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1 Aprile 2026
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Giorgio Marincola, figlio della Calabria: eroe della Resistenza: La memoria viva di un ragazzo che sfidò il nazifascismo

Da Pizzo alla Val di Fiemme il coraggio di scegliere la libertà contro ogni paura la storia di un giovane calabrese che diventò leggenda partigiana

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Villa Schneider è una palazzina in stile liberty di Biella, situata a breve distanza dal centro storico. Essa, mentre stava per concludersi la seconda guerra mondiale con la sconfitta dei nazi-fascisti, ovvero agli inizi degli anni ’40, fu requisita dalle SS e da forze fasciste-repubblichine per essere adibita a quartier generale del comando di Polizia Militare e luogo di interrogatori e torture cui venivano sottoposti, in particolare, i partigiani catturati e reclusi nelle prigioni della città piemontese. La villa fu requisita esattamente dopo l’armistizio di Cassibile, l’8 settembre 1943 con la concomitante istituzione della Repubblica Sociale Italiana. Con la fine del conflitto mondiale la palazzina ha avuto diverse destinazioni d’uso fino a divenire quasi abbandonata e prima di essere utilizzata per gli uffici di assessorati comunali e come sede museale permanente e Luogo della memoria.

La biografia essenziale

Dal gennaio 2018 il piano terreno ospita la sede del Comitato Provinciale Biellese dell’ANPI. Tra i tanti personaggi che furono torturati a Villa Schneider ci fu anche Giorgio Marincola. Chi era costui? Intanto diciamo che era di Pizzo Calabro. Giorgio Marincola (Mahaddei Uene – Somalia, 23/9/1923 – Stramentizzo – Trentino, 4/5/1945) è stato un partigiano italiano che ha ricevuto la medaglia d’oro al valor militare. La sua biografia essenziale narra che nacque nella Somalia italiana. Figlio di Giuseppe, maresciallo maggiore di fanteria di origini calabresi, e di Askhiro Hassan, somala della cabila Habar Gidir.  La storica Michela Ponzani ha scritto di recente un libro su Giorgio Marincola.  Lei ha 48 anni e insegna storia contemporanea presso l’Università di Roma Tor Vergata. In questo anno ha licenziato il libro “Giovani liberi partigiani” (DeAgostini, 2026).  È un libro per ragazzi dove l’Autrice racconta, con linguaggio appropriato, le figure di sei partigiani: Rosario Bentivgna, Teresa Mattei, Tina Anselmi, Bianca Guidetti Serra, Ughetto Forno e Giorgio Marincola. La nostra attenzione si poggia su quest’ultimo nome perché era originario di Pizzo Calabro.

La descrizione del giovane

Con un linguaggio pedagogico e didascalico l’Autrice racconta di un giovane che, nato nella Somalia italiana, figlio di Giuseppe, maresciallo maggiore di fanteria di origini calabresi, e di Askhiro Hassan, somala della cabila Habar Gidirche, contrariamente alle usanze dell’epoca, il padre riconobbe entrambi i figli (oltre a Giorgio, Isabella, nata nel 1925) e li portò in Italia. Giorgio, emigrato per primo, crebbe a Pizzo Calabro con gli zii, che non avevano figli. Isabella, invece, andò a vivere a Roma, col padre e la moglie italiana, Elvira Floris, sposata nel giugno 1926 e da cui ebbe due figli. Giorgio si trasferì a Roma, in casa del padre, nel 1933. Qui frequentò il regio liceo Umberto I e per due anni scolastici ebbe come professore di Storia e Filosofia il militante azionista Pilo Albertelli, morto nell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Il libro della Ponzani si pone questo interrogativo. Che cosa significa avere il coraggio di scegliere? E quanto è potente il desiderio di un ragazzo o di una ragazza a cui si vuole portare via la libertà?

