Non più soltanto messaggi intimidatori, non più soltanto bottiglie incendiarie lasciate come avvertimento. Questa volta, nella zona industriale di Jonadi, a pochi chilometri da Vibo Valentia, il salto di livello sarebbe arrivato con il rumore secco degli spari.
Nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi, cinque attività ubicate nell’area industriale, non distanti l’una dall’altra e nei pressi del centro commerciale Vibo Center, sono state fatte oggetto di un raid intimidatorio. Ignoti, approfittando del buio, hanno esploso in rapida successione alcuni colpi all’indirizzo delle strutture prese di mira. Secondo quanto emerso dai primi accertamenti, si tratterebbe verosimilmente di colpi di fucile calibro 12, esplosi contro le quattro attività nella stessa zona e in un arco temporale ristretto.
Il salto di qualità dell’intimidazione
L’episodio segna una nuova fase di tensione in un territorio che, dopo alcune settimane di apparente tregua, torna a fare i conti con il linguaggio cupo delle intimidazioni. La novità, rispetto agli episodi registrati in precedenza, è proprio la modalità scelta. Dai segnali simbolici, dagli avvertimenti lasciati a distanza, si sarebbe passati agli spari contro le attività. Un passaggio che inevitabilmente alza il livello di allarme e riporta al centro dell’attenzione la sicurezza dell’area industriale alle porte di Vibo.
Chi ha agito lo ha fatto nonostante la presenza di telecamere di videosorveglianza nella zona. Un dettaglio che rende ancora più inquietante la dinamica del raid: gli autori avrebbero colpito sapendo di poter essere ripresi, muovendosi comunque nel buio della notte e scegliendo più obiettivi ravvicinati.
Le indagini della Polizia
Su quanto accaduto indaga la Polizia, che nelle ore successive al raid ha avviato gli accertamenti per ricostruire nel dettaglio la sequenza degli spari, individuare eventuali collegamenti tra le quattro attività colpite e risalire agli autori dell’intimidazione.
Gli investigatori hanno sentito i titolari delle attività finite nel mirino e stanno visionando le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona industriale. Proprio dai filmati potrebbero arrivare elementi utili per ricostruire movimenti, orari, mezzi eventualmente utilizzati e direzione di fuga degli ignoti. Al momento resta da chiarire il movente del raid e se le attività siano state colpite per un’unica ragione o se l’azione rientri in una più ampia strategia intimidatoria.
La paura che torna nel Vibonese
Il dato più pesante, sul piano sociale prima ancora che investigativo, è il ritorno di un clima di pressione attorno al mondo delle attività economiche. La zona industriale di Jonadi rappresenta uno degli snodi produttivi e commerciali più importanti dell’area vibonese. Colpire lì significa mandare un messaggio che non riguarda soltanto i singoli titolari, ma l’intero tessuto economico del territorio.






