Si è svolto il 6 maggio, al Polo culturale “Mattia Preti” di Palazzo Campanella, l’evento “Il Futuro è Adesso – Per un nuovo umanesimo digitale”, promosso dal Corecom Calabria per restituire i senso di u percorso che negli ultimi tr anni, ha portato i Comitato dentro le scuole, nelle comunità, nei luoghi della fragilità giovanil e nel cuore della trasformazione digitale.
Una Calabria che non rincorre il futuro
La giornata ha raccontato una Calabria che non rincorre il futuro, ma prova a educarlo. Il Corecom Calabria attraverso progetti sperimentali, media education, percorsi con gl studenti collaborazion con università giornalismo, professioni e istituzioni, si è affermato com laboratori nazionale d responsabilità comunicativa, capace di trasformare una competenz istituzionale in una missione civile. Il presidente Fulvio Scarpino ha dato all’incontro il tono essenziale: il digitale non entra soltanto nei telefoni, entra nelle menti. “A volte basterà una telefonata, a volte basterà un messaggio, a volte basterà una foto”: ciò che prima passava, oggi resta; ciò che prima apparteneva a un momento, oggi può accompagnare un ragazzo per sempre. Da qui il compito degli adulti: ascoltare, comprendere, ma anche restituire valore al limite. Il no che molti genitori non riescono più a dire non è chiusura, ma educazione, protezione, responsabilità. Rimettere le menti in relazione significa impedire che siano le macchine a educare dove gli adulti hanno smesso di assumersi responsabilità. Significa restituire tempo al pensiero, profondità alle scelte, peso alle parole. È questo il ponte che il Corecom Calabria ha provato a costruire: un ponte autentico tra generazioni, prima che la solitudine digitale diventi l’unico linguaggio dei ragazzi. Il Capo di Gabinetto della Presidenza del Consiglio regionale, Carmelo Nucera, ha richiamato i valore istituzionale del percorso, definendo l’iniziativa un “nastro che si riavvolge” sulle attività realizzate dal Coreco Calabria: attività che hanno lasciato traccia perché il Comitato è entrato nelle scuole, nelle comunità, nei luoghi della fragilità e del confronto generazionale. Una delle immagini più efficaci è arrivata dal professor Carlo Gelosi, che ha richiamato il ruolo dei “quattro moschettieri” della comunicazione italiana: Fulvio Scarpino, Mario Mazza e Pasquale Petrolo, con mons. Attilio Nostro come D’Artagnan. Una definizione che restituisce il senso corale del lavoro compiuto: non protagonismi isolati, ma alleanza; non tecnologia senz’anima, ma comunicazione come responsabilità pubblica.
Nel panel su informazione
Nel panel su informazione, intelligenza artificiale e democrazia, Mario Mazza, vicepresidente del Corecom Calabria, ha posto il tema della consapevolezza. La democrazia vive solo se le persone sono capaci di scegliere. Se l’intelligenza artificiale produce massificazione del pensiero, riduce la critica e spegne l’approfondimento, allora non è più soltanto uno strumento tecnico: diventa questione democratica. Giuseppe Soluri, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria, ha difeso il giornalismo come servizio pubblico. L’intelligenza artificiale può aiutare, ma non può sostituire il vedere, il verificare, il comprendere e il raccontare con sensibilità, cultura e responsabilità. Se la macchina prende il posto del giornalista, può forse ridurre i costi, ma riduce certamente la qualità dell’informazione.
Massimo Fedele, direttore Rai Calabria, ha riportato l’attenzione sul valore del fattore umano. Ha ricordato il percorso avviato con il Corecom il 22 febbraio 2023 e ha ribadito che “l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire l’etica e lo spirito critico del giornalista”. Può sostenere scenografi, registi, autori, tecnici; può migliorare un processo creativo. Ma quando pretende di sostituire l’uomo, impoverisce cultura, civiltà, tradizioni e storia.
Carlo Maria Parisi ha affrontato il nodo delle fake news e dell’intelligenza artificiale senza morale. Il problema non è solo ciò che la macchina produce, ma ciò che l’uomo le affida. Quando l’algoritmo diventa filtro della verità, l’informazione rischia di trasformarsi in manipolazione ordinata, ripetuta, apparentemente credibile. In questo quadro, Pasquale Petrolo, giornalista e componente del Corecom Calabria, ha dato voce alla dimensione più interna e culturale del progetto. La media education, nel suo intervento, diventa presidio di umanità digitale. Il confine tra reale e virtuale è sempre più sottile; per questo servono “torri digitali”, luoghi di orientamento etico e civile dentro una rete che spesso confonde relazione e dipendenza, emozione e reazione, libertà e condizionamento. La rete non basta regolarla: va contaminata di umanità.