Una generazione che ha detto “no”

La storica Michela Ponzani ci accompagna in un viaggio appassionante dentro la Resistenza italiana, attraverso le vite straordinarie – avventurose, decisive, spesso drammatiche – di sei protagonisti che, quando tutto sembrava perduto, hanno deciso di “disobbedire” e prendere in mano il proprio e altrui destino. Rosario Bentivegna, Teresa Mattei, Giorgio Marincola, Tina Anselmi, Bianca Guidetti Serra e Ughetto Forno non sono soltanto nomi nei libri di storia: nelle parole dell’autrice tornano a essere persone reali, come i ragazzi e le ragazze di oggi. Donne che non sono rimaste nell’angolo dove la società le aveva relegate, giovani – poco più che adolescenti – che hanno avuto paura, fatto scelte difficili, rischiato tutto pur di opporsi al nazifascismo e costruire un mondo in cui riconoscersi e crescere: l’Italia libera e democratica. Ripercorrendo le tappe sotto la dittatura – la guerra, la conquista coloniale, le leggi razziali, la lotta partigiana – le loro storie ci parlano di amicizia e di ideali, di amore, sacrifici e di speranza. Raccontano una generazione che ha detto “no” all’ingiustizia e “sì” a pace, rispetto e uguaglianza, diritti per cui si è dovuto lottare anche dopo, quando l’Italia era già una Repubblica, dimostrando che la vocazione alla resistenza non può mai cessare. Ora che le voci dirette di quell’epoca si stanno spegnendo, il testimone passa a noi. Con uno stile chiaro e coinvolgente, questo libro ci invita a scoprire che la memoria non è solo un ricordo, ma una responsabilità viva, che riguarda il presente e il futuro di tutti e tutte.

La cattura

Il 17 gennaio 1945 Giorgio Maricola fu imprigionato da un reparto di SS nel carcere di Biella e di lì trasferito a Villa Schneider, presso il comando della polizia militare tedesca. Qui lo costrinsero a parlare durante una trasmissione di Radio Baita. Come già successo ad altri partigiani catturati, Giorgio avrebbe dovuto denigrare la Resistenza. Scelse invece di esaltarla, scagliandosi contro il regime fascista. La trasmissione venne interrotta, “con atroce rumore di percosse”. In seguito a questo episodio, i nazisti lo trasferirono nel carcere “Le Nuove”, a Torino, e poco dopo, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, nel Campo di transito di Bolzano. Quando il campo di transito di Bolzano fu dismesso dalle autorità germaniche, il 30 aprile 1945, Marincola si rifiutò di riparare in Svizzera su un mezzo della Croce Rossa. Decise invece di raggiungere la Val di Fiemme, dove i partigiani e la popolazione temevano ancora rappresaglie da parte dell’esercito nazista in ritirata. Proprio i nazisti lo uccisero il 4 maggio 1945 a un posto di blocco, nei pressi dell’abitato di Stramentizzo, luogo assieme a Ziano e Molina di Fiemme dell’ultima strage nazista sul territorio italiano

Cadeva da prode

Giorgio Marincola, il 4 maggio 1945, ricevette la medaglia d’oro al valor militare, con queta motivazione: “Giovane studente universitario, subito dopo l’armistizio partecipava alla lotta di liberazione, molto distinguendosi nelle formazioni clandestine romane, per decisione e per capacità. Desideroso di continuare la lotta entrava a far parte di una missione militare e nell’agosto 1944 veniva paracadutato nel Biellese. Rendeva preziosi servizi nel campo organizzativo ed in quello informativo ed in numerosi scontri a fuoco dimostrava ferma decisione e leggendario coraggio, riportando ferite. Caduto in mani nemiche e costretto a parlare per propaganda alla radio, per quanto dovesse aspettarsi rappresaglie estreme, con fermo cuore coglieva occasione per esaltare la fedeltà al legittimo governo. Dopo dura prigionia, liberato da una missione alleata, rifiutava porsi in salvo attraverso la Svizzera e preferiva impugnare le armi insieme ai partigiani trentini. Cadeva da prode in uno scontro con le SS germaniche quando la lotta per la libertà era ormai vittoriosamente conclusa”.

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