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10 Marzo 2026
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Ponte sullo Stretto, i soldi per gli espropri finiranno (legalmente) anche al clan Mancuso

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I condannati per reati di ‘ndrangheta e presunti appartenenti al clan Mancuso di Limbadi, tra cui figli e nipoti dei boss, incasseranno i soldi per gli espropri del Ponte sullo Stretto. Lo riporta l’edizione odierna del “Fatto Quotidiano”, secondo cui a guadagnarci dai lavori (in modo del tutto legale), saranno anche le cosche.

Il deposito di materiale inerte

Stando al progetto definitivo pubblicato dalla società “Stretto di Messina Spa” e dal “Consorzio Eurolink” guidato da Webuild – riporta il quotidiano – sorgerà il deposito di materiale inerte, identificato come Cra3, in una zona rurale denominata “Petto”. Un’enorme discarica dove verrà riversato materiale per oltre un milione e mezzo di metri cubi. In una seconda area verranno invece stoccati ulteriori 335mila metri cubi di materiale a carattere temporaneo e per farlo lo Stato dovrà espropriare oltre 70mila metri quadrati di territorio, di cui quasi 60mila sono di proprietà dei familiari dei Mancuso.

Stando a quanto riportato nel progetto, si tratta di una “superficie posta su un rilievo collinare, un tempo utilizzata come cava di inerti per la produzione di calcestruzzo e dei rilevati compresi nelle opere di costruzione del porto di Gioia Tauro”, ovvero un sito che “giace in stato di degrado e abbandono”. Peccato, però, che il valore sia minimo, perché “l’intensa attività estrattiva nel corso degli anni ha modificato l’assetto originario e oggi l’area appare profondamente deturpata, con spaccature e fratture ben visibili, anche a molti chilometri di distanza”.

Chi riceverà i soldi

Ma chi riceverà i soldi? Nell’elenco stilato dalla società guidata da Pietro Ciucci figurano Carmina Antonia Mancuso, figlia di Francesco, classe 1929 e nel frattempo defunto, uno della “generazione degli 11”. E ancora la figlia di quest’ultima, Pantalea Orfanò, ma anche Daniela Lemma, a sua volta figlia di Rosaria Mancuso. Nell’elenco, però, c’è anche l’imprenditore Francesco Naso il quale, stando a quanto accertato dalla Dda di Catanzaro, con la sua azienda Naso avrebbe rifornito gratuitamente cemento e materiali edili al clan che, in cambio, gli avrebbe garantito “una posizione dominante” sul territorio.

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