, Giovanni Bombardieri, durante il convegno “Piemonte libero dalle mafie – Conoscere e contrastare il fenomeno mafioso”. L’evento, organizzato dal Consiglio regionale presso il Campus dell’Università del Piemonte Orientale a Novara, ha offerto l’occasione per un’analisi schietta sulla penetrazione delle cosche nel tessuto imprenditoriale settentrionale.

Bombardieri ha sottolineato con forza la necessità di un cambio di paradigma culturale, ribadendo che la collaborazione con lo Stato non è solo un dovere morale, ma una necessità strategica: “La denuncia è l’unico strumento per gli imprenditori onesti di affrancarsi dalle pressioni criminali. Certo non sempre l’imprenditore è vittima. Bisogna dire che vi sono imprenditori che si rivolgono alla criminalità perché conviene. Ad esempio per lo smaltimento di rifiuti. Bisogna contrastare certe mentalità. Non vi sono Regioni esenti dal fenomeno ndrangheta che è globale”.

‘Ndrangheta in Piemonte: una presenza storica

La riflessione del Procuratore non si è limitata all’attualità, ma ha tracciato un profilo storico e geografico della criminalità organizzata nella regione. La ‘ndrangheta non è un ospite recente o un fenomeno d’importazione episodica, ma una realtà radicata che si muove seguendo i flussi di denaro e la crescita delle infrastrutture. “La ‘ndrangheta in Piemonte – ha detto Bombardieri – c’è dagli anni Sessanta. Come ha ben detto questa mattina il sindaco di Novara, opera dove c’è sviluppo economico”.

Il contrasto alla “mentalità di convenienza”

Il punto focale dell’intervento ha riguardato la scelta utilitaristica di alcuni settori del mondo produttivo. Secondo il magistrato, il contrasto alle mafie non può passare solo attraverso l’azione delle forze dell’ordine, ma richiede una bonifica etica del mercato. Quando l’imprenditore sceglie la “scorciatoia” mafiosa per abbattere i costi, come nel caso dello smaltimento illecito dei rifiuti, smette di essere una parte offesa e diventa un ingranaggio del sistema criminale. Affrancarsi da queste dinamiche è l’unico modo per preservare la libera concorrenza e la dignità del sistema Piemonte, in un contesto in cui nessuna zona può più dirsi immune.

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