La Reggina non riesce più a svoltare. Ad Acireale arriva un altro pareggio, 1-1, che serve solo a prolungare un periodo grigio. Un risultato che fotografa perfettamente il momento degli amaranto: generosi ma inconcludenti, vivi ma incapaci di dare continuità. La scossa portata da Alfio Torrisi, subentrato a Trocini, per ora non ha cambiato la sostanza.
Primo tempo opaco, ripresa rabbiosa ma sterile
La gara si è aperta con un’altra distrazione difensiva che ha regalato ai padroni di casa il vantaggio, poi un lungo tratto di confusione e poca concretezza. Nella ripresa la Reggina ha finalmente reagito, trovando il pari con una bella azione corale e spingendo con decisione per il sorpasso. Ma, come troppo spesso accade, è mancato l’ultimo tocco, la freddezza sotto porta, la cattiveria che trasforma le buone prestazioni in vittorie.
L’occasione più grande, a pochi minuti dalla fine, è finita sul palo. Simbolo perfetto di una squadra che crea tanto ma raccoglie poco.
Torrisi ci prova, ma il gioco non basta
La mano del nuovo tecnico si vede: più pressing, più costruzione dal basso, più movimento tra le linee. Ma la Reggina resta fragile nei momenti decisivi. Torrisi sta cercando di restituire identità e coraggio a un gruppo ferito, ma i risultati non arrivano e la fiducia vacilla. Ormai anche Torrisi è consapevole che la squadra non può più permettersi alibi.
Il dubbio, ormai, serpeggia tra i tifosi: e se il problema non fosse mai stato Trocini?
Giocatori sotto esame
Barillà continua a essere il leader tecnico e morale della squadra, ma da solo non può bastare. Edera e Provazza si accendono a intermittenza, mentre in avanti manca un vero terminale offensivo capace di garantire gol con continuità. In difesa, qualche blackout di troppo continua a compromettere partite gestibili.
La rosa è buona per la categoria, ma serve più carattere. La Reggina deve smettere di “giocare bene e non vincere”: il tempo delle attenuanti è finito.
Classifica preoccupante e obiettivi sfumati
Il pareggio di Acireale lascia gli amaranto invischiati a metà classifica, troppo lontani dalle zone alte e ormai incapaci di dare continuità ai risultati. La società aveva immaginato un campionato da protagonista, ma la realtà dice altro: pochi punti, troppi pareggi e nessuna vittoria convincente.
Il prossimo turno in casa sarà già una prova di maturità. Servono tre punti per non far diventare questa stagione un lento declino.
Una squadra da ritrovare
La Reggina resta un cantiere aperto. Ci sono idee, gioco e buona volontà, ma manca concretezza. Ad Acireale è arrivato un punto che non basta e che rischia di diventare l’ennesimo segnale di un problema più profondo. Forse non era solo una questione di allenatore: servono equilibrio, identità e la capacità di trasformare il dominio in risultati.
Fino a quel momento, la crisi — come il pareggio di oggi — resterà “senza fine”.









