Mimmo Rotella, di cui martedì 8 gennaio ricorre il ventennale della sua morte, era figlio d’arte, nel senso che sua madre era una delle più brave modiste della città, confezionando, in particolare, cappelli per donne stile “Finger Waves”, ossia onde a dita, un’acconciatura in stile retrò, molto popolare in quegli anni. L’artista, dopo aver ottenuto il diploma in maturità artistica insegnò disegno e calligrafia a Catanzaro, per poi specializzarsi artisticamente a Napoli.
Il primo viaggio nella Capitale e l’assunzione
Nel biennio 1944-1945 insegnò disegno e calligrafia all’Istituto per Geometri di Catanzaro. Finita quell’esperienza si trasferì a Roma dove frequentò la giovane avanguardia costituita dagli esponenti del “Gruppo Forma 1”, composto da artisti come Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato. Il primo viaggio a Roma di Mimmo Rotella coincise con la sua assunzione alle Poste. Lavoro che, in realtà, non fece mai; l’unica traccia postale di Rotella è il murale che disegnò per le Poste centrali di Catanzaro (da pochissimo ripulito) e che ancora oggi fa bella mostra di sé. Pochi ricordano che egli, all’inizio della sua carriera, nel 1949, inventò anche il linguaggio epistaltico, la poesia fonetica. Un suo neologismo sfociato nel “Manifesto dell’epistaltismo”, pubblicato nel 1955 dal critico d’arte Leonardo Sinisgalli nella “Civiltà delle macchine”.
Il “Manifesto dell’epitalismo”
Il “Manifesto dell’epistaltismo” fu presentato in una Settimana Incom dello stesso anno (pubblicata dall’Archivio storico Luce) e poi ripreso dal sito regesta.co, dove si legge la genesi del fenomeno artistico: il linguaggio epistaltico che si situa al termine della tradizione astratta nella espressione glossica, fonde le valenze formali insite nel linguaggio, con tutte le possibilità tonali ed armoniche; il termine “epistaltico” è stato scelto per ragioni puramente formali: ogni riferimento alle sue passate, presenti e future possibili suggestioni semantiche è puramente casuale. Ci è parso che il termine epistaltico contenesse in sé elementi ritmici e melodici di rara potenza evocatrice; l’inclusione nelle composizioni epistaltiche di effetti sonori tratti dal vero corrisponde a ciò che sul piano della scultura è l’arte polimaterica e su quello della pittura collage.
E ancora: linguaggio epistaltico vuol dire inventare tutte le parole, svincolarle dal loro valore utilitario per farne dei razzi traccianti contro gli edifici decrepiti della sintassi e del vocabolario; la parola è soprattutto suono: va eliminato il muro divisorio tra la musica e la poesia che sono essenzialmente la stessa cosa; nella musicalità e quindi nel suono consiste l’essenza vera della parola. Ricordiamo, en passant, che le quotazioni delle sue opere sono altissime e sempre presenti nel panorama artistico internazionale.








