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7 Aprile 2026
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Gianni “Nanni” Cervigni, da Reggio Calabria a Roma: il gentiluomo del giornalismo italiano degli anni d’oro

Architetto delle pagine economiche e anima della redazione de Il Giorno, ha tracciato un ponte tra il Meridione e la modernità dell’informazione nazionale

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Gianni Cervigni, Nanni per gli amici, è stato un importante giornalista calabrese nel trentennio 1960-1980. In quegli anni diresse la redazione romana de Il Giorno di Milano, il giornale fondato nel 1956 da Enrico Mattei, presidente dell’Eni. Questo quotidiano introdusse in Italia una formula basata su titolazioni vistose, molte notizie brevi e commenti dai toni vivaci. Raggiunse la sua maggiore diffusione a metà degli anni Ottanta, entrando poi in crisi di vendite.

I quattro calabresi amici de “Il Mondo di Pannunzio”

Uno dei punti di forza della redazione, sebbene avesse un carattere molto schivo, fu il giornalista Gianni Cervigni di cui si disse che aveva introdotto nel mondo del giornalismo italiano le pagine economiche, mutuando così l’informazione british. Egli non veniva dal nulla. Si era cresciuto culturalmente alla scuola di Mario Pannunzio, che nell’immediato dopo guerra aveva fondato il settimanale Il Mondo. Infatti Lui, insieme a Corrado Alvaro, Mario La Cava e Peppe Arena, furono i quattro calabresi amici del cosiddetto club de “Il Mondo di Pannunzio”. L’ingresso di Cervigni nell’arengo pannunziano fece dire allo stesso: “L’influenza che Il Mondo esercitava su di noi, o forse su alcuni di noi, non si risolveva però solo sul terreno delle idee, ma s’estendeva anche alla forma, allo stile, con cui tali idee venivano espresse”. Quando, il 2 maggio 2019 Cervigni morì a Roma all’età di 88 anni, Franco Abruzzo, già presidente, per lunghi anni, dell’Ordine di giornalisti della Lombardia, scrisse: “Ci ha lasciati Giovanni Cervigni, Nanni per i colleghi e soprattutto per gli amici. E ne aveva tanti Nanni di amici, che nei sui lunghi anni di professione hanno avuto modo di conoscere la sua umanità, la sua correttezza e la sua grande professionalità”.

Un reggino del ’31

Sì, perché Nanni Cervigni, nato a Reggio Calabria nell’aprile del 1931, è stato un grandissimo professionista, una colonna portante de Il Giorno dei tempi d’oro, quando nei corridoi della vecchia sede del giornale, a Milano, in via Fava 20, potevi incontrare colleghi del calibro di Pietro Citati, Marco Nozza, Gianni Brera, Natalia Aspesi, Gianni Clerici, Corrado Stajano, Vittorio Emiliani, Guido Nozzoli, Franco Nasi, Morando Morandini. Oppure nella sede della redazione romana, in Largo, Goldoni, dove ha lavorato fianco a fianco con Fausto De Luca, Bernardo Valli, Enzo Forcella, Giovanni Valentini, Ermanno Rea, Sergio Turone, Gaetano Scardocchia, Giorgio Vecchiato, Massimo Franco. E quanti altri, che hanno onorato questa professione, potrebbero essere citati. Nanni ha avuto la fortuna di partecipare per molti anni, da protagonista, alla vita di un grande quotidiano che con la sua nascita, nell’aprile del 1956, ha cambiato il modo di fare informazione in Italia. In quel fervore di idee, progetti, campagne civili, Cervigni si è inserito con assoluta naturalezza e grande competenza, dopo gli anni universitari a Napoli e la partecipazione all’associazionismo universitario, che come ha così bene raccontato Vittorio Emiliani, ha sfornato buona parte della migliore classe dirigente italiana degli anni ’70 e ’80. Poi la collaborazione a “Nord e Sud”, la rivista meridionalistica più prestigiosa, fondata a Napoli nella metà degli anni ’50 da Francesco Compagna, il meridionalista laico e repubblicano. Quindi il passaggio all’Ufficio Studi dell’ENI e il successivo naturale approdo alla redazione romana del quotidiano ideato e fondato da Enrico Mattei e Gaetano Baldacci, per rinforzare l’informazione economica del quotidiano, che tra le tante innovazioni, ha introdotto per primo la pagina economica.

Una direzione galante

A Nanni è poi toccato l’onore e l’onere di guidarla quella redazione, a cavallo fra gli anni ’70 e ’80, anni difficili, duri, terribili. L’ha diretta con il garbo del gentiluomo meridionale, la fermezza di un uomo dai saldi principi, che credeva nelle Istituzioni e le difendeva, la competenza di chi prima di arrivare al giornalismo professionale, si era formato in anni di studi politici ed economici e di ricerche sul Meridione. Questo, e tantissimo altro, è stato Nanni Cervigni che ieri ci ha lasciato. Lo ricorderemo con affetto e gratitudine, lo ricorderanno i tanti giovani che da lui hanno imparato il mestiere ed il rigore con il quale va esercitato. E ricorderemo, in questo momento di grande tristezza, mentre abbracciamo con grande affetto Rita, la sua signora, e Raffaello, l’adorato figlio, la sua vitalità, la sua battuta, sempre pronta, anche nei momenti più delicati, a rincuorare e dare forza e coraggio. Riposa in pace, nella tomba della tua famiglia, nelle Marche».

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