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5 Maggio 2026
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Funzionari giudiziari, la denuncia: “Discriminati e senza tutele, vogliamo lasciare il Ministero”

I funzionari chiedono la rimozione del divieto di mobilità verso altre pubbliche amministrazioni. Critiche anche alle progressioni di carriera e al ruolo delle organizzazioni sindacali

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Una parte dei funzionari giudiziari in servizio presso il Ministero della Giustizia denuncia una situazione di persistente penalizzazione professionale ed economica, definita come una vera e propria forma di discriminazione. Nel documento diffuso dall’Unione Funzionari Giudiziari, si evidenzia come negli anni la categoria abbia subito scelte ritenute lesive, sia sul piano contrattuale che su quello delle prospettive di crescita.

Le criticità segnalate

Al centro della protesta vi è il tema della mancata valorizzazione professionale, con funzionari che, nonostante una lunga esperienza, si vedrebbero equiparati economicamente a personale di recente assunzione. La denuncia riguarda anche l’esclusione dalle progressioni economiche e di carriera, mentre altre categorie avrebbero beneficiato di percorsi agevolati, deroghe e stabilizzazioni.

Il nodo delle progressioni

Secondo quanto riportato, il sistema attuale penalizzerebbe i funzionari giudiziari anche sotto il profilo delle opportunità di avanzamento, con percorsi considerati non equi e criteri ritenuti poco coerenti con merito ed esperienza maturata. La situazione descritta evidenzia un clima di crescente malcontento tra i lavoratori, che lamentano una mancanza di riconoscimento per il ruolo svolto negli uffici giudiziari.

La richiesta del Ministero

Il punto centrale della rivendicazione riguarda la richiesta di eliminare il divieto di mobilità verso altre pubbliche amministrazioni, vincolo che, secondo i firmatari, limiterebbe esclusivamente il personale giudiziario. Una misura ritenuta necessaria per consentire ai funzionari di valorizzare altrove competenze ed esperienza, in assenza di prospettive interne.

“Non chiediamo privilegi”

Nel documento viene ribadito come la richiesta non riguardi trattamenti di favore, ma il riconoscimento di condizioni minime di dignità professionale. “Non chiediamo privilegi. Non chiediamo scorciatoie. Chiediamo soltanto dignità”.

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