Mariaelena Senese è una donna molto ascoltata dalle personalità istituzionali piu’ importanti della regione Calabria, e non solo. Un bel risultato in un contesto dove essere sentiti è già un’impresa, figurati essere ascoltati e magari anche recepiti. Sarà per il suo carattere ferreo , ben riflesso da quello sguardo ‘ a bilancia’ che ti scaraventa addosso per pesarti all’istante; sarà perché crede tremendamente in quel che fa. Ma la sua forza sono i ‘piccoli’, gli invisibili, i lavoratori senza madrine e padrini politici , che credono ancora nel ruolo costituzionale del sindacato. Quelli, e per fortuna sono ancora tanti, che non si sono fatti trascinare nel gorgo dello stereotipo qualunquista secondo cui “ se su vinnuti puru iddrhi” (i sindacati). La segretaria regionale Uil interpreta il proprio mandato in modo rigoroso ma anche appassionato, restando tuttavia a debita distanza dalle innumerevoli fonti di pettegolezzo che, in tempi dove le idealità scarseggiano, alimentano di miserabili nutrienti la politica locale. Non è facile limitarsi a fare il proprio dovere senza destare clamore e cattiveria in una terra visceralmente maschilista, malgrado i bla bla bla convegnistici e le ipocrite dichiarazioni di principio vadano nella direzione contraria. Mariaelena Senese ci sta provando e, pare, che i buoni risultati stiano cominciando ad arrivare.
Segretaria, l’assessore regionale al lavoro, Giovanni Calabrese, in una recente intervista al nostro giornale, esaltava il confronto costante tra il governo calabrese e i sindacati. Le chiedo cosa abbia prodotto in termini concreti questa intesa, sempre che d’intesa possa parlarsi
“Il confronto con la Regione esiste ed è continuativo, questo va riconosciuto. È un confronto, appunto, più che un’intesa, che però è tutt’altro che estemporaneo o di facciata. Detto questo, la nostra valutazione è sempre ancorata ai risultati concreti, non alle intenzioni dichiarate. Qualcosa si è mosso: penso all’impegno assunto dalla Giunta regionale sull’housing sociale, una delle nostre rivendicazioni principali, una misura che però va necessariamente inquadrata nell’ottica di offrire ai giovani una soluzione abitativa a costi calmierati e non va intesa come un’operazione pensata per le fasce più deboli della società, per quelle sono necessari interventi più specifici e consistenti; sul Piano regionale dei trasporti abbiamo ottenuto l’impegno a essere coinvolti nelle audizioni in Consiglio regionale; sulla sanità, dopo diciassette anni, siamo usciti dal commissariamento e ora auspichiamo che ci possa essere spazio per colmare le enormi lacune di personale nei presidi ospedalieri e sanitari sul territorio, nonostante permangano i vincoli del Piano di rientro; su alcune vertenze del lavoro ci sono stati passi avanti, così come alcuni bandi regionali hanno permesso alle imprese di puntare su modalità di contrattualizzazione dei nuovi assunti che siano più stabili. Ma il perimetro di ciò che resta da fare è ancora molto ampio. Per questo continuiamo a stare al tavolo con spirito propositivo, provando a portare sempre un contributo votato alla costruzione e non certo a distruggere, ma senza mai abbassare la guardia”.
Siete soddisfatti del modus operandi adottato dalla regione riguardo alle vertenze Tis e Abramo Customare Care?
“Parzialmente. Sui TIS c’è stato un impegno a breve termine di cui prendiamo atto, anche se attendiamo i fatti. Su Abramo Customer Care la situazione è più complessa e devo dire con chiarezza che non ci soddisfa: a distanza di oltre un anno dall’accordo del dicembre 2024 per la stabilizzazione dei lavoratori, ci siamo ritrovati a parlare di Cassa integrazione. Non è il punto di arrivo che avevamo immaginato. Il presidente Occhiuto ci ha assicurato che prima della chiusura della Cigs troverà una soluzione per la stabilizzazione, attraverso un ampliamento della commessa di digitalizzazione verso la pubblica amministrazione. Monitoreremo con attenzione, perché quei lavoratori non possono continuare ad aspettare. Come detto, le cose da fare sono ancora tante”.
Sempre Calabrese mi diceva che entro fine anno si può puntare a chiudere la vicenda del precariato ‘storico’. E’ un obiettivo raggiungibile?
“E’ un obiettivo ambizioso. Lo diciamo senza voler essere disfattisti, anzi: saremmo i primi a festeggiare se accadesse. Ma il precariato in Calabria ha radici profonde e croniche, e ogni volta che ci si avvicina a una soluzione emerge una nuova categoria esclusa, un nuovo nodo irrisolto. Penso ai già citati 900 tirocinanti di inclusione sociale che sono stati esclusi dalle procedure di stabilizzazione presso gli Enti locali: anche per loro serve un piano operativo concreto. La UIL sosterrà ogni percorso serio verso la stabilizzazione, ma non ci accontenteremo di soluzioni parziali che lascino qualcuno indietro”.
