Mentre l’Italia celebra la sua Repubblica, ricorre una data dal significato profondo per gli amanti della musica, del pensiero critico e per tutti i calabresi: il 44° anniversario della morte di Rino Gaetano. Il cantautore crotonese, con la sua inconfondibile ironia tagliente e testi surreali, seppe denunciare un Paese malato con una lucidità che, a distanza di decenni, suona quasi profetica. Era il 2 giugno 1981 quando la sua voce si spense per sempre, in circostanze che ancora oggi alimentano interrogativi e speculazioni. L’avvocato Mautone, uno dei suoi amici, sostiene che Rino fosse “scomodo per molti politici e politicanti”, e che avesse “molti amici agenti segreti, collegati alla CIA americana e ai servizi segreti italiani”. Questa affermazione solleva una domanda inquietante: è questo il motivo per cui i suoi testi erano così carichi di riferimenti velati a scandali, poteri occulti e disfunzioni sistemiche?
Dalla Calabria a Roma, un talento dirompente
Salvatore Antonio Gaetano, noto a tutti come Rino, nasce il 29 ottobre 1950 a Crotone, in Calabria. All’età di dieci anni, la sua famiglia si trasferisce a Roma, nel quartiere di Monte Sacro. La capitale diventerà il suo vero palcoscenico di formazione, dove svilupperà quella personalità artistica ironica, dirompente, tagliente e profondamente libera che lo renderà unico nel panorama musicale italiano.
Rino si avvicina inizialmente al teatro e alla poesia, frequentando ambienti alternativi e sperimentali. Nel 1968 entra nella compagnia teatrale “Roma 70”, recitando in spettacoli d’avanguardia. Queste esperienze lo influenzano profondamente, portandolo a elaborare una scrittura ricca di paradossi, giochi linguistici e satira sociale. A metà degli anni ’60, inizia a scrivere canzoni, spesso con lo pseudonimo “Kammamuri’s”, ma i suoi primi tentativi (“I love you Marianna”, “Jacqueline” e altri) non riscuotono grande attenzione. La svolta arriva solo nel 1973 con il contratto firmato con la It, etichetta del produttore Vincenzo Micocci.
A soli 31 anni, il cantautore crotonese aveva già infranto i cliché della musica italiana. Basti pensare a “Nuntereggae più”, con l’interminabile e svergognato elenco di potenti, o al dirompente brano “Gianna”, dove cita la parola “sesso”, pronunciandola per la prima volta al Festival di Sanremo. Era il 1978 e il cantautore fece il suo ingresso sul palco in frac, papillon bianco, medagliette militari, ukulele in petto e il mitico cilindro nero (regalo di Renato Zero), esibizione rimasta scolpita nella memoria di molti. Con “Gianna”, Rino Gaetano si aggiudicò il terzo posto al Festival di Sanremo 1978, preceduto da Anna Oxa e dai Matia Bazar.
“La Ballata di Renzo”: profezia che fa rabbrividire
Conosciamo a memoria i successi del genio, riconosciuto pienamente post mortem, di Rino Gaetano. Per commemorare la sua tragica scomparsa, l’ascoltatore medio evocherebbe “Ma il cielo è sempre più blu” – brano ormai onnipresente in spot pubblicitari e campagne. Ma qui vogliamo soffermarci su “La Ballata di Renzo”, un brano la cui storia e il cui significato intriso di mistero non sono noti a tutti, tanto da poter diventare la colonna sonora di “Chi l’ha visto?”.
“La Ballata di Renzo” è una vera e propria profezia che Rino aveva scritto esattamente dieci anni prima della sua morte. Il protagonista del brano è Renzo che, a seguito di un brutale incidente stradale, muore perché nessun ospedale ha posto per lui (nel brano vengono citati il San Giovanni, il San Camillo, il Policlinico). Renzo è sballottato di qua e di là, ora per uno sciopero, ora per la mancanza del vice capo. Alle prime luci dell’alba, il povero Renzo esala l’ultimo respiro, morendo tra l’indifferenza e l’inefficienza delle strutture sanitarie. Il testo si conclude con una citazione agghiacciante: “neanche al cimitero c’era posto”. Un testo che fa rabbrividire anche la persona più scettica e insensibile.
Questo è esattamente ciò che accadde a Rino Gaetano dieci anni dopo, il 2 giugno 1981. Rino, all’epoca appena trentenne, fu vittima di un grave incidente automobilistico avvenuto sulla via Nomentana a Roma – di ritorno da Mentana, zona della sua casa discografica, o da una serata con gli amici al bar. Rino si trovava alla guida della sua Volvo 343 quando si scontrò frontalmente con un camion proveniente dalla direzione opposta.
Il cantante fu trasportato d’urgenza all’Ospedale San Camillo, ma il suo calvario era appena iniziato. Rino riportava ferite molto gravi e i medici provarono a trasferirlo in altri ospedali romani che disponevano di reparti di chirurgia cranica più attrezzati. Ma qui si verificò qualcosa di surreale che ci riporta alla predizione contenuta ne “La Ballata di Renzo”: sei diversi ospedali – tra cui il Policlinico Umberto I, il San Giovanni, il Santo Spirito, il CTO, il San Filippo Neri e il Gemelli – rifiutarono il ricovero per mancanza di disponibilità o altre motivazioni burocratiche. Dopo questo iter raccapricciante, Rino morì proprio all’alba – come il suo Renzo – all’Ospedale San Camillo, senza aver ricevuto le cure salvavita di cui aveva disperatamente bisogno.
Coincidenza o messaggio: il mistero di un genio scomodo
La profonda inquietudine che avvolge la morte di Rino Gaetano ha alimentato, nel corso degli anni, teorie e sospetti: era solo una coincidenza? Oppure Rino, da artista attento e provocatore, aveva davvero intuito qualcosa del sistema? C’è chi vede nella canzone un semplice esercizio narrativo di denuncia sociale, chi una lucida visione del futuro, e chi ancora parla di complotti e di verità mai emerse.
Alcuni hanno collegato questo episodio alla sua attività di autore scomodo: Rino aveva spesso denunciato, anche velatamente, la corruzione, l’ipocrisia politica e l’inerzia sociale, con testi simbolici e ironici che sembravano leggere la realtà in modo spiazzante.
Rino Gaetano oggi: una voce ancor più necessaria
Se Rino fosse ancora nel mondo terreno, cosa direbbe della società odierna? Cosa penserebbe della situazione politica italiana e internazionale, delle catastrofi e delle tragedie che ci affliggono? Possiamo presumere che con il suo stile ironico, surreale e tagliente avrebbe molto da dire, e lo farebbe come sempre tra il serio e il faceto, con canzoni dal tono nonsense che, in realtà, mirerebbero dritte al punto.
Quel che è certo è che Rino Gaetano non era soltanto un cantante. Era un disturbatore di coscienze, un poeta incastonato in un mondo che non voleva essere letto. E proprio per questo, oggi più che mai, la sua musica va ascoltata e riascoltata. Rino vive.









