Il Ponte sullo Stretto di Messina non figura tra le infrastrutture richiamate nell’allegato indicativo del mandato negoziale approvato dal Consiglio dell’Unione europea per il nuovo Connecting Europe Facility (CEF III), il programma destinato a sostenere gli investimenti nelle reti strategiche europee dei trasporti e dell’energia nel periodo 2028-2034.
Nel documento trovano invece spazio numerosi collegamenti considerati prioritari per lo sviluppo della rete TEN-T, tra cui la Lione-Torino, il Tunnel ferroviario del Brennero lungo l’asse Monaco-Innsbruck-Verona, la direttrice Venezia-Trieste-Koper-Lubiana e i corridoi Marsiglia-Nizza-Genova e Chiasso-Milano-Novara-Genova.
Tra queste opere non compare il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, nonostante il Governo italiano lo consideri uno degli interventi strategici del corridoio Scandinavo-Mediterraneo.
Il significato politico dell’assenza
La mancata presenza del progetto nell’allegato approvato dal Consiglio ha inevitabilmente assunto anche una dimensione politica. Pur trattandosi di un elenco privo di valore vincolante, l’assenza del Ponte è destinata ad alimentare il confronto sul livello di priorità che le istituzioni europee attribuiscono all’opera.
Il dossier resta infatti al centro delle interlocuzioni tra Roma e Bruxelles, con la Commissione europea ancora impegnata nell’esame della documentazione trasmessa dall’Italia sui profili ambientali e sugli aspetti contrattuali ancora oggetto di approfondimento.
L’esclusione non impedisce l’accesso ai fondi europei
Sul piano normativo, l’assenza dall’allegato non equivale automaticamente a un’esclusione dai futuri finanziamenti.
Il regolamento precisa infatti che l’elenco delle opere ha carattere esclusivamente indicativo e che anche i progetti non richiamati potranno concorrere alle risorse del CEF, purché rispettino tutti i requisiti previsti dai futuri bandi.
Nel testo approvato dal Consiglio compare inoltre un riferimento alla necessità di considerare, nella valutazione della dimensione transfrontaliera dei progetti, le particolari condizioni geografiche degli Stati membri, con un esplicito richiamo ai territori insulari. Pur senza citare direttamente il Ponte sullo Stretto, il principio potrebbe assumere rilievo nelle successive fasi di valutazione.
Il percorso legislativo europeo, inoltre, non è ancora concluso. Il documento approvato rappresenta infatti il mandato negoziale del Consiglio per il confronto con il Parlamento europeo, mentre il quadro finanziario definitivo sarà definito nell’ambito del negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034.
Il precedente della restituzione dei fondi CEF
Sul rapporto tra il progetto e i finanziamenti europei pesa anche un precedente emerso nelle scorse settimane.
Dal bilancio della Stretto di Messina Spa risulta infatti la restituzione a CINEA, l’agenzia esecutiva della Commissione europea che gestisce il programma CEF, dell’anticipo di 12,375 milioni di euro erogato per la progettazione esecutiva della componente ferroviaria dell’opera.
La restituzione è collegata alla risoluzione anticipata del Grant Agreement, determinata dal mancato rispetto delle scadenze previste a seguito dello slittamento dell’iter autorizzativo.
L’amministratore delegato Pietro Ciucci, nelle dichiarazioni rese dalla società in occasione della pubblicazione del bilancio, ha sostenuto che si tratta di una restituzione temporanea e che la chiusura dell’accordo consentirà alla società di partecipare ai futuri bandi europei.
Il dibattito politico resta aperto
Il tema continua ad alimentare il confronto politico. Nel corso di un intervento pubblico ieri a Catania, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ribadito il proprio sostegno all’infrastruttura, definendola un’opera attesa da generazioni e respingendo la lettura secondo cui il Ponte sarebbe diventato esclusivamente un terreno di scontro ideologico.
Di segno opposto le valutazioni espresse dagli oppositori dell’opera, secondo i quali sia l’esclusione dall’allegato del nuovo CEF sia il precedente della restituzione del contributo europeo dimostrerebbero che il progetto non avrebbe ancora raggiunto un livello di maturità sufficiente sotto il profilo tecnico e autorizzativo. Le critiche fanno inoltre riferimento alle valutazioni ambientali relative alle aree della rete Natura 2000, sostenendo che tali aspetti continuino a rappresentare un elemento di attenzione nel confronto con le istituzioni europee.
La replica ufficiale della Stretto di Messina Spa
Con una nota diffusa successivamente, Stretto di Messina Spa ha contestato l’interpretazione secondo cui l’assenza dall’allegato del Consiglio rappresenterebbe un ridimensionamento del ruolo dell’opera.
La società afferma che il Ponte sullo Stretto “è e resta una delle principali infrastrutture europee incluse tra gli interventi prioritari del nuovo Piano di Lavoro del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo”, documento che, secondo quanto precisato, sarà finalizzato nel 2026.
Nella stessa comunicazione la società sostiene che la Commissione europea abbia riconosciuto il valore dell’infrastruttura rispetto agli obiettivi dei corridoi TEN-T, richiamando gli effetti attesi in termini di coesione territoriale, efficienza, sostenibilità, benefici per gli utenti, riduzione dei tempi di percorrenza, delle emissioni e dell’impatto acustico, oltre al miglioramento dell’accessibilità di Calabria e Sicilia.
La società aggiunge inoltre che l’allegato richiamato fa riferimento alla proposta di regolamento della Commissione del 16 luglio 2025, contenente un elenco indicativo di progetti transfrontalieri, osservando che infrastrutture strategiche sviluppate interamente all’interno di un singolo Stato membro, come il Ponte sullo Stretto, non rientrerebbero per loro natura in quella specifica elencazione.
L’iter europeo prosegue
Alla luce dell’attuale quadro normativo, il progetto del Ponte sullo Stretto non compare tra le infrastrutture richiamate nell’allegato indicativo del mandato negoziale del Consiglio relativo al CEF III, ma questa circostanza non determina, di per sé, l’impossibilità di accedere ai futuri finanziamenti europei. L’esito definitivo dipenderà dall’approvazione del regolamento, dalle decisioni sul bilancio pluriennale dell’Unione europea e dall’eventuale partecipazione dell’opera ai successivi bandi previsti dal programma.











