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14 Marzo 2026
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Negozi vuoti, desertificazione del centro e accordi improbabili a Catanzaro: quando la politica prova a sostituirsi al mercato

La crisi del commercio non si risolve con tavoli e “canoni calmierati”. Le città tornano vive solo quando si rimuovono ostacoli fiscali, urbanistici e burocratici all’iniziativa privata

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*di Sandro Scoppa

A Catanzaro il problema dei negozi vuoti e della progressiva desertificazione commerciale è ormai sotto gli occhi di tutti. Nel tentativo di affrontare la questione, l’amministrazione comunale ha convocato un tavolo con alcune organizzazioni di proprietari immobiliari e di inquilini commerciali per discutere di un possibile accordo territoriale che favorisca canoni agevolati per le attività economiche nel centro cittadino, in particolare lungo Corso Mazzini.

La lettura semplicistica

L’iniziativa, presentata come un tentativo di rilanciare il commercio urbano, si fonda sull’idea, davvero singolare, che la riduzione dei canoni possa incentivare nuove aperture. Tuttavia proprio questa premessa rivela il limite principale dell’intervento: la convinzione che la crisi del commercio dipenda principalmente dal livello degli affitti. È una lettura semplicistica che ignora cause ben più profonde. La desertificazione commerciale è il risultato di trasformazioni economiche e sociali molto più ampie: cambiamenti nelle abitudini di consumo, espansione del commercio elettronico, spostamento dei flussi verso i centri commerciali, riduzione della popolazione nei centri storici, carico fiscale e burocratico sulle imprese. In questo contesto, immaginare che il problema possa essere risolto intervenendo sui canoni rischia di essere un’illusione. Non a caso, all’incontro convocato dal Comune non ha partecipato Confedilizia Catanzaro, che pure rappresenta storicamente e in modo significativo la proprietà immobiliare sia a livello nazionale sia sul territorio. L’associazione ha infatti declinato l’invito, scelta che appare tutt’altro che marginale se si considera il ruolo che essa svolge da decenni nella rappresentanza dei proprietari.

Le richieste mai accolte

La distanza nasce anche da un equivoco di fondo. Si parla di “agevolazioni fiscali” che il Comune potrebbe concedere per favorire canoni più bassi. In realtà tali strumenti non esistono o sono estremamente limitati. I margini di intervento fiscale dei Comuni sono infatti molto ristretti e non consentono politiche realmente incisive sugli affitti commerciali. La dimostrazione è sotto gli occhi di tutti. Nel settore abitativo, dove esiste il sistema dei canoni concordati, molte amministrazioni comunali italiane hanno previsto nel tempo ulteriori riduzioni fiscali locali per incentivare l’utilizzo di questo strumento. Confedilizia Catanzaro lo ha chiesto più volte anche al Comune di Catanzaro. Ma tali richieste non hanno mai trovato accoglimento. L’unica vera agevolazione esistente è quella prevista dalla legge dello Stato: la riduzione del 25% dell’IMU sugli immobili locati con contratto a canone concordato, introdotta dalla normativa nazionale. Una misura che non dipende affatto dalle scelte dei singoli Comuni. È quindi difficile immaginare che oggi l’amministrazione comunale possa improvvisamente mettere in campo strumenti fiscali significativi per il mercato commerciale. La realtà è che tali leve non sono nella sua disponibilità.

Il ruolo che può svolgere il Comune

Ma il problema è ancora più profondo. Anche se tali strumenti esistessero, non sarebbe comunque questo il modo più efficace per affrontare la desertificazione urbana. Il mercato immobiliare commerciale non può essere guidato da accordi istituzionali o da tentativi di orientare i prezzi dall’alto. I prezzi nascono dall’incontro tra domanda e offerta e riflettono la vitalità economica di un luogo. Un negozio apre dove esistono clienti, flussi di persone, accessibilità, servizi e condizioni favorevoli all’impresa. Se un centro storico perde residenti, funzioni urbane e attrattività economica, nessuna politica sui canoni potrà invertire il processo. Il ruolo che un Comune può davvero svolgere è un altro, e riguarda principalmente le politiche urbanistiche ed edilizie. Può rendere più semplice recuperare immobili inutilizzati, ridurre vincoli burocratici, favorire il cambio di destinazione d’uso, semplificare le procedure di ristrutturazione, migliorare l’accessibilità e i servizi urbani. Può cioè creare le condizioni perché investire torni a essere conveniente.

Rimuovere gli ostacoli

Quando invece la politica tenta di intervenire direttamente sui prezzi o di costruire accordi per orientare il mercato, spesso finisce per scoraggiare proprio quei proprietari e quegli imprenditori che dovrebbero essere i protagonisti della rinascita urbana. Le città non tornano vive grazie ai tavoli istituzionali. Tornano vive quando si rimuovono gli ostacoli che impediscono alle persone di investire, lavorare e abitare. Ed è probabilmente per questa ragione che chi rappresenta storicamente la proprietà immobiliare ha preferito non partecipare a un’iniziativa che rischia di spostare il problema senza affrontarne le cause reali.

* presidente Confedilizia Catanzaro e Calabria

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