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3 Marzo 2026
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Dalla Peste suina all’opportunità economica: la Calabria punta sulla filiera della selvaggina

La Commissione Sanità dà il via libera alla legge che regola raccolta, lavorazione e commercializzazione delle carni di selvaggina. Obiettivo: sicurezza, controllo del territorio e sviluppo per le aree interne

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La Commissione Sanità del Consiglio regionale ha dato il via libera alla proposta di legge recante norme per la gestione igienico-sanitaria e la valorizzazione delle carni di selvaggina selvatica cacciata in Calabria.

A commentare il provvedimento è il capogruppo di Forza Italia, Domenico Giannetta, che parla di “passo storico” per il territorio.

“Con l’approvazione in Commissione compiamo un passo storico che trasforma una profonda emergenza in una straordinaria opportunità per il nostro territorio”, ha dichiarato.

Secondo Giannetta, la Calabria si colloca “all’avanguardia in Italia”, introducendo un impianto normativo coerente con la disciplina europea e nazionale, capace di strutturare una filiera organizzata della carne di selvaggina, a partire dal cinghiale, con standard rigorosi in materia di igiene, tracciabilità e formazione degli operatori.

Il collegamento con il Piano nazionale contro la Psa

Il provvedimento si inserisce nel solco dell’ordinanza n. 1 del 2026 del Commissario straordinario alla Peste Suina Africana, attuativa del Piano nazionale di azione per la cattura, l’abbattimento e la gestione delle carcasse di cinghiale nelle zone indenni da Psa.

Il Piano prevede per le Regioni un target di circa 43 mila abbattimenti annui. Un obiettivo ambizioso se si considera che in Calabria, negli ultimi due anni, sono stati abbattuti complessivamente circa 28 mila capi.

“Non possiamo più limitarci a subire un’emergenza che produce danni enormi all’agricoltura, mette a rischio la sicurezza stradale e incide sugli equilibri ambientali. Con questa legge mettiamo ordine, creiamo regole chiare e sosteniamo economicamente gli operatori impegnati nel prelievo e nella raccolta”, ha sottolineato Giannetta.

Centri di raccolta e incentivi economici

Tra gli aspetti più innovativi del testo figura l’articolo 9, che prevede l’attivazione di progetti pilota per la creazione di centri di raccolta e lavorazione della selvaggina, oltre a incentivi per il conferimento dei capi abbattuti.

La norma contempla anche campagne di promozione del prodotto sui mercati nazionali e internazionali, con l’obiettivo di valorizzare economicamente la filiera.

“È un cambio di paradigma: trasformiamo un problema sociale e di sicurezza in microeconomia diffusa e in indotto per le aree interne. Oggi diamo strumenti concreti a cacciatori, operatori e territori per contribuire alla gestione faunistica e generare valore”, ha concluso il capogruppo di Forza Italia.

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