28 Settembre 2026
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La crisi climatica accelera, in Calabria134 eventi estremi dal 2010: la sfida delle rinnovabili

Siccità, alluvioni e ondate di calore stanno aumentando la pressione sul territorio. Legambiente chiede di accelerare la transizione energetica: per il 2030 il target regionale è di 3.173 MW di nuova potenza rinnovabile

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n Calabria il cambiamento climatico non è più soltanto una questione legata alle proiezioni sul futuro. I dati raccolti dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente descrivono un territorio che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con un numero crescente di fenomeni meteorologici capaci di provocare danni.

Secondo i dati citati da Legambiente Calabria, dal 2010 al 2026 gli eventi meteo estremi con conseguenze sul territorio sono stati 134. Di questi, 116 si sono verificati dal 2015 in avanti e 19 soltanto nel corso del 2026. Il quadro, secondo l’associazione ambientalista, evidenzia una maggiore frequenza di fenomeni che comprendono precipitazioni intense, alluvioni, periodi di siccità e altri episodi associati agli effetti del cambiamento climatico.

Non si tratta, quindi, soltanto di una questione meteorologica. La successione di eventi estremi investe la gestione dell’acqua, l’agricoltura, la sicurezza dei territori, le infrastrutture e, più in generale, la capacità delle comunità di adattarsi a condizioni climatiche differenti rispetto al passato.

Siccità e alluvioni, la doppia pressione sul territorio

La Calabria si trova esposta a fenomeni apparentemente opposti ma riconducibili allo stesso quadro di crescente variabilità e di aumento delle temperature: da una parte periodi prolungati di siccità, dall’altra precipitazioni intense che possono trasformarsi rapidamente in allagamenti, esondazioni e dissesti.

La scarsità d’acqua può aggravare la pressione sulle risorse idriche e aumentare la vulnerabilità agli incendi. Le piogge molto intense, invece, possono mettere sotto stress sistemi urbani, infrastrutture e territori già fragili.

Anche sul fronte sanitario il caldo rappresenta una componente rilevante. L’Organizzazione mondiale della sanità ha comunicato l’11 giugno 2026 che, nei quattro anni precedenti, il caldo aveva provocato oltre 200 mila morti nella Regione europea dell’OMS e nei Paesi associati. Il dato, dunque, non riguarda specificamente la Calabria o l’Italia. La stessa OMS segnala inoltre che la mortalità correlata al caldo nella Regione europea è aumentata di oltre il 30% negli ultimi vent’anni.

Legambiente: “Bisogna ridurre rapidamente le emissioni”

È in questo contesto che Legambiente Calabria collega la questione climatica a quella energetica. In una dichiarazione diffusa il 27 settembre 2026, la presidente regionale dell’associazione, Anna Parretta, ha sostenuto che occorra accelerare la riduzione delle emissioni di gas serra e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.

Parretta ha indicato petrolio, carbone e gas naturale come fonti dalle quali, secondo Legambiente, sarebbe necessario uscire progressivamente per realizzare la transizione energetica. La presidente regionale ha inoltre collegato il costo dell’energia a quello di beni e servizi la cui produzione e il cui trasporto dipendono dall’energia, sottolineando l’impatto maggiore che tali costi possono avere sulle fasce economicamente più fragili.

Si tratta di una posizione politica e programmatica dell’associazione, che individua nelle energie rinnovabili il principale strumento per accompagnare la decarbonizzazione della regione.

Il nodo della produzione elettrica

Sul piano energetico, la Calabria dispone già di una presenza significativa di impianti rinnovabili, ma secondo i dati richiamati da Legambiente la quota di elettricità prodotta direttamente da fonti rinnovabili resta inferiore al 40% del totale regionale. Tra le tecnologie presenti figurano il fotovoltaico, le bioenergie, l’eolico e l’idroelettrico.

Il passaggio successivo, nella prospettiva indicata dall’associazione, dovrebbe riguardare una programmazione capace di combinare diverse tecnologie: eolico terrestre e offshore, fotovoltaico, comunità energetiche, agrivoltaico, biogas e biometano, idroelettrico e idrogeno verde.

Per il fotovoltaico, il ragionamento comprende sia gli impianti installati sugli edifici sia quelli realizzati a terra, con una particolare attenzione alle aree già compromesse, industriali o non produttive. Nel caso dell’agrivoltaico, l’obiettivo dichiarato è conciliare la produzione agricola con quella energetica attraverso configurazioni degli impianti adattate alle colture.

