L’entrata in vigore del nuovo decreto carburanti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, porta con sé una riduzione delle accise inferiore rispetto a quanto annunciato inizialmente. A evidenziarlo è il Codacons, che ha analizzato il testo normativo.
Secondo quanto previsto dal provvedimento, le aliquote su benzina e gasolio scendono da 672,90 a 472,90 euro per mille litri. Tradotto in termini pratici, il taglio è pari a 20 centesimi al litro, che salgono a circa 24,4 centesimi considerando l’Iva. Una riduzione che si traduce in un risparmio medio di poco superiore ai 12 euro per un pieno standard.
Prezzi attesi e impatto sui consumatori
Sulla base dei listini precedenti all’entrata in vigore del decreto, il calo avrebbe dovuto portare i prezzi medi del gasolio sotto 1,90 euro al litro e quelli della benzina intorno a 1,62 euro. Valori leggermente più alti restano invece sulle tratte autostradali, dove i costi risultano tradizionalmente maggiori.
Nonostante il taglio, l’associazione dei consumatori invita alla cautela, sottolineando come la durata limitata della misura rischi di attenuarne gli effetti, soprattutto in un contesto caratterizzato da forti oscillazioni del mercato petrolifero.
Codacons: “Misura positiva ma insufficiente”
Il Codacons rivendica il risultato come una risposta alle pressioni esercitate nelle ultime settimane, ma allo stesso tempo solleva dubbi sull’efficacia concreta del provvedimento. “Vigileremo sulla corretta applicazione del taglio”, fa sapere l’associazione, evidenziando come i prezzi dei carburanti tendano ad aumentare rapidamente quando cresce il costo del petrolio, mentre diminuiscono con molta lentezza quando le quotazioni scendono.
Prezzi in aumento e accuse ai distributori
Parallelamente, emergono criticità nella fase di applicazione del decreto. Secondo il Codacons, in diversi casi i prezzi praticati alla pompa sarebbero addirittura superiori rispetto a quelli precedenti al taglio delle accise.
Alla base del fenomeno ci sarebbe un ritardo nelle comunicazioni da parte delle compagnie petrolifere, che determinano i listini a cui i gestori devono attenersi. Questo meccanismo impedirebbe agli operatori di adeguare autonomamente i prezzi.
Picchi record sulla rete autostradale
Situazioni particolarmente critiche si registrano sulla rete autostradale. Sull’A22 del Brennero, ad esempio, il diesel di fascia alta ha raggiunto valori superiori ai 3 euro al litro, con differenze marcate tra modalità servito e self service. Numeri che hanno riacceso le polemiche e spinto le associazioni dei consumatori a chiedere un intervento immediato del Governo.
Scattano i controlli su tutta la rete
Di fronte alle anomalie segnalate, i ministeri competenti hanno annunciato un piano di verifiche straordinarie. Il ministero delle Imprese e quello dell’Economia, in collaborazione con la Guardia di Finanza, hanno attivato una rete di controlli per monitorare l’andamento dei prezzi.
L’obiettivo è accertare che il taglio delle accise venga effettivamente trasferito ai consumatori e individuare eventuali distorsioni nei costi applicati lungo la filiera.
Monitoraggio e verifiche sui prezzi
Il sistema di controllo si basa anche sull’attività del Garante per i prezzi, che sta elaborando specifici indicatori per individuare eventuali anomalie rispetto all’andamento delle materie prime sui mercati internazionali.
Le verifiche riguarderanno sia i distributori sia le compagnie petrolifere, con particolare attenzione ai prezzi praticati quotidianamente e ai margini applicati.









