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4 Aprile 2026
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Un gesto d’amore e di rabbia. La madre di Filippo Verterame alza la voce: “Mio figlio non è un teppista, lo accusano per rabbia”

Quello di Angela Giaquinta è un grido che chiede silenzio, rispetto e preghiera, ma anche giustizia per un figlio che non c’è più

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La richiesta è semplice, straziante, e arriva dritta al cuore. Angela Giaquinta, madre di Filippo Verterame, il giovane di 22 anni dichiarato morto cerebralmente in seguito ad una coltellata alla gola durante una rissa a Le Cannella (Isola Capo Rizzuto), affida ai social un appello che è al tempo stesso un inno alla speranza e una denuncia contro la superficialità. Il suo è un grido che chiede silenzio, rispetto e preghiera, ma anche giustizia per un figlio che non c’è più.

Il ritratto di un ragazzo “colpevole” di onestà

Angela Giaquinta dipinge il figlio non come un ragazzo qualsiasi, ma come un giovane animato da un amore profondo e maturo per la sua terra. Nonostante i suoi 22 anni, Filippo era un imprenditore turistico e un attivista, che da tempo si batteva per la valorizzazione del territorio. Ha dedicato gli ultimi tre anni alla gestione di una struttura ricettiva e ha realizzato, insieme all’associazione Asylos, il primo lido inclusivo della zona. Un progetto che lo inorgogliva e che testimonia il suo impegno.

Il dolore contro le illazioni

L’appello della madre si scontra con la violenza delle parole. “I commenti superficiali sui social hanno aggiunto rabbia all’immenso dolore”, scrive. La donna si indigna per i commenti che descrivono il figlio come un teppistello, una macchia sulla sua onestà e sulla sua dedizione al lavoro. “Come si può descrivere senza conoscerlo un ragazzo perbene come un teppistello dedito a risse e violenza? Nessuno deve più permettersi”, sbotta, difendendo l’integrità del figlio e invitando chiunque lo conosca a fare altrettanto.

Un conflitto tra onestà e illegalità

La madre di Filippo non si limita a chiedere rispetto, ma indica una possibile chiave di lettura per l’aggressione. Secondo lei, l’impegno onesto e l’attivismo del figlio potrebbero aver “infastidito” chi “sfrutta abusivamente la nostra terra senza rispetto”. “Filippo – insiste –   è  stato colpevole solo di aver lavorato con sincerità e amore, un’onestà che stride con l’illegalità ostentata da altri”. L’appello si chiude con un’ultima preghiera: che la giustizia faccia il suo corso e che il nome di Filippo venga associato alla verità, alla dignità e all’onestà: “Chiediamo rispetto per la nostra famiglia e soprattutto per Filippo in questo momento difficile. Vi preghiamo di pregare per lui, di evitare diffamazioni o insinuazioni infondate. Chi desidera aiutarci può pregare con noi e diffondere questo appello affinché la verità, la dignità e l’onestà di Filippo siano rispettate”.

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