La 36ª edizione dell’indagine “Qualità della Vita” del Sole 24 Ore, pubblicata oggi, restituisce per l’ennesima volta un Paese inclinato: in alto c’è il Nord, in basso il Sud che scivola senza riuscire a frenare. La provincia di Trento torna in cima alla graduatoria, già forte di altri primati come l’Indice di Sportività 2025 e l’Ecosistema Urbano. Un podio interamente alpino: al secondo posto Bolzano, al terzo Udine. In fondo alla colonna, come dodici mesi fa, c’è Reggio Calabria, che chiude una coda composta interamente da province meridionali: le ultime 24 posizioni appartengono tutte al Mezzogiorno.
Calabria, il solito tonfo: la regione conferma i suoi limiti strutturali
Per la Calabria, i risultati si ripetono con desolante regolarità. Nella migliore delle ipotesi diventano argomento di brevi battute politiche o di contestazioni agli indicatori. I numeri, però, sono difficili da aggirare. La “migliore” delle province calabresi è Catanzaro, ferma al 92° posto. Seguono Cosenza al 100°, Vibo Valentia al 102°, Crotone al 105° e infine Reggio Calabria, nuovamente ultima.
Reggio Calabria, la città divisa tra bellezza e vuoti irrisolti
Il Sole 24 Ore ha dedicato a Reggio Calabria un approfondimento specifico, descrivendo un territorio che alterna scorci di rara bellezza – il “salotto” sullo Stretto con vista sull’Etna – a periferie degradate, strade dissestate e una quotidianità segnata da incuria e mezzi obsoleti. La fotografia riguarda l’intera provincia, un mosaico di aree molto diverse: la Locride ionica, la Piana di Gioia Tauro affacciata al Tirreno e l’Aspromonte che le divide e allo stesso tempo le unisce a Reggio. La posizione 107, ovvero l’ultima della classifica, è la somma di tre ultimi posti nelle categorie “Affari e lavoro”, “Ambiente e servizi” e del 101° posto in “Ricchezza e consumi”.
“Un territorio a basso reddito”: i dati ufficiali che spiegano il crollo
Il Sole 24 Ore osserva: “Un territorio a basso reddito in cui le famiglie con Isee sotto i settemila euro sono il 40,6% del totale, il reddito medio pro capite supera di poco i 15 mila euro, più basso della pensione di vecchiaia (21 mila euro), mentre l’inflazione (2%) è il doppio di quella nazionale”. Il quotidiano spiega inoltre che Reggio Calabria si colloca stabilmente nelle retrovie della categoria “Affari e lavoro” e registra un saldo migratorio drammatico: –2,5 ogni mille abitanti, penultima in Italia.
Il fenomeno riguarda anche gli anziani: “Emigrano anche i pensionati che vanno al Nord a raggiungere i figli, emigrati in precedenza, per fare da baby sitter ai nipoti e cercare una sanità più efficiente”. La provincia è infatti al 102° posto per emigrazione ospedaliera, segno di un sistema sanitario che non riesce a trattenere neppure i suoi cittadini più fragili.
Vibo, Crotone, Cosenza: l’arretratezza misurata dagli indicatori
I numeri continuano a descrivere un quadro severo. Vibo Valentia registra il reddito da lavoro dipendente più basso d’Italia (13.300 euro contro i 34.300 di Milano) e tempi della giustizia civile superiori ai mille giorni, contro i 121 di Gorizia. A Crotone l’offerta culturale risulta quasi simbolica: appena 5 spettacoli ogni mille abitanti, contro i 103 di Pescara. È anche ultima per qualità della vita delle donne e per mortalità evitabile. Cosenza chiude la classifica nazionale per quota di export sul Pil e si colloca nelle retrovie anche per emigrazione ospedaliera (103° posto). Gli indicatori dedicati ad anziani e bambini mostrano un quadro altrettanto difficile: pessima la qualità della vita per gli over 65 a Vibo e Reggio, mentre Crotone è terz’ultima per quella dei minori.
La fotografia del Paese: 90 indicatori, un divario che non muta
L’indagine del Sole 24 Ore utilizza 90 indicatori suddivisi in sei aree: ricchezza, lavoro, ambiente e servizi, demografia e salute, giustizia e sicurezza, cultura e tempo libero. Tra i primi dieci posti compaiono territori di dimensioni molto diverse: Bologna (4ª), Milano (8ª), ma anche province come Bergamo (5ª), Treviso (6ª), Verona (7ª), Padova (9ª) e Parma (10ª). Le città metropolitane migliorano complessivamente rispetto al 2024. Roma registra la risalita più evidente (+13 posizioni, ora 46ª), seguita da Genova (+11). Milano risale all’8° posto, Bologna resta in top ten, Torino avanza al 57° posto.Nel Mezzogiorno, la prima città metropolitana è Cagliari (39ª). Seguono Bari, Messina, Catania, Palermo, Napoli e infine Reggio Calabria, ultima per il secondo anno consecutivo.Il solco tra le due Italie resta profondo: nonostante i punti di forza demografici, il clima, il costo della vita più basso e gli investimenti – inclusi i fondi del Pnrr – le ultime 22 posizioni continuano a essere occupate esclusivamente da province meridionali.








