8 Ottobre 2026
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Latte pagato 40 centesimi, verdura a cinque euro. Le famiglie tagliano la spesa: l’effetto rincari dalle campagne ai supermercati

Gli allevatori denunciano prezzi che non coprono i costi, nei mercati i clienti comprano sempre meno e razionalizzano la spesa. A San Marco Argentano la protesta incontra una difficoltà che entra ogni giorno nelle case: far quadrare i conti

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Un chilo di verdura diventa mezzo chilo. La spesa si riduce, le rinunce aumentano. Nei mercati di Cosenza e Lamezia Terme, le testimonianze dei consumatori raccontano una quotidianità fatta di conti prima di ogni acquisto. Nelle campagne, intanto, gli allevatori denunciano un compenso di quasi 40 centesimi per un litro di latte. Chi produce sostiene di non riuscire più a coprire le spese. Chi compra fatica a sostenere il prezzo finale. La protesta degli agricoltori calabresi attraversa anche questa contraddizione. A San Marco Argentano, dove continua il presidio, i manifestanti espongono i prezzi riconosciuti ai loro prodotti. A pochi chilometri, davanti ai banchi dei mercati, le famiglie spiegano come stanno cambiando le proprie abitudini. Il conto pesa su entrambi.

Nei mercati si compra meno: “Prima un chilo, adesso mezzo”

A Lamezia Terme, un commerciante descrive il cambiamento attraverso le quantità richieste dai clienti: “Prima compravano un chilo di roba, adesso ne comprano mezzo“. C’è chi si presenta al banco e chiede soltanto due cetrioli. Sono acquisti piccoli, misurati sulle necessità immediate e sul denaro disponibile. Un altro esercente riferisce che la merce rimasta invenduta supera il 30 per cento. È la sua esperienza, non una statistica sull’intero mercato, ma racconta una difficoltà che coinvolge anche chi vende: meno acquisti significano meno incassi e, per i prodotti deperibili, il rischio di perdere ciò che non si riesce a vendere. A Cosenza, una consumatrice racconta di aver confrontato la spesa con un vecchio scontrino, trovando una differenza di 25 euro. Un’altra testimonianza indica in trenta o quaranta euro la somma che una famiglia di quattro persone può arrivare a spendere in una giornata. Esperienze diverse, accomunate dalla sensazione che il bilancio domestico lasci sempre meno spazio.

Il latte a 40 centesimi e il carburante che pesa sulle aziende

Dall’altra parte ci sono gli allevatori. Secondo quanto denunciano i manifestanti, il latte alla produzione viene pagato quasi 40 centesimi al litro, mentre quello confezionato può superare un euro sugli scaffali. Tra i due prezzi ci sono passaggi precisi: raccolta, trattamento, confezionamento, trasporto e vendita. Il latte consegnato dall’allevatore e quello acquistato al supermercato si trovano in fasi diverse della filiera. La distanza tra i compensi, quindi, non può essere considerata automaticamente un guadagno di chi distribuisce.

Resta però la denuncia di chi alleva: il prezzo ricevuto è giudicato insufficiente rispetto ai costi sostenuti. Nei presidi vengono segnalati prezzi del gasolio agricolo superiori a 1,60 euro al litro, con indicazioni che arrivano fino a circa 1,70 euro. Sono le cifre riferite dagli agricoltori, sulle quali chiedono risposte.

Dal grano al pane, quanto pesa ogni passaggio

Lo stesso confronto viene proposto per il grano, che i manifestanti indicano intorno ai 20 centesimi al chilo, e per il pane, che può arrivare a tre euro. Anche in questo caso, il prodotto cambia: il cereale deve essere trasformato in farina e poi lavorato e cotto, sostenendo costi di energia, personale e distribuzione. Per l’olio, gli agricoltori segnalano compensi alla produzione intorno ai quattro euro al litro. Anche qui, per confrontare correttamente il prezzo con quello di una bottiglia sugli scaffali, servono informazioni su qualità, origine, confezionamento e condizioni di vendita. La protesta pone comunque una questione concreta: quanto resta a chi produce, una volta pagate le spese? Per ricostruire il divario servono fatture, prezzi confrontabili e costi documentati lungo tutta la filiera. Le testimonianze raccolte nei presidi indicano da dove cominciare.

Le rinunce arrivano anche fuori dal supermercato

Il bilancio delle famiglie non si esaurisce nella spesa alimentare. A Cosenza c’è chi racconta di aver ridotto l’uso dell’auto e chi segnala un aumento del costo dell’abbonamento ai trasporti. A Lamezia, una testimonianza descrive la rinuncia alla gita domenicale con la famiglia, diventata una spesa difficile da sostenere. Anche alcuni venditori spiegano di aver mantenuto, per molti prodotti, i prezzi della stagione precedente, pur affrontando costi più alti. Il margine si restringe, mentre i clienti riducono gli acquisti. Il caro vita si misura così: nelle quantità che diminuiscono, negli spostamenti rimandati, nei prodotti lasciati sul banco. Ogni rinuncia consente di risparmiare qualcosa, ma riduce anche gli incassi delle attività del territorio.

A San Marco Argentano la protesta incontra le famiglie

Intanto al presidio di San Marco Argentano sono arrivati studenti, cittadini e amministratori della Valle dell’Esaro. Una solidarietà che lega il futuro delle aziende agricole a quello delle comunità in cui lavorano. Gli agricoltori chiedono compensi sostenibili e interventi sui costi. Le famiglie cercano di difendere il proprio potere d’acquisto. Nei mercati, come nei presidi, le testimonianze descrivono quanto sia diventato difficile continuare con le stesse entrate.

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