Un immenso stagno di resina lucida sormontato da uno stormo di grandi gabbiani luminosi in volo. Al Grand Palais di Parigi la nuova sfilata di Chanel trasforma la passerella in una celebrazione della natura e della leggerezza, mettendo in scena 83 look che raccontano le molteplici sfaccettature dell’universo femminile. A guidare la visione creativa di Matthieu Blazy è un legame intimo e profondo con la natura italiana. L’ispirazione centrale della collezione nasce infatti tra i paesaggi incontaminati della costa ionica, dove il designer ritrova la dimensione del tempo e dell’immaginazione.
“Con il mio compagno passiamo molto tempo in Calabria, e c’è questo fiume molto bello con colori incredibili. È un luogo dove proteggono gli uccelli che migrano. È lì che ho tempo per pensare, quindi è molto personale” ha spiegato Blazy, richiamando l’atmosfera dell’oasi naturalistica di Squillace. Da questo sguardo sugli stormi in movimento scaturisce l’idea di una moda come spazio di tempo libero ed emancipazione, nel solco dell’eredità di Gabrielle Chanel che “come un uccello, ha reinventato e liberato la moda”.
Tra archivio e innovazione: la ricerca sui materiali e il nuovo tweed
La collezione parte dalle stratificazioni storiche della maison, attingendo dagli archivi del Patrimoine per restituire una figura di Mademoiselle meno nota, legata al gioco, alla musica e all’eclettismo dei costumi. Dalle prime tappe giovanili fino al celebre paradosso di una donna capace di indossare capi maschili senza rinunciare alla seduzione, gli abiti finiscono per “spogliarsi”, liberando le spalle e lasciando che il corpo nudo entri direttamente nel tessuto. “Come un profumo. Mi piace l’idea che tu indossi qualcosa direttamente sulla pelle”, ha evidenziato il designer.
La seconda parte dello show riflette una ricerca tecnica durata un intero anno, culminata nella messa a punto di macchinari dedicati alla produzione di un tweed elastico e leggero composto da organza, seta e membrane di nuova concezione, affiancato da borse a gabbia impermeabili stampate in 3D. “Penso ci sia spazio per la poesia, la bellezza, la gioia. Ed è un buon rimedio contro i tempi oscuri” ha chiosato Blazy, sottolineando il valore liberatorio della creazione.
Louis Vuitton e l’ergonomia fluida di Nicolas Ghesquière
Di segno opposto ma altrettanto visionario è il racconto portato in scena al Carreau du Louvre da Nicolas Ghesquière per Louis Vuitton. Lo spazio si trasforma in una metropoli del futuro per ospitare una sfilata incentrata sui concetti di velocità, essenzialità ed ergonomia. In un’ambientazione dai tratti cinematografici, la collezione esplora il rapporto tra il corpo in movimento e l’abito, tagliando volumi e linee in funzione della dinamicità.
Sottovesti, gonne a matita o ad A, blazer e bluse in chiffon, nappa e maglieria aderiscono alla silhouette come una seconda pelle, restituendo un’estetica dal minimalismo apparente dove persino gli accessori si assottigliano per fendere l’aria. “Volevo arrivare al senso della semplicità e della purezza in un momento tanto caotico” ha dichiarato Ghesquière, definendo un approccio consapevole e tecnico pensato per accompagnare le sfide del tempo presente.















