Una frase nata per ricordare Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dalla ’ndrangheta nel 2009, è stata nuovamente vandalizzata a Milano, in piazza Prealpi. La scritta originaria, “Vedo, sento, parlo come Lea”, è stata alterata con vernice spray fino a diventare “Non vedo, non sento, non parlo come Leao”.
Non è al momento noto chi abbia realizzato la modifica. L’episodio è stato segnalato pubblicamente dal consigliere comunale del Partito democratico Alessandro Giungi, che ha denunciato sui social il nuovo danneggiamento della frase.
La denuncia di Alessandro Giungi
In un post pubblicato su Facebook, Giungi ha ricordato il significato della scritta e il luogo nel quale si trova. La piazza, infatti, è legata direttamente alla vicenda di Lea Garofalo: secondo quanto ricostruito nel procedimento giudiziario sulla sua morte, la donna fu uccisa a Milano e il delitto maturò proprio nell’ambito della vicenda che coinvolse l’ex compagno Carlo Cosco.
“In Piazza Prealpi hanno di nuovo vandalizzato la scritta dedicata a Lea Garofalo”, ha scritto Giungi, definendo Lea una “testimone di giustizia” e ricordando che fu uccisa dalla ’ndrangheta in un appartamento con affaccio sulla stessa piazza.
Il consigliere ha poi collegato l’episodio alla recente morte della figlia di Lea, Denise Cosco. “Dopo quello che è successo a Denise, se possibile, è ancora più orribile e doloroso”, ha scritto nel suo intervento.
La storia di Lea Garofalo
Lea Garofalo era originaria di Petilia Policastro, nel Crotonese, ed era cresciuta in un contesto familiare legato alla criminalità organizzata. Nel 2002 decise di collaborare con la magistratura, fornendo informazioni sulle attività criminali e sulle faide interne ai gruppi della zona.
La sua scelta di rompere con l’ambiente nel quale era cresciuta aveva anche un obiettivo preciso: proteggere la figlia Denise e offrirle la possibilità di una vita lontana dalla criminalità.
La vicenda coinvolse anche l’ex compagno Carlo Cosco, con il quale Lea aveva avuto la figlia. Nel novembre del 2009 Garofalo fu attirata a Milano con il pretesto di discutere proprio del futuro della ragazza. Il 24 novembre 2009 venne sequestrata e successivamente uccisa.
La sua storia è diventata negli anni uno dei casi più noti legati alle figure dei testimoni di giustizia e alla scelta di collaborare con le istituzioni contro la criminalità organizzata.
La morte della figlia Denise
La vicenda familiare non si è conclusa con la morte di Lea. Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, è morta recentemente all’età di 35 anni, la stessa età che aveva la madre quando venne assassinata.
La notizia della morte di Denise ha aggiunto un ulteriore elemento di dolore alla storia della famiglia Garofalo, già segnata dal delitto del 2009. Il consigliere Giungi ha richiamato proprio questa circostanza nel commentare la nuova vandalizzazione della scritta in piazza Prealpi.
Un episodio ancora senza responsabili
Al momento, sulla base delle informazioni disponibili, non è stato individuato il responsabile della modifica della scritta. Resta quindi da chiarire chi abbia utilizzato la bomboletta spray e in quali circostanze sia avvenuto il danneggiamento. La frase resta comunque riconducibile al progetto di memoria dedicato a Lea Garofalo e alla sua scelta di collaborare con la giustizia. La ricostruzione dell’episodio potrà chiarire eventuali responsabilità per la vandalizzazione.















