Le coste calabresi continuano a restituire corpi. E dietro ogni cadavere recuperato si apre un abisso di domande a cui la magistratura sta cercando di dare risposta.
Il Procuratore di Vibo Valentia, Camillo Falvo, ha avviato un’indagine sui numerosi giubbotti di salvataggio e sui resti umani rinvenuti lungo il litorale nelle settimane successive al passaggio del ciclone che ha flagellato il Mediterraneo centrale.
Un dettaglio inquietante emerge sin dalle prime verifiche: i giubbotti presenterebbero caratteristiche omogenee, quasi identiche tra loro, come se provenissero da un unico lotto. Un indizio che, per gli investigatori, potrebbe ricondurre a una sola imbarcazione e a un’unica, drammatica traversata.
La rotta ipotizzata e la tempesta
L’ipotesi investigativa che al momento sembra prendere corpo è quella di un natante salpato dalle coste nordafricane — probabilmente dall’Algeria — con destinazione la Sardegna, con a bordo un numero ancora imprecisato di migranti. Una rotta lunga e pericolosa, affrontata nonostante le condizioni meteo fossero già state classificate come estreme sull’intero bacino del Mediterraneo.
Numeri ancora incerti, stime drammatiche
Le stime sulle vittime sono ancora largamente incerte. Le organizzazioni internazionali che monitorano i flussi migratori parlano di centinaia di morti solo in quei giorni di tempesta. Ma alcune reti di solidarietà direttamente in contatto con le comunità di origine dei migranti scomparsi riferiscono di numeri ben più alti — potenzialmente nell’ordine di un migliaio di persone inghiottite dal mare —. Le indagini lo chiariranno.
Una tragedia che supera i confini locali
La Procura di Vibo ha già avviato i contatti con gli altri uffici giudiziari competenti per indagini su scala più ampia. Perché quello che si sta delineando non è una tragedia locale, ma l’ennesimo capitolo di una strage collettiva e silenziosa, che il Mediterraneo ha inghiottito e le coste calabresi, loro malgrado, continuano a raccontare.









