Il settore del commercio e della distribuzione moderna in Calabria si prepara a una stagione di forte protesta. Le lavoratrici e i lavoratori del comparto incroceranno le braccia in occasione delle principali ricorrenze civili e religiose: si partirà con il weekend di Pasqua e Pasquetta (5 e 6 aprile), per poi proseguire con le giornate del 25 aprile, del 1 maggio e del 2 giugno. La mobilitazione unitaria, proclamata dai segretari regionali Giuseppe Valentino, Fortunato Lopapa e Saverio Scarpino, nasce dalla ferma denuncia degli effetti distorsivi prodotti dalla liberalizzazione totale degli orari commerciali.
Il fallimento del modello “365 giorni l’anno”
Secondo le organizzazioni sindacali, il paradigma attuale ha fallito gli obiettivi promessi, deteriorando il benessere dei lavoratori senza produrre i benefici economici sperati. “Negli ultimi anni – dichiarano le organizzazioni sindacali – si è affermato un modello senza regole, che ha esteso le aperture fino a 365 giorni l’anno, con turni sempre più pesanti e una flessibilità imposta che ha peggiorato le condizioni di lavoro senza portare né migliori salari né nuova occupazione stabile”. Al centro della vertenza vi è l’impossibilità di conciliare i tempi di vita con quelli professionali, in un sistema che sacrifica il riposo festivo sull’altare della competizione tra imprese.
Il diritto al riposo e la battaglia parlamentare
La protesta calabrese non è un episodio isolato, ma si salda a una più ampia iniziativa nazionale volta a scardinare la normativa vigente. Le federazioni di categoria premono affinché la Commissione Attività Produttive della Camera calendarizzi con urgenza le proposte di legge per una nuova regolamentazione delle aperture. “Le festività – proseguono Filcams, Fisascat e Uiltucs – devono tornare ad essere un tempo di riposo, di relazioni e di vita. Non è accettabile che la competizione tra imprese si scarichi interamente sulle spalle di chi lavora”. La richiesta è dunque un atto di responsabilità da parte della politica e delle associazioni datoriali per riconoscere il valore sociale del riposo.
Un segnale forte verso le istituzioni
La mobilitazione territoriale funge da catalizzatore per riaprire il confronto parlamentare e superare definitivamente la stagione della deregolamentazione. Per i sindacati, la compattezza dimostrata dai lavoratori negli ultimi anni è la prova che un cambiamento di rotta è non solo necessario, ma possibile. “Le lavoratrici e i lavoratori del commercio – concludono Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs UIL – hanno già dimostrato, con le mobilitazioni degli ultimi anni, che cambiare è possibile. Ora serve una risposta concreta dalla politica”.








