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25 Marzo 2026
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Neonata rapita a Cosenza, tutto pronto per la requisitoria della Procura: il caso Vespa entra nel vivo

Oggi in aula le richieste dell’accusa sul sequestro della piccola Sofia. La perizia esclude l’incapacità di intendere e di volere. Attesa per gli interventi di parti civili e difesa

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È il giorno della requisitoria nel procedimento sul rapimento della neonata Sofia, sottratta la sera del 21 gennaio 2025 dalla clinica “Sacro Cuore” di Cosenza. Davanti al giudice dell’udienza preliminare, la Procura – rappresentata dal pubblico ministero Antonio Bruno Tridico – si appresta a formulare le proprie richieste nei confronti di Rosa Vespa, imputata per sequestro di persona e giudicata con rito abbreviato.

L’udienza segna un passaggio centrale nel processo, destinato a delineare l’impostazione finale dell’accusa sulla base degli elementi raccolti durante le indagini.

La ricostruzione degli inquirenti

Secondo quanto emerge dagli atti, Vespa avrebbe agito simulando il ruolo di un’operatrice sanitaria, riuscendo a entrare nella stanza dove si trovava la neonata, accanto alla madre e ai familiari. In quel contesto, la donna avrebbe preso la bambina dalla culla per poi dirigersi verso il piano terra della struttura.

Ad attenderla, stando alla ricostruzione investigativa, ci sarebbe stato il marito, Moses Omogo. La sua posizione, tuttavia, appare destinata all’archiviazione: gli elementi raccolti – comprese le immagini dei sistemi di videosorveglianza – indicherebbero che l’uomo fosse all’oscuro del piano e convinto che la moglie stesse portando con sé un bambino di nome “Ansel”.

L’inganno e le chat

Un ulteriore tassello ricostruito dagli investigatori riguarda il comportamento della donna nei giorni precedenti e successivi al fatto. Dalle chat WhatsApp familiari, acquisite agli atti, emergerebbero audio e fotografie con cui Vespa avrebbe fatto credere di essere ricoverata nella clinica privata.

In realtà, secondo quanto accertato, la donna si trovava in un hotel del centro cittadino, a breve distanza da corso Mazzini. Un elemento che gli inquirenti considerano significativo nella costruzione dell’ipotesi accusatoria.

Il ritrovamento della neonata

La vicenda si è conclusa nel giro di poche ore grazie all’intervento della polizia, in particolare degli agenti della Questura di Cosenza, che sono riusciti a rintracciare la neonata e a restituirla ai genitori.

Dopo l’arresto, Rosa Vespa ha trascorso un periodo in carcere, prima che il giudice per le indagini preliminari disponesse per lei la misura degli arresti domiciliari, tuttora in corso.

La perizia psichiatrica

Nel corso del procedimento, il giudice dell’udienza preliminare Letizia Benigno ha disposto una perizia psichiatrica sull’imputata. L’esito dell’accertamento, depositato agli atti, ha escluso l’incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti.

Si tratta di un passaggio rilevante per l’impianto processuale, destinato a incidere sulle valutazioni finali del giudice.

Le prossime tappe in aula

Dopo la requisitoria della Procura, la parola passerà alle parti civili, rappresentate dagli avvocati Paolo Pisani, Natasha Gardi, Chiara Penna e Giorgio Loccisano. Successivamente interverrà la difesa di Rosa Vespa, affidata agli avvocati Gianluca Garritano e Teresa Gallucci.

Il procedimento proseguirà quindi verso la decisione, attesa al termine del confronto tra accusa e difesa sulla base degli elementi acquisiti.

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