× Sponsor
10 Marzo 2026
10.8 C
Calabria
spot_img

La denuncia che scuote anche i porti calabresi, la piattaforma Pescatori a Tavola: “Così ci fate sparire”

Il sodalizio guidato da Angelo Natarelli, accusa Bruxelles: tagli insostenibili, indennizzi mai arrivati e una transizione che rischia di cancellare un intero settore

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

La crisi della pesca italiana ha trovato un megafono potente: Pescatori a Tavola, la comunità fondata da Angelo Natarelli che negli ultimi anni è diventata la principale piattaforma nazionale di informazione, denuncia e valorizzazione del pescato italiano. Nata da una rete spontanea di pescatori, pescherie e ristoratori, oggi racconta senza filtri cosa significa vivere un mestiere che sta scomparendo.

Il nodo UE: “Riduzione del 64%? È la fine”

La scintilla dell’ultima ondata di proteste è la proposta della Commissione Europea di ridurre nel 2026 lo sforzo di pesca del 64%. Per Natarelli la traduzione è drammatica: “Barche che già oggi escono circa 100 giorni l’anno si ritroverebbero a lavorarne poco più di 30, sostenendo però costi fiscali e contributivi per tutti i 365 giorni”. Un’equazione che, secondo il fondatore di Pescatori a Tavola, “porta a una sola conclusione: chiusura”.

Barche ferme, indennizzi mancati, marinerie dimezzate

La denuncia inquadra “un settore vicino al collasso: motopescherecci demoliti, marinerie ridotte, armatori falliti, intere famiglie pronte ad abbandonare una tradizione secolare”. A esasperare ulteriormente gli operatori è “il mancato pagamento del fermo pesca, l’indennizzo che dovrebbe compensare i periodi obbligatori di inattività: Sono quattro anni che non arriva un euro”, denuncia Natarelli. “Solo ora, qualche spicciolo”.

Il paradosso dei fondi: “Miliardi promessi, ma altrove”

Il fondatore punta il dito contro la gestione delle risorse europee: “Miliardi destinati alla pesca che, secondo il settore, vengono dirottati verso altre finalità o utilizzati per sostenere gli allevamenti in mare, una filiera distinta e spesso estranea ai pescatori.
Non è pesca”, ripete Natarelli, sottolineando come “la transizione proposta sembri progettata senza tenere conto degli operatori reali”.

Un settore diviso e indebolito

Il fronte interno non è meno problematico. La frammentazione delle rappresentanze professionali, tema che da anni divide il comparto, viene indicata “come una delle cause principali dell’incapacità di incidere sulle scelte politiche”. “La disunione è lo scandalo più atroce”, afferma Natarelli. Una ferita che Pescatori a Tavola ha provato a ricomporre costruendo una comunità dove pescatori, filiera e consumatori trovano un linguaggio comune”.

La domanda senza risposta: “Volete che cambiamo mestiere?”

La critica più dura riguarda la visione politica che, secondo il movimento, “spinge verso una transizione che non contempla la sopravvivenza delle marinerie.Mentre si celebra il Made in Italy, nei porti—denuncia Natarelli—le imbarcazioni vengono smontate una dopo l’altra”.

Una battaglia che continua

Chiusura  con la promessa di continuare a raccontare ciò che accade lontano dai riflettori: una lotta che non riguarda solo gli addetti ai lavori, ma un pezzo autentico della cultura marittima italiana. “Mi sono battuto per molti anni e continuerò a farlo. Restiamo uniti”, la conclusione.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE