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1 Aprile 2026
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Prometteva la purificazione dell’anima ma dietro c’erano riti, abusi e truffe. Arrestato in Umbria un guru rossanese

Sotto accusa un presunto sistema criminale tra truffe, estorsioni e abusi: oltre 500mila euro sottratti agli adepti. Il nome che emerge è quello di Alfredo Mangone, già al centro di un’inchiesta Rai. Dietro le sbarre altre due persone e la compagna

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È bastata la denuncia di un padre per far emergere un sistema inquietante fatto di manipolazione, isolamento e presunti abusi. Da lì è partita l’indagine della Polizia di Stato di Perugia, insieme al Servizio Centrale Operativo, coordinata dalla Procura.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il figlio dell’uomo aveva iniziato a frequentare nel 2023 corsi di alchimia guidati da un sedicente “maestro”. In pochi mesi avrebbe cambiato radicalmente vita: l’abbandono del lavoro, il trasferimento in una struttura del gruppo tra Marche e Umbria e il totale distacco da amici e familiari.

La struttura della setta e i ruoli interni

Le indagini, condotte attraverso pedinamenti, intercettazioni e testimonianze, hanno fatto emergere l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere strutturata gerarchicamente.
All’interno del gruppo, ogni membro aveva un ruolo preciso, identificato anche da nomi simbolici: “Maestro”, “Maestra”, “Sciamano”, “Guaritore”. Un’organizzazione che, secondo l’accusa, operava con metodi studiati per adescare e trattenere gli adepti, facendo leva su fragilità personali e bisogni emotivi.
Tra le tecniche utilizzate, anche minacce di conseguenze spirituali, malattie o malasorte in caso di abbandono del percorso, oltre a promesse di salvezza e guarigione.

Il “maestro” calabrese: il nome che emerge

Secondo quanto riportato da media umbri, il presunto capo della setta sarebbe Alfredo Mangone, 56 anni, originario di Corigliano Rossano, in Calabria.
Un nome già finito al centro di un’inchiesta giornalistica della trasmissione FarWest andata in onda su Rai 3, che aveva acceso i riflettori sulle sue attività.

Soldi, lusso e oltre 500mila euro versati

Gli accertamenti bancari hanno rivelato un flusso continuo di denaro: oltre 500mila euro versati dagli adepti nel corso del tempo, tra quote mensili e donazioni.
Secondo gli inquirenti, i soldi sarebbero stati utilizzati anche per spese personali: auto, alcune di lusso, gioielli e ristoranti. Un giro economico significativo costruito, sempre secondo l’accusa, sulla vulnerabilità delle vittime.

Le accuse più gravi: violenza sessuale e manipolazione

Tra i capi d’imputazione più pesanti emerge anche quello di violenza sessuale. Un uomo di 56 anni, ritenuto il “maestro”, avrebbe abusato della propria autorità per costringere una donna a rapporti sessuali, convincendola che si trattasse di pratiche necessarie alla “purificazione dell’anima”.
Un quadro accusatorio che delinea un sistema di controllo psicologico profondo, capace di condizionare le vittime fino a far accettare situazioni estreme.

Fermi, carcere ed estradizione

Sono quattro le persone fermate – tre uomini e una donna – per associazione a delinquere finalizzata a truffa, estorsione e violenza sessuale. Tre di loro sono già stati condotti nelle carceri di Perugia Capanne e Poggioreale, mentre per un quarto indagato, attualmente all’estero, si procederà con richiesta di estradizione.
Per altri due soggetti, considerati marginali, si procede a piede libero.
La Procura ha chiesto la convalida dei fermi e l’applicazione di misure cautelari, mentre le indagini continuano per chiarire tutti gli aspetti della vicenda.

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