Ore 18: davanti alla chiesa Madonna del Carmine di Catanzaro cala il silenzio. Il brusio della gente si fa preghiera. Si sta per ripetere, tra la commozione generale, il secolare rito pasquale della “Naca”. Migliaia di persone, provenienti da ogni parte della Calabria, aspettano l’inizio della processione. Un evento che unisce fede e cultura, capace di raccontare l’anima più autentica di Catanzaro e della Calabria. Le luci soffuse, i canti e i gesti tramandati nel tempo trasformano il centro storico in uno scenario carico di emozione, coinvolgendo residenti e visitatori in un’esperienza intensa e rispettosa.
La “Naca”, nel corso dei secoli, è diventata un momento di preghiera collettivo che è arriva dritta al cuore di Dio. Per il suggestivo evento religioso Catanzaro si è fermata. Forze dell’ordine e polizia municipale si sono mobilitate fin dalle prime luci dell’alba. Per fortuna non si sono registrati incidenti. La comunità catanzarese, in attesa della Pasqua di Resurrezione, si è raccolta in preghiera stringendosi al suo vescovo monsignor Claudio Maniago e al secolare simulacro della “Naca” che continua a dare forza e speranza ad una popolazione che si è sempre distinta per la sua laboriosità.
Origini e significato della “Naca”
La “Naca”, termine che deriva dalla parola greca “nèkyia”, che significa culla o “vello” della culla, è una tradizione religiosa profondamente radicata in città. La scelta di chiamarla così non discende certamente da un mero vezzo lessicale, ma, al contrario, racchiude in sé tutta la spiritualità e l’essenza della “Naca”. “Questo evento – hanno sottolineato alcuni organizzatori – tutto è fuorché una rappresentazione teatrale, storica, o rievocativa della Passione di Nostro Signore!”
La Naca è una “processione penitenziale” fatta dalle Confraternite cittadine, che portano per le vie del centro la Croce, per l’appunto, “penitenziale”, volendo “ricordare” il cammino doloroso fatto duemila anni fa dal Cristo.
Una tradizione diversa da tutte le altre
La “Naca” catanzarese è diversa da quasi tutte le altre processioni del Venerdì Santo che si svolgono un po’ in tutto il Meridione. E la “diversità” nasce già, anzi direi “soprattutto” nel nome: le altre si chiamano spesso “Via Crucis” oppure contengono la parola “Vara” o “Varia” dal termine italiano, di derivazione latina, “Bara” (la corruzione della “B” in “V” è un tratto distintivo di molti dialetti meridionali).
La processione della “Naca” risale almeno al XVI secolo. Secondo le testimonianze di Francesco Frangipane, la processione della “Naca” risale almeno al XVI secolo, con una storia che si snoda attraverso i secoli, mantenendo intatta la sua autenticità.
Nel Seicento, ben tredici Confraternite partecipavano a questa solenne processione, ognuna dedicata a un aspetto specifico della fede. Poi, nel 1937, Monsignor Fiorentini unificò i vari cortei delle confraternite in una singola processione che si svolgeva ogni venerdì pomeriggio. Oggi, quattro Confraternite, San Giovanni, Immacolata, Rosario, Carmine, portano avanti questa millenaria tradizione.
Penitenza, silenzio e devozione
La specificità della “Naca” risiede nel suo carattere penitenziale e nella sua distinzione dalla rappresentazione della Passione di Gesù. Mentre altre processioni riproducono gli eventi salienti della vita di Cristo, la “Naca” si concentra sulla penitenza, un atto di umiltà e contrizione.
I confratelli, in origine tanti quanti i giorni della Settimana Santa, visitavano “i sepolcri,” gli altari della reposizione, in silenzio e incappucciati per preservare l’anonimato. Durante la processione silenzio assoluto al passaggio del corteo, in mezzo a svariate migliaia di persone, creando uno straordinario isolamento interiore.
I simboli della Passione
La processione ha visto sfilare due simulacri della Passione: la statua del Cristo morto nella “Naca” e quella dell’Addolorata. Questi simboli, portati in corteo dagli incappucciati, rappresentano un momento di profonda devozione in cui i partecipanti manifestano la propria contrizione.
Un aspetto cruciale è la natura sobria della “Naca”: tradizione antica vorrebbe nessuno indossasse abiti simili a quelli di Gesù o dei Romani, e non sono ammesse frustate o altri atti spettacolarizzati. La Croce è stata portata da un confratello a nome di tutti, mentre le lance rappresentano le spade che trafissero il cuore di Maria.









