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4 Marzo 2026
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Violenza e traffici illeciti nel carcere di Rossano: agente ferito al volto durante un sequestro

Tensione nell'istituto penitenziario: rinvenuti hashish, un coltello e un cellulare. Il Sappe denuncia la perdita di controllo sulla sicurezza e chiede la schermatura immediata dei penitenziari.

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Ancora un episodio di violenza tra le mura del carcere di Corigliano-Rossano. Un’operazione di controllo ordinaria si è trasformata in un’aggressione ai danni del personale di polizia penitenziaria. Durante l’ispezione di una cella, gli agenti hanno individuato e sequestrato un micro telefono cellulare, circa venti grammi di hashish e un coltello di fabbricazione artigianale.

Nel tentativo disperato di impedire il sequestro del dispositivo elettronico, il detenuto ha reagito con violenza colpendo al volto uno degli agenti. Il poliziotto è stato costretto a ricorrere alle cure dei sanitari, che hanno stabilito una prognosi di cinque giorni per le lesioni riportate.

L’allarme del Sappe: “Sicurezza fuori controllo”

L’episodio ha scatenato la dura reazione dei vertici del sindacato autonomo di polizia penitenziaria. Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, e Francesco Ciccone, segretario nazionale, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta che fotografa una situazione critica: “Non esiste più alcun controllo reale sull’ingresso di materiali vietati negli istituti di pena”.

Secondo i rappresentanti sindacali, la proliferazione di telefoni e sostanze stupefacenti all’interno delle carceri non solo compromette l’ordine interno, ma espone il personale a rischi crescenti. Per contrastare questo fenomeno, la richiesta è netta: “È necessario intervenire con sistemi di schermatura per bloccare l’uso dei dispositivi introdotti illegalmente” hanno spiegato i sindacalisti.

Tossicodipendenze e carenze istituzionali

Oltre alla questione tecnologica e della sorveglianza, il sindacato pone l’accento sulla gestione dei detenuti affetti da dipendenze, considerati tra i soggetti più difficili da gestire nel regime carcerario ordinario. Durante e Ciccone sostengono che la sola repressione non sia sufficiente: “Servono percorsi di recupero concreti, con l’inserimento nelle comunità terapeutiche”.

Il quadro finale delineato dal Sappe è quello di un corpo di polizia lasciato solo dalle istituzioni. Secondo l’organizzazione sindacale, la mancanza di risposte adeguate sta costringendo gli agenti a operare in condizioni di lavoro sempre più precarie e pericolose, in attesa di riforme strutturali che tardano ad arrivare.

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