Il target dei 3.173 megawatt

Uno dei numeri centrali della discussione è quello previsto per la Calabria dal decreto sulle Aree idonee: entro il 2030 la regione deve contribuire agli obiettivi nazionali attraverso 3.173 MW di nuova potenza da fonti rinnovabili. Il valore è riportato anche nelle elaborazioni di Legambiente sul raggiungimento degli obiettivi regionali.

Il dato va letto però insieme allo stato di avanzamento. Secondo quanto riferito dall’Ansa il 17 giugno 2026, tra il 2021 e aprile 2026 in Calabria erano stati realizzati 573 MW, pari al 18,1% del target complessivo, con un obiettivo intermedio che risultava ancora da recuperare.

La distanza tra la potenza già installata e quella necessaria per raggiungere il traguardo rende quindi centrale il tema della programmazione territoriale: non soltanto quanti impianti realizzare, ma dove collocarli e secondo quali criteri ambientali, paesaggistici e produttivi.

Grandi impianti, comunità energetiche e agrivoltaico

La posizione di Legambiente comprende anche il ricorso a impianti di grandi dimensioni, considerati dall’associazione necessari per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione insieme alle installazioni distribuite e alle comunità energetiche.

Nel modello proposto rientrano il fotovoltaico sulle coperture degli edifici, la valorizzazione di aree industriali e degradate e lo sviluppo delle Comunità energetiche rinnovabili, oltre a forme di agrivoltaico progettate per mantenere la produzione agricola.

L’idea è quella di utilizzare una pluralità di tecnologie e di aree, evitando di concentrare l’intero processo di trasformazione energetica su un’unica soluzione. Il tema resta comunque legato alle procedure autorizzative, alla pianificazione regionale e alla compatibilità dei singoli progetti con i vincoli territoriali.

Il caso di San Sostene

Tra gli esempi citati da Legambiente c’è San Sostene, piccolo comune della provincia di Catanzaro dove un impianto eolico è stato presentato dall’associazione come esperienza di integrazione tra produzione energetica e ricadute locali.

Nel 2025, nell’ambito della campagna Voler Bene all’Italia, Legambiente ha indicato il parco eolico Eolica Sud come esempio di iniziativa capace di produrre ricadute occupazionali e investimenti sul territorio. L’associazione riferisce che l’impianto, con una potenza di 79,5 MW, ha contribuito anche alla realizzazione o al miglioramento di alcune opere locali e alla creazione di attività legate alla manutenzione e alla gestione della viabilità.

L’esperienza di San Sostene viene così inserita da Legambiente in una riflessione più ampia sul possibile rapporto tra transizione energetica, occupazione e contrasto allo spopolamento dei piccoli comuni.

Gli obiettivi europei e la decarbonizzazione

La trasformazione del sistema energetico regionale si inserisce in un quadro più ampio di decarbonizzazione europea e nazionale. Il riferimento al 2050 riguarda il traguardo della neutralità climatica dell’Unione europea, mentre gli obiettivi intermedi dipendono dal quadro normativo europeo e nazionale in continua evoluzione.

Per la Calabria, quindi, il raggiungimento del target 2030 sulle rinnovabili rappresenta un passaggio intermedio all’interno di un processo più lungo, che coinvolge produzione elettrica, consumi energetici, trasporti, industria, edifici e sistemi agricoli.

Una partita che riguarda anche il territorio

La discussione sulle rinnovabili in Calabria non riguarda soltanto la quantità di nuova potenza da installare. Coinvolge anche uso del suolo, paesaggio, agricoltura, infrastrutture, autorizzazioni e consenso delle comunità locali.

Legambiente sostiene che una programmazione adeguata possa accompagnare la crescita delle fonti rinnovabili con nuove opportunità economiche e occupazionali. L’associazione richiama ancora una volta San Sostene come esempio di possibile ricaduta locale degli investimenti nel settore.

Restano, parallelamente, le questioni legate alla localizzazione degli impianti, alla tutela del territorio e alle modalità con cui le amministrazioni regionali e locali dovranno governare l’espansione delle infrastrutture energetiche.

Per la Calabria, il quadro dei prossimi anni sarà quindi determinato dall’interazione tra riduzione delle emissioni, adattamento agli eventi climatici, sviluppo delle rinnovabili e pianificazione territoriale. Il target regionale fissato per il 2030 costituisce uno dei parametri con cui misurare l’avanzamento della transizione energetica.

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