Lo studio nazionale sulla qualità della vita 2025 conferma la frattura storica tra Centro-Nord e Italia meridionale e insulare. Su 107 province, appena 60 raggiungono un livello di vita buono o accettabile, un calo rispetto agli anni precedenti. Al Nord-Ovest si registra un lieve arretramento, mentre Nord-Est e Centro mostrano risultati più stabili. Nel Mezzogiorno, invece, il disagio sociale e personale resta molto marcato.
La Calabria in cifre
La Calabria continua a emergere come una delle regioni più fragili del Paese. Tutte e cinque le province della regione si collocano nelle posizioni basse della classifica, con criticità storiche: reddito basso, servizi essenziali carenti, infrastrutture fragili e indicatori sociali in peggioramento. Crotone (106°) e Reggio Calabria (105°), confermano un divario netto con il Centro-Nord.
Reggio Calabria: un passo avanti simbolico
Nonostante il quadro critico, Reggio Calabria guadagna una posizione e sale al 105° posto, ma rimane tra le ultime province del Paese. La città metropolitana è penalizzata da sicurezza sociale fragile, infrastrutture insufficienti e difficoltà nel mondo del lavoro, con scarse opportunità per giovani e imprese.
Crotone, Catanzaro e Cosenza: segnali misti
Crotone perde cinque posizioni, scivolando al 106°, mentre Catanzaro arretra di due posizioni. Cosenza, al contrario, guadagna dieci posti, ma i progressi restano limitati a pochi indicatori e non modificano la collocazione generale nella fascia bassa. Vibo Valentia avanza di tre posizioni, salendo al 97° posto, ma alterna segnali positivi a ricadute frequenti, delineando una situazione di grande instabilità.
Un Mezzogiorno ancora in cerca di riscatto
La distanza tra la Calabria e il resto del Paese rimane evidente. Anche i piccoli progressi registrati in province come Cosenza non bastano a colmare il divario. La mancanza di servizi essenziali, infrastrutture carenti, fragilità economica e problemi di sicurezza sociale restano sfide strutturali, acuite dal contesto economico e geopolitico attuale. Il 2025 conferma quindi la necessità di interventi mirati e duraturi per rilanciare le province meridionali e valorizzare il potenziale delle comunità locali.








