La sentenza del Tribunale Federale Nazionale scuote le fondamenta del girone e ridisegna la corsa al vertice. I 5 punti di penalizzazione inflitti alla Nuova Igea Virtus non modificano solo la classifica, ma stravolgono radicalmente la narrazione della sfida di domenica. Sebbene la Reggina si ritrovi ora al terzo posto in coabitazione con la Nissa, la sostanza per gli uomini di Torrisi rimane invariata: con l’Athletic Palermo capolista (attualmente a +4) impegnato contro il fanalino di coda Paternò, ogni risultato diverso dalla vittoria in Sicilia equivarrebbe a un “de profundis” anticipato. Un distacco di 6 o 7 lunghezze a sole sette giornate dal termine chiuderebbe, di fatto, ogni discorso rimonta.
Igea Virtus: la rabbia e la necessità
Il paradosso di questa sentenza è che rende l’impegno di Barcellona ancora più insidioso. Senza la certezza di un ricorso vittorioso, i siciliani — ora a -6 dalla vetta — non possono più permettersi calcoli. Se prima ci si aspettava una squadra arroccata, domenica la Reggina potrebbe trovarsi di fronte un avversario costretto a giocare a viso aperto per riprendersi sul campo ciò che la giustizia sportiva ha tolto. Per gli amaranto è un’arma a doppio taglio: da un lato, la possibilità di trovare spazi solitamente negati dalle difese chiuse; dall’altro, il rischio di affrontare un gruppo ferito, arrabbiato e con la mente libera da pressioni tattiche esasperate.
Orgoglio amaranto e infermeria
L’ambiente reggino oscilla tra lo scetticismo dettato dai troppi passaggi a vuoto stagionali e la voglia di un ultimo sussulto d’orgoglio. La squadra ha ripreso gli allenamenti a porte chiuse, nel tentativo di isolarsi e ritrovare la fluidità delle fasi migliori dell’anno. Le notizie dal campo, tuttavia, non sono del tutto rassicuranti. Torrisi dovrà fare a meno di Di Grazia, fermato da un problema muscolare che lo terrà ai box per almeno due settimane. Resta inoltre l’incognita legata ai tempi di recupero del capitano Barillà, la cui assenza pesa come un macigno sul carisma della squadra in vista di quella che, a tutti gli effetti, appare come l’ultima chiamata per la gloria.








