La Chiesa Maria SS. Addolorata nella parte alta di Rosarno era stata stipata all’inverosimile, con oltre 300 persone all’interno e più di 70 rimaste fuori a causa delle dimensioni ridotte del luogo di culto. L’occasione era la messa in suffragio di Savino Pesce, celebrata dopo che la Prefettura aveva impedito il funerale già annunciato dalla famiglia per venerdì scorso. Dal punto di vista dell’affluenza, la funzione, svoltasi nel centro della Piana, è stata indiscutibilmente un successo.
È importante precisare che non tutti i convenuti erano lì esclusivamente per Pesce; la funzione commemorava altre sei persone, tra cui Domenico Buttiglieri, cognato di Peppe Valarioti, barbaramente ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1980. Tuttavia, Pesce è stato il primo citato dal parroco durante la celebrazione.
La reazione della comunità e gli interrogativi di Klaus Davi
Secondo quanto riferito da Klaus Davi, la massiccia presenza della popolazione ha risposto a una vera e propria “convocazione” dei familiari di Savino, che avevano esortato i concittadini a partecipare all’evento attraverso un’affissione mirata. Il giornalista ha documentato quanto accaduto precipitandosi in Calabria non appena l’annuncio della celebrazione della messa è diventato ufficiale. Davi ha seguito l’intera funzione e ha tentato di intervistare amici e conoscenti della famiglia, che però sono stati di poche parole. Nei banchi delle prime file, i quattro figli di Savino, insieme a numerosi nipoti, hanno salutato le tantissime persone presenti, condividendo ricordi del padre al quale erano particolarmente legati.
Il contesto di Savino Pesce e la critica di Davi all’antimafia
Savino Pesce era una figura di rilievo all’interno di una delle famiglie più note della ‘Ndrangheta di Rosarno: era figlio di Ciccio Pesce, detto “il gobbo”, fratello minore di Nino Pesce, detto “Testuni”, zio della collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce e zio di Ciccio Testuni (il quale non era presente alla messa, sostituito dal cognato Roberto Matalone, noto come “Paul Newman della Piana”). Savino è deceduto lo scorso 25 giugno mentre si trovava agli arresti domiciliari, autorizzati dal tribunale di sorveglianza a causa delle sue gravi condizioni di salute. In passato, era stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Handover-Pecunia olet”.
Klaus Davi si è detto colpito dalla scarsa attenzione mediatica nazionale, in particolare da parte della stampa milanese, nonostante il ruolo apicale del clan Pesce in Lombardia. “Nessun giornalista milanese ha seguito l’evento, e nessuno ne ha parlato”, ha dichiarato Davi. “Normale che poi Milan e Inter vengono risarciti ed è tutto normale… ma così l’antimafia perde colpi!” Una riflessione che suona come un monito, specialmente in un periodo in cui “i referendum sulla giustizia sono alle porte”.







