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11 Marzo 2026
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Aree interne, Fai Cisl contro la riclassificazione dei Comuni montani: “Parametri tecnici non bastano”

Il sindacato ritiene la nuova riclassificazione dei Comuni montani poco attenta alle reali condizioni socioeconomiche dei territori. Il segretario Francesco Fortunato chiede un tavolo regionale urgente

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La riclassificazione dei Comuni montani non può basarsi esclusivamente su parametri tecnici stabiliti a livello nazionale, come altitudine o pendenza, senza considerare le reali condizioni di disagio e marginalità di molti territori calabresi. È la posizione espressa da Francesco Fortunato, segretario generale della Fai Cisl Calabria, secondo cui il nuovo sistema di classificazione rischia di escludere diversi centri storicamente riconosciuti come appartenenti alle aree montane.

“La riclassificazione dei Comuni montani non può limitarsi a criteri tecnici stabiliti a livello nazionale senza una verifica concreta delle reali difficoltà che vivono tanti territori della Calabria“, afferma Fortunato.

I Comuni che rischiano l’esclusione

Secondo la Fai Cisl Calabria, tra i Comuni che rischiano di essere esclusi dalla classificazione montana figurano diverse realtà storicamente considerate parte delle aree interne.

Tra questi vengono citati Umbriatico, San Nicola dell’Alto e Carfizzi in provincia di Crotone; Scala Coeli, Terravecchia, Mandatoriccio, San Demetrio Corone e Montegiordano nel Cosentino; Benestare, Bruzzano, Palizzi, Casignana e Condofuri nel Reggino; e Gimigliano nel Catanzarese.

Si tratta, secondo il sindacato, di territori che negli ultimi anni stanno vivendo una crescente marginalizzazione, caratterizzata dalla riduzione dei servizi e dal progressivo spopolamento.

Spopolamento e carenza di servizi

Fortunato evidenzia come molti di questi centri siano segnati da forti criticità strutturali, tra cui la carenza di servizi essenziali e una viabilità spesso inadeguata. “In diversi casi – spiega – la popolazione negli ultimi dieci anni si è ridotta anche del 50%. A questo si aggiungono la chiusura di scuole, sportelli bancari e uffici postali, oltre alle difficoltà nel raggiungere ospedali e presidi sanitari”.

Il rischio per le imprese agricole

La conseguenza più concreta della nuova classificazione potrebbe riguardare le imprese agricole e zootecniche che operano nelle aree interne.

Molte di queste aziende beneficiano infatti di misure di sostegno legate allo status di area montana, tra cui agevolazioni fiscali e contributive o le indennità previste dalla Politica agricola comune (Pac). “La riclassificazione rischia di penalizzare ulteriormente le poche aziende che resistono in queste zone, rappresentando un duro colpo per il tessuto socioeconomico locale”, avverte Fortunato.

La richiesta di un tavolo regionale

La Fai Cisl Calabria chiede quindi l’apertura di un tavolo regionale urgente per rivedere le esclusioni e avviare un confronto con le istituzioni. L’invito è rivolto alle organizzazioni agricole Confagricoltura, Cia e Coldiretti, all’Uncem, ai sindaci dei territori interessati, ai presidenti delle Province e ai consiglieri regionali eletti nelle aree coinvolte.

“Chiediamo anche alla rappresentanza parlamentare calabrese – conclude Fortunato – di difendere questi territori nelle sedi istituzionali nazionali. La montagna calabrese non può essere valutata solo attraverso numeri o parametri astratti: dietro quei dati ci sono comunità, lavoratori e imprese che presidiano il territorio“.

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