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26 Marzo 2026
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Calabria
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Caro energia e tensioni in Medio Oriente: l’allarme del presidente di Unindustria Ferrara per le imprese calabresi

Rischi per Pil ed export regionale. Già dalla prossima settimana alcune realtà produttive ridurranno i volumi a causa dell'impennata dei costi.

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L’impennata dei prezzi di energia e carburanti, strettamente legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, rischia di abbattersi pesantemente sul tessuto produttivo della Calabria. A lanciare l’allarme è Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria, che ai microfoni dell’ANSA ha tracciato un quadro di profonda incertezza per l’economia regionale. “È difficile in questo momento misurarne in maniera precisa le conseguenze. Certamente sappiamo che sono due le componenti da tenere in considerazione: il Pil e i conti economici delle imprese”.

Il primo effetto tangibile di questa crisi energetica si tradurrà a brevissimo in una contrazione dei volumi produttivi per diverse realtà locali. Gli imprenditori del territorio stanno infatti studiando contromisure immediate per evitare il collasso dei bilanci aziendali. “Registriamo – prosegue – una grande preoccupazione degli imprenditori calabresi che nel breve periodo adotteranno anche contromisure per contenere gli effetti. Ad esempio, il pastificio Colacchio ha dichiarato che già dalla prossima settimana potrebbe ridurre la produzione per via dell’incremento dei costi di energia e imballaggio. Gli aumenti si attestano tra il 10 e il 15%. Lo stesso vale per tutte quelle imprese energivore che stanno affrontando costi insostenibili”.

Di fronte a questo scenario, l’associazione degli industriali calabresi invoca un’azione rapida e decisa da parte delle istituzioni nazionali. Sulla falsariga di quanto fatto in passato per il contenimento delle accise sui carburanti, la richiesta è quella di varare al più presto strumenti di compensazione fiscale e agevolazioni dirette per alleggerire le bollette delle aziende. “Proprio in ragione di ciò – afferma Ferrara – chiediamo interventi immediati. Così come già avvenuto per la riduzione delle accise, crediamo che debbano essere introdotte apposite misure di carattere compensativo e di sostegno. Chiediamo, quindi, al governo di procedere nel più breve tempo possibile a licenziare provvedimenti utili a mitigare gli effetti del conflitto sull’economia a cominciare dall’iper ammortamento e dal decreto Bollette”.

Lo spettro della crisi geopolitica sulle rotte dell’export

L’altro grande fronte di preoccupazione per l’industria calabrese è rappresentato dal commercio internazionale. Se da un lato l’Organizzazione Mondiale del Commercio segnala una frenata globale degli scambi, dall’altro i dati storici di Banca d’Italia e Istat certificano l’ottima salute delle esportazioni calabresi, che hanno registrato numeri estremamente positivi anche nel corso del 2025, trovando proprio nell’area mediorientale un importante bacino di sbocco.

L’instabilità bellica di quel quadrante rischia adesso di strozzare sul nascere questo promettente trend espansivo delle merci locali verso i mercati esteri. “Tenendo conto che il conflitto sta interessando quell’area geografica e che si assiste ad un rallentamento generale degli scambi commerciali temiamo, ma speriamo che ciò non avvenga, riflessi negativi su questa dinamica di crescita sui mercati internazionali delle imprese calabresi”.

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