Il vertice etico della giornata
Il vertice etico della giornata è stato affidato a mons. Attilio Nostro, Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea e figura di riferimento dell’Osservatorio Media e Minori del Corecom Calabria. Con umiltà e preparazione, ha parlato agli studenti di algoretica, l’etica dell’algoritmo, riportando il discorso alla libertà della persona e alla responsabilità educativa degli adulti. “La democrazia passa attraverso una scelta consapevole e non dettata da altri che attraverso l’algoritmo decidono per noi”. È una frase che resta, perché dice il rischio più profondo: non solo essere controllati, ma smettere di accorgersi di esserlo. Mons. Nostro ha denunciato gli slogan che sostituiscono il pensiero, i modelli culturali tossici, l’idea del maschio violento e bullo, le immagini irreali del corpo, la riduzione della persona a consumatore. “Lo slogan non è un ragionamento. Lo slogan è una dittatura”. E ancora: “Il diritto alla libertà è costato sangue”. Il suo intervento ha ricondotto l’intelligenza artificiale alla domanda decisiva: non quale macchina vogliamo usare, ma quale uomo vogliamo formare.
Antonio Viscomi, professore universitario e direttore del centro di ricerca Digital Lab, ha raccontato la concretezza del percorso Corecom Academy in Tour: circa 500 ragazzi, sei scuole pilota, educazione digitale, educazione emotiva e affettiva, laboratori, confronto su reati in rete, cyberbullismo, fragilità, social e responsabilità. “Il digitale è il baricentro di una rivoluzione enorme della nostra vita collettiva e individuale”. Il modello calabrese non è un episodio, ma un prototipo esportabile.
Una dimensione innovativa
Il direttore del Corecom Calabria, Maurizio Priolo, ha illustrato la dimensione più innovativa dell’infrastruttura costruita dal Comitato: Morgana, la chatbot realizzata dal Corecom Calabria. Non una trovata tecnologica, ma uno strumento di continuità educativa, pensato per rendere disponibili contenuti validati, materiali formativi e conoscenze certificate. Il progetto non termina con l’evento: resta patrimonio consultabile, accompagna gli studenti, trasforma la formazione in accesso permanente. Rosario Maria Infantino, presidente dell’Unione Ordini Forensi della Calabria e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria, ha portato il punto di vista dei diritti e delle professioni. Con ironia ha chiesto agli studenti: “Chi di voi vuole fare l’avvocato?”. Poi ha ricordato che nella vita “un pullman passa sempre per tutti”: bisogna essere pronti, al posto giusto, nel momento giusto. L’intelligenza artificiale pone questioni decisive su dati, prove, identità, fake news e omologazione. La preparazione resta la prima forma di libertà. Francesco Antonio Chindemi, già giornalista di Avvenire di Calabria ed ora portavoce del presidente del consiglio, ha sintetizzato il nodo dei diritti digitali con un’immagine efficace: l’intelligenza artificiale non deve essere una nave che cammina da sola, ma il copilota dell’utente. La persona deve restare al comando.
Il panel sull’umanesimo
Nel panel su umanesimo digitale, educazione e comunità educante, Mimmo Famularo, direttore ed editore di Calabria 7, ha parlato ai giovani con passione civile. Alla fascinazione esercitata dai social, dall’illegalità e dai miti criminali ha opposto due presìdi: famiglia e scuola. E quattro parole: educazione, conoscenza, competenze, responsabilità. In una terra difficile come la Calabria, crescere significa non farsi sedurre dal buio, ma trasformare la difficoltà in lucidità, identità e futuro.
Il professor Carlo Gelosi, direttore del Dipartimento Scienze della Società e della Formazione dell’Università Dante Alighieri di Reggio Calabria, ha chiuso idealmente il cerchio. Il vero rischio non è che l’intelligenza artificiale superi l’intelligenza umana; il rischio è che l’uomo smetta di usare la propria. “Noi dovremmo avere paura di perdere la nostra intelligenza e la nostra capacità”. L’università, per Gelosi, deve essere presidio culturale e parte della comunità educante. Non si lavora per l’oggi: si lavora per il futuro. A margine dell’evento, il presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo ha riconosciuto il valore del lavoro svolto dal Corecom Calabria, richiamando la necessità di costruire consapevolezza e tenere insieme innovazione e umanità. “La sfida dell’intelligenza artificiale non è subirla, ma governarla”, ha affermato, mettendo la tecnologia “al servizio della persona, dei diritti, della qualità dell’informazione e della democrazia”.
Una regione diversa
La giornata del 6 maggio ha raccontato una Calabria diversa: non periferia del digitale, ma laboratorio nazionale di responsabilità. Il Corecom Calabria ha trasformato una competenza istituzionale in una missione civile, affermandosi come riferimento di sperimentazione educativa, comunicativa e istituzionale tra i Corecom italiani. “Il futuro è adesso” non è uno slogan, ma un avvertimento. L’algoritmo corre. Proprio per questo le menti devono tornare a incontrarsi prima che siano le macchine a sostituire il pensiero. L’intelligenza artificiale può ordinare dati, ma non può ordinare valori; può produrre risposte, ma non può generare coscienza; può imitare il linguaggio, ma non può sostituire l’umano. La proposta di una Carta calabrese per l’umanesimo digitale rappresenta il possibile approdo di questo percorso: una Calabria che non aspetta il futuro, ma prova a educarlo; una Calabria che non si limita a parlare di innovazione, ma tenta di governarla; una Calabria che sceglie di partire dal luogo più fragile e più decisivo: le menti dei ragazzi.







