La nuova stagione era iniziata con una novità importante: Pippo Caffo cedeva la maggioranza della Vibonese a una cordata guidata da Fernando Cammarata, con Angelo Costa come direttore sportivo. L’annuncio è stato accompagnato da parole di ambizione: costruire un progetto serio, puntare a risultati competitivi e dare stabilità alla squadra.
La proprietà era composta da più soci, ma di sei di loro si sapeva poco o nulla: nomi non rivelati e ruoli poco chiari hanno alimentato fin da subito curiosità e interrogativi sulla sostenibilità del progetto.
Obiettivi dichiarati e prime difficoltà
Il nuovo corso aveva promesso un approccio strutturato, con attenzione alla gestione economica, alla valorizzazione dei giovani e alla professionalizzazione della società. Tuttavia, fin dai primi mesi la comunicazione verso la città e la tifoseria è stata limitata, e la mancanza di dettagli sulla reale disponibilità dei fondi ha generato dubbi.
Il legame con la città e i risultati sempre più negativi
A peggiorare il quadro, la percezione di distacco tra società e città. Il rapporto con i tifosi e le istituzioni locali non è mai decollato pienamente. Anche il sindaco di Vibo Valentia aveva sollevato pubblicamente la questione della trasparenza dei soci e della sostenibilità del progetto, segnalando la necessità di chiarimenti concreti.
Sul piano sportivo, la squadra ha mostrato difficoltà a stabilizzare un gruppo competitivo. Prestazioni altalenanti, sconfitte pesanti e punti persi in gare non troppo difficili hanno fatto emergere i limiti del progetto sul breve periodo. La classifica ha cominciato a preoccupare e la pressione sul club e sulla dirigenza è aumentata. Il 12 gennaio è arrivato il primo scossone: la risoluzione consensuale di mister Raffaele Esposito, al suo posto Antonello Capodicasa. Il dato tecnico, poi, parla chiaro: su venti gare 5 vittorie, 7 pareggi e 8 sconfitte. E gli ultimi festeggiamenti risalgono addirittura al 16 novembre, quando i rossoblù vinsero al “Luigi Razza” per 3-1 sulla Vigor Lamezia.
Nessun alibi: l’obiettivo ora è la salvezza
La Vibonese si trova oggi in una fase critica: non è più tempo di promesse o di ambizioni non supportate dai fatti. La squadra deve concentrarsi sulla salvezza, ma la città e i tifosi guardano anche al quadro più ampio: senza chiarezza societaria e senza un progetto concreto, ogni tentativo di rilancio rischia di rimanere incompiuto. Le dimissioni di Cammarata segnano un punto di rottura: ora la responsabilità di costruire un futuro stabile spetta a chi prenderà in mano la società e, in parte, alla comunità stessa che vuole che la Vibonese resti una realtà credibile.









