× Sponsor
23 Aprile 2026
23 Aprile 2026
spot_img

Caro-petrolio, Ryanair non arretra ma lancia l’allarme fallimenti. O’Leary: “Forniture garantite fino a maggio”

Il ceo della compagnia irlandese blinda i conti con prezzi bloccati fino al 2027 e attacca l'Europa: "Due o tre competitor spariranno entro l'autunno"

spot_img

Nonostante le turbolenze geopolitiche in Medio Oriente stiano scuotendo il mercato energetico mondiale, il colosso low-cost Ryanair sembra navigare in acque sicure, almeno per il momento.
Il segreto risiede in una massiccia operazione di copertura finanziaria che mette al riparo i bilanci della compagnia irlandese. “Abbiamo bloccato il prezzo dell’80% del nostro combustibile a 67 dollari al barile fino a marzo 2027”, ha dichiarato Michael O’Leary durante un recente incontro con la stampa a Dublino.
Una mossa che garantisce stabilità in un periodo di estrema volatilità, sebbene il restante 20% del fabbisogno sia esposto alle fluttuazioni di mercato, con picchi che hanno toccato i 150 dollari al barile. Questa differenza di prezzo non è affatto trascurabile: solo nel mese di aprile, l’esborso extra è stato di 50 milioni di dollari, con una proiezione di costi aggiuntivi pari a 600 milioni su base annua se lo scenario non dovesse mutare.

Tremano le compagnie aeree europee

Il panorama dell’aviazione civile del Vecchio Continente potrebbe subire una drastica selezione naturale nei prossimi mesi. O’Leary, noto per la sua schiettezza, non ha usato giri di parole per descrivere il futuro dei suoi concorrenti meno solidi finanziariamente. Secondo il manager, la pressione dei costi energetici porterà al collasso di diversi player tra settembre e novembre.
“Potremmo assistere al fallimento di due o tre compagnie aeree europee entro l’autunno”, ha predetto l’ad di Ryanair, aggiungendo con il suo tipico pragmatismo che, dal punto di vista della compagnia di Dublino, “questa sarebbe un’ottima notizia per il nostro business”, poiché lascerebbe praterie libere in termini di quote di mercato.

Crisi degli approvvigionamenti e incognita Gran Bretagna

Se la questione dei prezzi preoccupa, quella delle scorte fisiche di cherosene non è da meno, sebbene la situazione vari sensibilmente da paese a paese. Mentre l’Europa continentale appare relativamente protetta grazie ai rifornimenti provenienti da Norvegia, Stati Uniti e Africa Occidentale, il Regno Unito si trova in una posizione più vulnerabile a causa della sua dipendenza dal Kuwait.
“Le compagnie petrolifere rassicurano su maggio, ma per giugno non ci sono certezze”, ha avvertito O’Leary. Il manager ha poi puntato il dito contro la gestione diplomatica della crisi mediorientale, sottolineando che finché il conflitto proseguirà, i prezzi del carburante non vincolati rimarranno inevitabilmente alle stelle, con ripercussioni dirette sui costi operativi dei vettori.

L’affondo contro Bruxelles: “Basta perdere tempo”

L’ultima stoccata del CEO irlandese è riservata alla politica comunitaria. O’Leary ha esortato la Commissione Europea a smettere di concentrarsi su questioni secondarie, come i regolamenti sui bagagli a mano, per affrontare i nodi strutturali che affliggono il settore, a partire dalla tassazione ambientale. La richiesta è chiara: eliminare o ridurre drasticamente l’Ets, il sistema di scambio delle quote di emissione di Co2. “I commissari europei sono inutili, perdono tempo in burocrazie mentre il settore soffre”, ha tuonato O’Leary, concludendo con un appello perentorio: “Datevi una mossa e abolite l’Ets o almeno riducetelo, invece di giocare a fare i burocrati”.

spot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE

spot_img