Potevate dirla una parola sulla inutilità funzionale dei sottosegretari regionali, figure che non si spiegano alla luce del fatto che la Cittadella trabocca di buone maestranze. Senza contare il ricorso a dirigenti esterni con tutte le professionalità di ruolo …
“La UIL si occupa di temi che hanno una ricaduta diretta sulle condizioni dei lavoratori e dei cittadini: lavoro, sanità, infrastrutture, diritti, trasporti e qualità della vita. Non siamo portati a cavalcare polemiche di carattere politico-istituzionale. Siamo concentrati quotidianamente sul nostro compito istituzionale, che già assorbe – per la vastità dei temi da trattare – tante energie. Quello che posso dire, restando sul nostro terreno, è che la Calabria ha bisogno che le risorse disponibili vengano impiegate dove producono benefici tangibili per la comunità. Se le scelte organizzative della Regione si traducono in maggiore efficienza e migliori servizi per i calabresi, ben vengano. Ma questo è un giudizio che spetta esprimere alla politica e ai cittadini nelle sedi appropriate”.
Tra poco per la Uil si apre una importante sessione congressuale. Lei cosa porterà in dote; di cosa va piu’ fiera dei suoi anni di mandato?
“Porto una UIL Calabria che in questi anni ha imparato a stare sempre “sul pezzo”, su ogni vertenza, su ogni tavolo, senza aspettare che qualcuno ci convocasse. Abbiamo scelto di essere propositivi anche quando era più comodo protestare, di portare numeri e documenti anche quando bastava una dichiarazione di principio. Di questo vado fiera. Ma soprattutto vado fiera di aver contribuito a costruire un sindacato che i lavoratori calabresi percepiscono come un interlocutore credibile, non come una voce che si alza solo in condizioni specifiche. La credibilità si costruisce nel tempo e con la coerenza. Questo è il metodo che ho scelto per lavorare nel radicamento della UIL sul territorio. Questo è quello che porto al prossimo congresso: non una rendita, ma un metodo”.
L’impressione è che lei stia facendo anche una ristrutturazione interna, è così?
“Stiamo lavorando per essere capaci di rispondere con prontezza alla continua evoluzione delle sfide che il mondo del lavoro – anche in Calabria – ci pone davanti. Penso, ad esempio, a come sta cambiando il mondo del lavoro con l’introduzione sempre più massiccia dell’intelligenza artificiale e a come cambiano le prospettive del sistema produttivo e quindi dell’occupazione in funzione del complesso panorama geopolitico i cui riflessi, inevitabilmente, ricadono anche sulla Calabria. Ritengo che un sindacato debba essere capace di guardarsi dentro con la stessa franchezza con cui guarda fuori e costruire la sua struttura adattandosi alle necessità del sistema in cui opera. La UIL Calabria sta lavorando per rafforzare la sua impostazione organizzativa, per essere più presente sui territori, per avvicinare le categorie alle istanze dei lavoratori in modo più diretto e capillare. Non è una ristrutturazione calata dall’alto: è un processo che coinvolge tutta l’organizzazione. Il congresso è anche questo: un momento di bilancio e di rilancio, non una cerimonia”.
Mi permetta di offrirle la traccia di un tema: “Una donna ai vertici sindacali in una regione a trazione, ancora, maschilista”. Svolgimento …
!Essere donna in un ambiente sindacale tradizionalmente maschile può sembrare una sfida. Ma non mi sono mai sentita “meno adatta”. Ho sempre vissuto la mia presenza come una voce in più, offrendo al dibattito una prospettiva diversa portata con autenticità e rispetto. Sono arrivata alla guida della Segreteria regionale della UIL dopo un percorso interno che mi ha permesso di farmi conoscere per quella che sono, per il mio modo di approcciarmi alle questioni. E questo ha sicuramente aiutato a costruire attorno a me un ambiente positivo. Certo, la diffidenza iniziale c’è stata, come accade spesso entrando in un contesto che non è ancora del tutto abituato a vederti lì. Ma non ho mai sentito il bisogno di giustificarmi o di mettermi sulla difensiva. Ho camminato a testa alta, convinta che il valore non abbia genere, ma sostanza. E che la competenza, la serietà e la passione parlino molto più forte di qualsiasi stereotipo. Essere donna significa avere una lente di osservazione diversa rispetto alle dinamiche del lavoro e della società, magari anche una sensibilità diversa che permette di ascoltare e comprendere i bisogni delle persone. E credo che agire con tale sensibilità non sia affatto una debolezza, piuttosto un indice di profondità. E in un territorio come la Calabria, dove i bisogni sono concreti e urgenti, considero quella profondità una risorsa”.






